Addio a Monti … sì, no, chissà

Impressioni veloci dopo la conferenza stampa di Monti che ho seguito tenendo d’occhio parallelamente i commenti su Twitter, hashtag #totomonti.

Stile comunicativo. Apparente understatement molto “british style”, schiaffoni in guanto di velluto a Berlusconi (ma è come se Berlusconi se li tirasse da solo, visto il livello delle sue ultime esternazioni, quindi l’operazione per il premier uscente è facile). Attenzione, è un’operazione retorica piuttosto scontata, che si basa sull’antitesi: mi presento, soprattutto dal punto di vista comunicativo, come l’Antiberluska, e raccolgo una volta di più i frutti di questa riscoperta sobrietà di toni e stile. Commento mio: va bene, ok, ma personalmente, come elettrice voglio vedere quali contenuti ci sono dentro la bella confezione. Basandomi sui fatti e non sulla loro interpretazione, posso dire che Monti, pseudotecnico in realtà molto molto “politico”, non corrisponde per niente a quelli che sono le mie attese.

Non esistono più destra e sinistra, bisogna guardare avanti, guai ai conservatorismi di qualunque natura, i tempi sono cambiati, ideologie una volta generose e nobili ora sono controproducenti… ovvero la solita pappina nuovista che ci viene propinata da vent’anni e più a questa parte, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi, in Italia, in Europa, nel mondo. Legittimo crederci, per carità, legittimo, a questo punto, avere più di un dubbio, e interpretare questo genere di slogan come slogan,  ancora una volta molto meno neutrali e molto più ideologici di quanto non appaia a prima vista.

Mi candido, non mi candido, sì, no, chissà. Se ho capito bene, Monti non presta a nessuno il suo nome e la sua “agenda” a scatola chiusa. Sta a vedere come vanno le cose, aspetta che qualcuno lo chiami, per rispondere sì solo e soltanto se le sue tesi e la sua “road map” saranno sposate per intero. Mi chiedo se sia indizio di serietà, per qualsivoglia forza politica degna di questo nome, piegarsi al ricatto di qualcuno che si autonomina, di fatto, “salvatore della Patria”. Non mi pare, a occhio, una proposta così democratica, nelle forme e nei metodi. Ma la colpa, in ultima analisi, non è di Monti, ma della degenerazione delle nostre oligarchie dirigenti (e non uso a caso la parola “oligarchia”), incapaci di esprimere una proposta alternativa seria e credibile alle scelte che sono state fatte nell’ultimo anno e alla filosofia che le ha ispirate.

Concludo. Monti è, di fatto, per una forza che voglia riferirsi ad un’idea moderata e non populista di destra, l’alternativa giusta (o fose solo quella, al momento, più praticabile) all’ormai patetico e screditato Berlusconi. Credo sia per questo motivo che, coerentemente, i suoi strali più velenosi si sono indirizzati al suo predecessore: perché Monti aspira, di fatto, ad essere l’artefice di quella “rivoluzione liberale” della quale Silvio ciancia da sempre e che, a suo tempo, ha rappresentato il motivo per il quale molti Italiani avevano creduto alle sue mirabolanti promesse. Monti si rivolge a questo elettorato deluso e tradito dalla decadenza politica e morale del Cavaliere, e quindi non a me o a quelli come me, che in Berlusconi non hanno mai creduto, né molto né poco né così così.

Sulla base di questa considerazione potrei, forse, rispettarlo come avversario, ma visto che il mio ideale politico ha un diverso orizzonte e credo che le differenze ci siano, le sue parole, le sue proposte, ovviamente, non mi convincono e in una corretta competizione elettorale non le premierei con il mio voto. Vorrei sapere, a questo punto, se il 24 febbraio troverò sulla scheda il nome di una forza politica che possa rispondere in modo convincente a questa mia elementare esigenza di differenza e di chiarezza ideale: in caso contrario l’alternativa per me resta solo l’astensione, perché non ho più intenzione, sia chiaro, di votare qualcuno turandomi il naso. Il fetore è troppo forte. 

P.S.  Una considerazione accademica
Vorrei ricordare che il “pofessor” Monti non mette piede in un’aula universitaria da diversi anni e che il suo spessore scientifico pare piuttosto insoddisfacente: il prof. Mario Monti ha al suo attivo ben 13 pubblicazioni, avendo ricevuto un totale di una, dicansi una, citazione. La maggior parte dei Suoi lavori é stata pubblicata su «Il Giornale degli Economisti e Annali di Economia», che non sono mai stati citati nemmeno una volta proprio da nessuno. (Fonte Giuseppe Sandro Mela su “Rischio calcolato”). Aspetto smentite, perché questa è proprio carina: se fosse vero, mi chiedo come Monti abbia vinto il concorso a cattedra e, successivamente, sia diventato Rettore … così, per curiosità, con tutto questo chiacchierare sulla meritocrazia, capirete che è legittimo farsi qualche domanda)

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