La verità della scuola nelle parole dei docenti. Una testimonianza – verità.

Nel mio post precedente concludevo “Pensiamo. Proponiamo. Condividiamo. Facciamo“.  Ebbene, l’esasperazione dei docenti, davanti agli annunci che si susseguono sugli organi di informazione è tale che qualcosa, finalmente, si sta muovendo, e in modo impetuoso: i docenti pensano, propongono, condividono e fanno. Su Facebook il collega Marco Raspanti ha scritto e condiviso questa lettera aperta, invitandoci a firmare e diffondere. In questo momento le parole di Marco stanno rimbalzando da un capo all’altro del social network. Dopo averle anch’io condivise sulla mia bacheca,  le rilancio qui, nella speranza che qualcuno voglia ascoltare questa testimonianza autentica e sentita: senza pregiudizi, solo con piena disponibilità a comprendere un malessere che sta diventando insostenibile. 

(Ai colleghi: condividete ovunque potete e firmate la lettera di Marco sul suo profilo o sul gruppo facebook “Insegnanti”)

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La pubblicità è l’anima del consenso. A proposito dell’abolizione del “trattenimento in servizio”

Più ci penso, e più l’affermazione che l’abolizione del “trattenimento in servizio” oltre l’età pensionabile libererebbe almeno 15000 posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione mi sembra quantomeno azzardata (ricordo la definizione di età pensionabile: età anagrafica, stabilita obbligatoriamente dalla legge, che dà diritto alla pensione di vecchiaia).

Mi pare che, udite udite, abbia ragione Brunetta (cito da qui):

«In pratica, una norma varata nel 2008 (l’articolo 72, comma 7 del dl n.112) ha modificato i contenuti di una legge che risale a 22 anni fa (la n.503 del 1992) e che prevede appunto il diritto per il dipendente pubblico di rimanere in attività (purché lo voglia) nei due anni successivi al raggiungimento dell’età pensionabile. Nel 2008, però, queste regole sono state ammorbidite e il trattenimento in servizio ha smesso di essere un diritto inscalfibile dell’impiegato statale.
Per rimanere in attività, il dipendente deve infatti presentare un’istanza alla propria amministrazione che potrà accoglierla o meno, “in base a esigenze organizzative e funzionali, in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente e in determinati o specifici ambiti e in funzione dell’efficiente andamento dei servizi”. Detto in parole più semplici, la decisione finale ora spetta all’ente statale competente, che valuta se la permanenza del lavoratore nell’organico è ancora utile o necessaria.
Dopo questi ultimi cambiamenti legislativi, secondo l’ex-ministro Brunetta, già oggi il numero effettivo di trattenimenti in servizio si è ridotto a qualche centinaio all’anno e, dunque, non si capisce in quale arco di tempo il governo Renzi potrà creare migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Inoltre, non va dimenticato che la riforma Madia prevede un regime transitorio per i magistrati e gli uffici giudiziari, dove l’abolizione improvvisa dei trattenimenti in servizio provocherebbe una grossa carenza di organici».

 

Ricapitolando: l’istituto del trattenimento in servizio era già stato pesantemente ridimensionato dal governo Berlusconi. La riforma supposta epocale di Renzi non farebbe che portare a compimento un processo in fase molto avanzata. Tuttavia la si strombazza come cambiamento radicale, facendo leva probabilmente sul fatto che il pubblico tende a fare confusione fra pensione anticipata (che sostituisce l’istituto della pensione di anzianità) e  pensione di vecchiaia. In realtà i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia sono stati già aumentati (per uomini e donne dipendenti pubblici 66 anni e tre mesi fino al dicembre 2015), così come l’anzianità minima per ottenere la pensione anticipata (con relative penalizzazioni per chi sceglie di andare in pensione prima dei 60 anni di età). Senza addentrarmi nella giungla delle norme che regolano il trattamento pensionistico e le ipotesi di ulteriore riforma, mi pare che in questo caso specifico i numeri promessi (15000 nuove assunzioni nella PA) siano abbastanza fantasiosi. Tuttavia, non essendo una specialista, chiedo a chi ne sa più di me se questa mia interpretazione sia corretta (ma quanti sono in definitiva quei dipendenti pubblici che avrebbero voluto rimanere abbarbicati al proprio posto di lavoro per altri due anni dopo il raggiungimento dell’età pensionabile, che comunque è già stata innalzata da tempo? A parte, naturalmente, i magistrati, per i quali comunque si prevede un regime transitorio).

E siccome ho il blog, la predica su Piombino la posso fare anch’io.

E siccome ho il blog, la predica su Piombino la posso fare anch’io.

fabbrica(E siccome ho il blog, la predica su Piombino la posso fare anch’io: sebbene Grillo sicuramente abbia più audience di me).

In realtà questo post non sarà un predicozzo, ma l’espressione dei miei dubbi e  un tentativo di chiarimento, prima di tutto con me stessa. Prendetelo per quello che vale: so bene che molti sanno già tutto e non hanno bisogno di perdere tempo con questo genere di esercizi retorici. Diciamo che mi rivolgo a quanti si sentono confusi e disorientati esattamente come la sottoscritta.

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Piombino non deve chiudere. Cronaca di giorni difficili

Sono giorni difficili per la mia città. Dopo il presidio al Rivellino di operai e studenti, assieme al sindaco Gianni Anselmi, ieri, al Ministero dello Sviluppo Economico è stato consumato l’ennesimo strappo, in un tesissimo incontro che ha visto come protagonisti il sottosegretario Claudio De Vincenti, i rappresentanti sindacali, lo stesso sindaco e il governatore Enrico Rossi.

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Di acciaio, ambiente, strumentalizzazioni

L’articolo di Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink,  pubblicato sul suo blog (ospitato del Fatto Quotidiano) a proposito della manifestazione di ieri a Piombino è stupefacente. Praticamente costruito sul nulla: una polemica pretestuosa e strumentale, dai toni anche piuttosto offensivi nei confronti dei cittadini piombinesi, che vengono descritti come una massa di utili idioti manovrati dalla politica locale per loschi interessi e pronti ad sacrificare la salute loro e dei loro figli sull’altare del lavoro ad ogni costo

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Donne che odiano le donne: perché?

Premessa necessaria. Questo non è un post pro o contro Laura Boldrini. Il punto non è condividere o meno le sue affermazioni sulla presenza massiccia di stereotipi di genere nei media e, in modo particolare, nella pubblicità. (Per inciso: sono convinta che abbia ragione. Anzi, ascoltando nuovamente, e con maggiore attenzione, il suo intervento, ritengo che per certi versi sia stata fin troppo morbida e forse un po’ generica. Ma di questo dirò meglio al termine dell’intervento). E del resto la Rete ha la memoria corta: la polemica, nei termini in cui è stata impostata,  già puzza di stantio. 

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