Leggibilità (a proposito di scrittura facile e difficile)

Leggibilità (a proposito di scrittura facile e difficile)
granciporro

immagine di un granciporro

Niente da fare. La mia scrittura è «difficile». E il plugin che, quando pubblico un post, verifica la mia capacità di ottimizzazione SEO, ogni volta mi segnala impietosamente che il livello di leggibilità del mio stile è parecchio carente. Questo pezzo, vi avverto, non farà eccezione: anzi ricercherò scientemente (sic!) un livello di leggibilità assai basso. Alla faccia del plugin.

Qualche giorno fa, mi sono imbattuta in questo post sulla Rivista di Babbel (la piattaforma online per lo studio delle lingue straniere): Bellissime parole italiane dimenticate. Per inciso vorrei notare che il contenuto dell’articolo circola da tempo in Rete, in altri luoghi e forum. E da lì ha preso nuova vita, approdando in altre pagine, nonché, immagino, in innumerevoli bacheche facebook. Insomma il trionfo del copia-incolla.

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Saltare su un carro trainato da una bufala … e farsi male.

Saltare su un carro  trainato da una bufala … e farsi male.
ancora una bufala: basterebbe un po' di consapevolezza

copia-incolla: e la bufala diventa branco

L’ultima bufala –  tormentone via facebook a proposito del malvagio algoritmo recita così (copio-incollo, errori di formattazione e di punteggiatura inclusi,  da uno dei miei contatti che è imprudentemente caduto nel trappolone):

Beh, anch’io sto saltando sul carro che combatte la modifica dell’algoritmo di Facebook, poiche’ ho notato che non vedo più tanti post dei miei contatti .
Ecco come evitare di vedere sempre e solo gli stessi 25 amici :la vostra sezione notizie mostra di recente solo i post delle stesse poche persone, perché facebook adotta un nuovo algoritmo che propone le persone che leggono i vostri post. Tuttavia,volendo scegliere da solo,vi chiedo un favore. Se state leggendo questo messaggio , lasciatemi un commento veloce, un “ciao”, un adesivo, qualsiasi cosa vogliate, così sarete visualizzati nella mia sezione notizie. Altrimenti Facebook sceglie chi farmi vedere, e non gradisco che Zuckerberg lo faccia in mia vece. Voi ?.
Copiate ed incollate questo testo sulla vostra bacheca , in modo da poter godere di più interazione con tutti i tuoi contatti e bypassare il sistema.
Grazie per la dritta da chi ha già copiato e incollato quanto sopra.
Tenete il dito giu ‘ ovunque in questo post e “Copia” salta fuori. Cliccate su “Copia”, poi accedete alla vostra pagina, avviate un nuovo post sulla vostra pagina, poi mettete il dito ovunque nel campo bianco, vi apparira’ “incolla” salta su e cliccateci sopra… et voilà!.

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Corsi e ricorsi. A proposito di attivisti vecchi e nuovi, di generazioni, di giovani e anziani

Corsi e ricorsi. A proposito di attivisti vecchi e nuovi, di generazioni, di giovani e anziani

DylanCorreva l’anno 1963, da poche settimane era stato ucciso Kennedy. Un giovane cantante folk di belle speranze era stato invitato dal Comitato di emergenza sulle libertà civili (Eclc) per ritirare il premio Tom Paine, conferito ogni anno a un paladino della causa. La premiazione si sarebbe tenuta all’Hotel Americana di New York. Nel 1962, per dire, il premio era stato conferito a Bertrand Russell. Ora toccava ad un giovanissimo Bob Dylan (22 anni).

Il quale si presentò sul palco vistosamente ubriaco, e imbastì, traballando, un discorso sconclusionato che infastidì e indignò il pubblico (1400 ospiti paganti, tra cui alcuni veterani della libertà di innumerevoli campagne per la libertà di parola e per la giustizia sociale). Al punto che fu costretto ad andarsene precipitosamente fra i fischi, molti, e pochi, esitanti applausi. Si scusò, in seguito, disse che era stato frainteso, che non si era spiegato bene. Ma la frittata era fatta e si trasformò, in seguito, in uno dei tanti mattoncini che hanno edificato il “mito-Dylan”.

