Requiem per il liceo classico. A Piombino (e non solo).

Insomma, pare che a questo punto l’encefalogramma del paziente (l’indirizzo classico dell’ISIS Carducci Volta Pacinotti di Piombino) sia definitivamente piatto. Le iscrizioni non sono state sufficienti (solo 15 ragazzi) e quindi la IV Ginnasio per l’a.s. 2013-2014 non è stata concessa. L’ultima classe presente nell’indirizzo, la terza, è ormai in dirittura d’arrivo. Dopo una lunga e gloriosa storia, il liceo classico piombinese chiude i battenti, strangolato dai tagli, dalla crisi e, se vogliamo, anche da una certa incuria.

Una classe di 15 alunni, evidentemente, viene ritenuta un investimento non produttivo.  E’ morto il classico, ma in compenso abbiamo il liceo delle scienze umane, il liceo linguistico, il liceo scientifico tradizionale, il liceo scientifico opzione scienze applicate. La iscrizioni reggono, anzi, aumentano. Magari, in un futuro più o meno prossimo, ci toccherà, chissà, l’artistico. O il liceo sportivo. Tutto bene, dunque? Mah

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La cultura non vale un c****: ovvero la rivincita degli idraulici.

Mi si scusi il francesismo del titolo, appena attenuato dall’uso degli asterischi. Vi ricordate la vecchia frase di Tremonti “con la cultura non si mangia?” Le polemiche furono molte ma, se esaminiamo la realtà dei fatti, Tremonti aveva ragione. La svalutazione sistematica del lavoro intellettuale, in un contesto che monetizza tutto, conduce a questa amara conclusione: anche se ci sciacquiamo la bocca con l’idea meravigliosa di vivere nella “società della conoscenza“, in realtà, almeno in Italia, il sapere conta poco e, soprattutto, raramente ti consente di vivere dignitosamente (al massimo puoi sopravvivere), se non hai alle spalle beni di famiglia consistenti e sicuri.

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Non ci fidiamo più (questione di logica)

Interrompo il mio operoso silenzio (sto studiando, sto riflettendo, e non ho tempo da perdere), per una pacata considerazione a commento degli ultimi eventi politici che hanno interessato gli Italiani in queste ultime settimane, fino alla diffusione odierna della lista dei ministri da parte del presidente incaricato Enrico Letta.

La presenza nella compagine governativa di alcuni personaggi prestigiosi e, presumibilmente, competenti, non controbilancia affatto i vizi d’origine del tentativo targato Napolitano/Letta: tentativo che, alla fine, non è altro che un compromesso al ribasso (quindi non una “nobile mediazione”, come da più parti si sta tentando di sdoganarlo).

Sono vent’anni che  da un lato si agita a fini propagandistici l’immagine di un Berlusconi corrotto e corruttore, vera anomalia della democrazia, e dall’altro lo si rincorre sul suo terreno, ovvero ci si accorda con lui e i suoi per conservare e spartire posizioni di potere e di privilegio. E’ un vecchio trucco, che non ha nulla a che fare con il vantato “superamento” di “steccati ideologici” e bla bla. In ogni caso, quello che emerge non è l’assenza di ideologiama la mancanza di idee, ovvero di una visione, una cornice generale che aiuti a interpretare e a risolvere i problemi concreti che in questa fase complicatissima noi tutti, persone comuni,  ci troviamo ad affrontare. E, si badi bene, le idee mancano da una parte come dall’altra. Magari ci fosse un maturo e responsabile fronte conservatore che si contrappone ad una forza consapevolmente progressista (notare che non uso volutamente le parole “destra” e “sinistra”, visto che va molto di moda il luogo comune “destra e sinistra sono concetti superati”). Purtroppo non mi pare che la nostra classe dirigente, da qualunque parte sieda in Parlamento, brilli per preparazione, competenza e slancio ideale (lo ribadisco,  ”ideale”, non “ideologico”).

In ogni caso la mia logica è elementare. Se Berlusconi è una carogna impresentabile che ha condotto l’Italia al discredito internazionale e al declino economico, non è possibile fare accordi con lui. Se questi accordi, comunque, si fanno, o Berlusconi non è una carogna (ed è davvero una povera vittima perseguitata), oppure l’onestà, il rigore, il disinteresse, il senso di responsabilità non sono valori prioritari ma quello che conta è solo la spartizione del potere.

Ognuno decida quale sia l’alternativa che più si avvicina alla realtà.