Interstellar è un’americanata. Ma io mi sono commossa ( e qui vi spiego perché).

Va bene, è vero. Dal punto di vista dell’accuratezza scientifica, Interstellar fa acqua. Anche sulla verosimiglianza e sulla coerenza della sceneggiatura ci sarebbe da ridire ( Attivissimo  lo fa in modo ineccepibile). E come film di fantascienza, di “quel” tipo di fantascienza speculativa che ti mette davanti alle grandi domande, ovviamente 2001 Odissea nello Spazio resta insuperabile. Io non sono un’esperta di sci fi, ma tutto questo lo capisco benissimo.

Però.

Qualche anno fa, leggendo non so quale profezia apocalittica su quello che sarebbe potuto accadere fra quarant’anni o giù di lì, fui colta di botto da un pensiero terrificante. Naturalmente una lo sa che, quando i suoi figli saranno vecchi, lei sarà orami polvere alla polvere. Ma in quel preciso momento, e ancora non so per quale motivo, e senza preavviso, io sentii in tutta la sua spaventosa verità quella che avevo sempre considerato come una possibilità astratta, un evento così remoto da non meritare attenzione: avrei perso Annalivia e Francesco, e loro avrebbero perso me, e le nostre vite, ora così intrecciate, si sarebbero smarrite a vicenda, io sprofondata chissà dove e loro a combattere battaglie per le quali non li avrei potuti aiutare. Mi sembrò di essere risucchiata via come da un gorgo, in una sensazione di puro panico: incredula e terrorizzata.

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