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La cucina di Floria

Visto che più o meno tutti, complici le varie trasmissioni televisive dedicate alle abilità culinarie e all’imperversare di cuochi stellati in ogni canale televisivo, si scoprono insospettabili doti in cucina, fotografano le loro meravigliose creazioni e condividono le immagini su facebook per la soddisfazione e l’invidia dei loro contatti, ho deciso di inaugurare una nuova rubrica: la Cucina di Floria. Sta per iniziare la nuova stagione, il palinsesto presto si popolerà nuovamente di piatti raffinati per la gioia di occhi e palato, sarà bene non perdere l’occasione e sfruttare il trend.

Per questa prima puntata vi propongo due ricette poco impegnative, un primo e un secondo.

Penne scotte al sugo Barilla freddo.

Mettete l’acqua sul fuoco. Dimenticatevela e andate a fare altro. Quando finalmente ve la ricordate, tornate in cucina e verificatene il livello. Si sarà quasi del tutto consumata. Riabboccatela due o tre volte, finché, essendo ormai le due del pomeriggio, i figli affamati non comincino a protestare vivacemente.

Buttate le penne e tornate a fare quello che stavate facendo (scrivere sul blog, cazzeggiare su facebook, guardare Fox Crime …). Ricordatevi delle penne dopo un venticinque minuti circa. Scolatele e conditele abbondantemente con sugo al basilico già pronto Barilla, possibilmente appena tolto dal frigo.

n.b. se in tutto questo andare e venire vi sarete dimenticati di salare l’acqua e le penne saranno, oltreché scotte, completamente sciocche, il risultato sarà ottimale. Tenete conto che ormai si saranno fatte le 15. Meglio uscire alla ricerca del più vicino McDonald.

Arrosto al profumo di bruciato.

Prendete un bel pezzo di vitellone, possibilmente un taglio fra quelli più costosi. Legatelo, conditelo con amore e dedizione (sale pepe aglio rosmarino …), Mettetelo in pentola con un po’ d’olio dopo averlo debitamente adornato di fiocchetti di burro. Rosolatelo da ogni parte, aggiungete mezzo bicchiere di vino, abbassate la fiamma e andate a fare altro, per le successive due ore (minimo): le attività saranno sempre le solite, facebook, blog, letture, televisione, esercizi di scrittura, ascolto di musica …

A un certo punto dalla cucina arriverà uno suono sfrigolante accompagnato da un odore inconfondibile. Correte. Probabilmente troverete il vostro arrosto carbonizzato per metà. Cercate di salvare il salvabile e trascorrete le successive due ore nel tentativo di ripulire la pentola dalle due dita di bruciaticco che si sono formate sul fondo. Eventualmente uscite di fretta e andate al supermercato più vicino ad acquistare il mitico “Pollo alla diavola” di Quattro Salti in Padella. O tre fette di pizza al taglio.

Mi sfugge il senso.

Leggete qui:

“In un cammino difficile, dove tutti i ruoli si devono ridefinire, lo sguardo fisso e sicuro delle performers unito alla loro “debolezza estetica”, lo sguardo che guarda chi guarda, vede chi guarda, si guarda guardato, non rinunciando a niente del femminile, a noi è sembrata una risposta e una partita tensiva che andava giocata”.

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Qualcuno aveva già capito, qualcuno ci aveva avvertito: l’utopia della Rete secondo Leopardi

Sgombriamo il campo da possibili equivoci: questo post è chiaramente provocatorio. Mettere a confronto le Operette Morali (1824 – 1832) di Leopardi e la novissima fede negli effetti taumaturgici sul genere umano della vita “social” condivisa e dissipata in Rete non può essere altro che provocazione.

Tuttavia fa un certo effetto constatare che, dando un’occhiata a quel secolo decimonono che ci pare preistoria (figurarsi, siamo nel XXI secolo da tredici anni e giudichiamo con supponenza, come irrimediabilmente defunte, le vecchie idee e passioni del Novecento, figurarsi cosa dovremmo pensare dell’Ottocento), troviamo  giudizi (ironici) dell’intellettuale forse più lucido che l’Italia abbia mai avuto i quali, opportunamente e strumentalmente (non dico di no …)  decontestualizzati, sembrano critiche attualissime  ai fautori odierni delle magnifiche sorti e progressive in salsa 2.0 (comprendendo anche alcune interessanti implicazioni politiche).

Sarà che forse è solo questione di banale buon senso? Chissà … Intanto, se volete, divertitevi, come mi sono divertita io, a trovare affinità e richiami. Beninteso, le parti in grassetto sono state da me evidenziate.

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