Fra i miei amici facebook, c’è Babbo Natale: ma sarà lui o un fake?

identitàovvero considerazioni sparse a uso e consumo di niubbi e utonti (detto con affetto, si intende, perché ognuno di noi, in fondo, è un niubbo/utonto, vista la velocità con cui la Rete si trasforma). 

La mia esperienza intensiva della Rete è cominciata, nel 2003, sotto pseudonimo (o nick). Resistentissima Floria: ancora oggi qualcuno pensa che sia il mio vero nome. In ogni caso, non sono riuscita a mantenere il mio anonimato a lungo. Dopo poco tempo, infatti, l’ingombrante Lorenza si è fatta strada a spallate: figurarsi se, narcisista com’è, poteva lasciare il palcoscenico, ancorché virtuale, a qualcun altro.

In ogni caso mi sono portata il nick dietro su diverse piattaforme (su twitter, per esempio, e non solo), come omaggio alle mie passate velleità di anonimato. Non su facebook, comunque, dove mi sono regolarmente iscritta con nome e cognome veri. Ho fatto bene, ho fatto male? In realtà si tratta di decidere in che modo vogliamo negoziare la nostra presenza in rete: e, soprattutto, della consapevolezza che abbiamo nel gestire la costruzione della nostra identità connessa.

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A proposito dell’ultimo caso di cronaca che sta dividendo l’opinione pubblica della mia città, Piombino …

latte_in_polvere… ovvero la cosiddetta “Retata dei Pediatri” che ha coinvolto anche un noto professionista piombinese.  Il caso sta suscitando reazioni vivacissime sul social network, non di rado al limite della violenza verbale. Evidentemente la gente si sente toccata nel profondo: si parla di bambini, si parla di maternità, si parla di fiducia tradita, si parla di salute. I commenti si sprecano. I toni si esasperano.

Sia detto subito: non parlerò del caso specifico se non nella parte introduttiva del post, visto che il mio ragionamento mira ad altro. Quindi, se vi aspettate l’ennesimo esternazione pro o contro i medici, pro o contro l’allattamento artificiale, pro o contro la stampa, smettete subito i leggere e andate altrove.

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I boccaloni del web

Chiedo scusa preventivamente se qualcuno potrà sentirsi offeso da quanto sto per scrivere. Premessa doverosa: in ognuno di noi alberga una certa dose di ingenuità, e la Rete è insidiosa. Quindi è capitato a tutti, prima o poi, di credere a qualche bufala o simili. Consideriamo con indulgenza il Calandrino che talvolta ci possiede. Ma cerchiamo, comunque, di tenerlo a bada.

Facciamola breve. Mi sono sempre chiesta: “ma chi sono gli stupidi che abboccano ai messaggi ammicanti di giovani esotiche su facebook? Quelli del tipo: “Hi, tuo profilo bello, tu simpatico contatta me in privato,  mia mail è …” Insomma, ci siamo capiti.  Il meccanismo si chiama “scam“, è piuttosto antico e ha diverse varianti, da quelle in versione catena di montaggio a tentativi più artigianali.

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Strategia di sopravvivenza a Facebook

Io sono una persona molto, molto pigra. E, diciamola tutta, durante il giorno ho spesso di meglio da fare che organizzare, implementare, aggiornare ripulire i miei vari account social (facebook, twitter etc etc): spesso mi ritrovo occupata in cose più serie tipo “costruir su macerie e mantenermi viva”, tanto per citare.  Il punto è che alla fine, proprio come in una casa dove non si fanno giornalmente le pulizie (e si continuano ad accumulare oggetti e disordine), la situazione diventa ingestibile e la tentazione di azzerare tutto è irresistibile. Qualche giorno fa, lo ammetto, stavo per cancellare l’account. Addio! Pace ritrovata, finalmente. Solo che questa soluzione  sarebbe stato come cercare di fare le pulizie in casa con il lanciafiamme: probabilmente esagerata, via.

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Ricominciare (con il blog).

Questo blogblog ansima, non ce la fa più, sta morendo di consunzione. Ormai trascorsi i bei tempi di Splinder, quando aggiornavo il blog costantemente, una o più volte al giorno, riapro la mia raffinata bacheca di WordPress raramente, giusto per aggiornare qualche plug in. Ma non riesco più a scrivere con continuità. La mia vita online è stata sequestrata da Facebook, inutile girarci attorno.

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Caro Ministro …

Gentile onorevole Carrozza,

più di una volta, da questo blog, mi sono divertita a scrivere  lettere a chi l’ha preceduta sul difficile scranno di Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Lettere “retoriche”, ovviamente, senza speranza di risposta da parte degli illustri destinatari, scritte più che altro per dare voce al mio disagio crescente: il disagio di una persona che nella scuola vive e lavora e che, soprattutto, nella scuola ha creduto e  vuole continuare a credere, nonostante l’ indifferenza ottusa dei vari decisori politici e tecnici, fino al livello più alto.

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