Brexit, la democrazia e il potere dei senza potere

Ma quanto saranno brutti, sporchi, cattivi, vecchi, ignoranti e poveri quegli inglesi che, in maggioranza, hanno votato per la Brexit! E quanti commentatori intelligenti, acuti, illuminati e debitamente indignati hanno popolato in queste ore le strade del social network, deprecando i risultati del referendum britannico e levando alti lai sul cupo destino  riservato all’Europa per colpa di questa improvvida scelta? Perché lo sappiamo. La democrazia va bene solo quando il voto del popolaccio ignorante ci dà ragione. Ma se le cose vanno storte,  forse dovremmo ripensarla, dati i risultati, togliendo il diritto di voto nell’ordine a:

  1. i vecchi;
  2. i poveri;
  3. gli ignoranti
  4. e comunque a tutti quelli che non la pensano come noi. 

Eppure il buon senso suggerirebbe altre considerazioni, altre domande. O forse una sola, senza pretese: perché i poveri, i vecchi, gli ignoranti (ammesso che siano stati solo loro) hanno votato così? Perché l’Europa,  quella che sarebbe dovuta essere  una straordinaria opportunità in termini di benessere, pace, prosperità,  si è trasformata agli occhi di molti (e non solo in Gran Bretagna) in un’avversaria occhiuta ed estranea, portatrice di interessi che sembrano avvantaggiare solo una minoranza di privilegiati?

Guardiamoci in casa: l’operaio cassaintegrato, il pensionato al minimo, il borghese piccolo piccolo che si sente mancare il terreno sotto i piedi, la cinquantenne appassita che ha perso il lavoro e non sa dove sbattere la testa, il giovane disoccupato uscito da una scuola a pezzi e un’università allo sbando, quali effettivi vantaggi hanno ottenuto da questa Europa? Quali luminose prospettive? Quale ottimismo possono mai nutrire, stritolati nel meccanismo darwiniano della competizione sociale, del tutti contro tutti per un posto al sole, se va bene oggi sì, domani chissà, c’è qualcuno già pronto a scavarti il terreno sotto i piedi e  rottamarti, e si fa sempre in tempo a scivolare giù giù, nella cosiddetta scala sociale che troppo spesso si trasforma in una piattaforma inclinata che ti fa precipitare a rotta di collo fra gli invisibili, i perdenti, i disperati? Se domani la scelta fra lasciare o restare venisse proposta in Italia, siamo sicuri che l’esito sarebbe così diverso? Certo che no: e infatti l’effetto domino spaventa. Come non capire che il sonoro «vaffa» all’Europa che proviene dalle urne inglesi è, fra le altre cose, un tentativo, sia pure goffo e controproducente, di far sentire una voce, quella della gente comune alle prese con il difficile compito di far quadrare il bilancio familiare, troppo spesso inascoltata?

Ho sempre creduto nell’Europa (ma l’Europa in cui mi trovo a vivere non è l’Europa in cui ho fede), ho sempre creduto nella democrazia. Ma l’arroganza che leggo nei commenti di molti, questo disprezzo, questa incapacità di capire, questa superficialità di approccio, mi spaventano: e tanto più mi spaventano quando li vedo esibiti e condivisi da gente che si vanta di essere illuminata, progressista e di sinistra.  Se l’esito del voto inglese è frutto di una propaganda becera e populista che ha cavalcato il disagio (reale)  e le difficoltà (reali) di molti,  non lo si combatte certo facendo finta che quel disagio, quelle difficoltà non esistano e invocando, addirittura, limitazioni al diritto di espressione o di voto. Credo che chi lo fa, della democrazia abbia capito ben poco: tanto più se questo perbenismo da quattro soldi di  privilegiati con la pancia piena viene esibito in quella palestra di chiacchiera pseudodemocratica che si chiama Facebook.

Approfondimenti:

Political Elites’ Program of Austerity Set the Stage for Brexit

After the Brexit Shock: Understanding and Generosity

 

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