Di follower, bot, guru e amenità varie

Ho passato un bel pomeriggio stravaccata in posizione strategica davanti al ventilatore leggendo Walter Benjamin. Nei giorni scorsi mi sono dedicata a Max Weber e Jean François Lyotard. Roba leggera, come potete arguire, proprio adatta a queste torride giornate estive. Ma che ci volete fare? Dico e ripeto che bisogna studiare e allora, per coerenza, studio, misurando ad ogni pagina letta l’abisso insondabile della mia ignoranza. Con un certo sconforto, devo ammetterlo.

Nel frattempo, ad ogni angolo della Rete, mi imbatto in folle di sapienti che sembrano, come si dice qui, “nati imparati”. E che, essendo esperti, per vocazione e definizione, non temono di condividere con noialtri poveri mortali la loro indiscussa competenza su qualsiasi tema o argomento. Sparando post a raffica, aggiornamenti di status, link di ogni tipo e natura: tutto molto “social” in verità.  Incapace di reggere il loro ritmo, fra le pagine di Weber e le indispensabili incombenze domestiche, ho ridotto l’attività del blog ai minimi storici, non sentendomi degna di esprimere opinioni sui temi caldi che agitano la variegata platea dei blogger nostrani e dei frequentatori compulsivi dei social network.

Non sono così rock come vorrei, sono, al contrario, piuttosto lenta. E ho bisogno, oggi più di qualche tempo fa, di pensare. Ma dopo che ho pensato e sono arrivata a qualche illuminata conclusione, mi accorgo, invariabilmente, di essere in ritardo e che le questioni cruciali, che possono suscitare un passabile interesse e alzare il numero degli accessi a “Contaminazioni”, ormai al lumicino, sono già cambiate.

Prendete la storia dei falsi follower di Grillo, che sta provocando delle vere convulsioni nell’Internet nostrana (per un riassunto rimando qui, visto che ci sono più o meno tutti i link più interessanti alle varie puntate). Non entro nel merito, anche perché mi interessa poco, ma non posso fare a meno di chiedermi, alla luce di altre analoghe polemiche del passato, se la faccenda sia davvero così fondamentale e meriti questo spreco di energie più o meno intellettuali: accuse, smentite, minacce, prese di distanza, attacchi, difese, fino agli inevitabili strascichi satirici etc etc . Soprattutto considerando il fatto che l’intera vicenda rimane in larga misura ignota all’utente medio di facebook/twitter e tutto si riduce ad un teatrino abbastanza stantio recitato dai soliti noti che si provano, una volta di più, a regolare vecchi conti fra loro. 

Diamine, ma a questo si riduce l’ormai obsoleta utopia della Rete come “big conversation”? A questo cicaleccio da cortile fra “esperti” veri o presunti?

No, in realtà le cose non stanno così. Il fatto è che le conversazioni sono davvero molteplici. Attualmente conto 2653 contatti su facebook e c’è davvero di tutto: musicisti, professori, giornalisti, scrittori, casalinghe, operai, professionisti, bimbiminkia, studenti, pubblicitari, politici … e adolescenti, giovani, adulti, anziani … gente che aggiorna lo status ogni santo giorno più volte al giorno e gente che capita una volta ogni tanto giusto per dare un’occhiata. E le storie che si possono ricavare da questa babele sono le più diverse: dalla pura e semplice condivisione ossessiva di link preconfezionati,  alla discussione articolata su un tema più o meno significativo, fino al cazzeggio puro in stile fuffa. Non esiste un centro ma è davvero un immenso non luogo, un labirinto di parole che si sovrappongono e parzialmente si annullano in un furibondo rumore di fondo dove è difficile scovare qualcosa di realmente significativo. Difficile ma, tengo a dirlo, non impossibile.

Purché non si finisca inghiottiti dal gorgo e da quelle stesse dinamiche che si pretenderebbe, al contrario, di dominare. “Vivo” in Rete, con il blog e altro, dal 2003, ma sin da allora un aspetto mi è stato chiaro: avere dieci o cento o mille o diecimila accessi (o “amici” su facebook, o followers su Twitter, o contatti su qualunque altra piattaforma… non importa) fa poca differenza, a parte l’inevitabile gratificazione narcisistica. C’è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che accade altrove, qualche “narrazione” della quale non sapremo niente o quasi, qualche rete di relazioni più o meno ampia della quale siamo destinati a non far parte. La logica della Rete, in questo senso,  è davvero orizzontale. Non esistono veri “guru” che possano vantare un’influenza diffusa e indiscussa. Fra i miei “amici” di Faccialibro ci sono ragazzini liceali che hanno più contatti di Derrick de Kerkhove (giuro, è vero): dite che sono meno qualificati e qualificanti? In un’aula universitaria, forse, ma su facebook? Per me, per voi, ma per altri? E siamo davvero sicuri di comprendere davvero il senso di quelle conversazioni?

Ma questa considerazione ci porterebbe troppo lontano. Per quanto mi riguarda, quando non ho a che fare con Max Weber e Walter Benjamin, resto per lo più alla finestra (ovvero davanti allo schermo) a guardare e studiare questa variopinta umanità che “condivide” e, qualche volta, lo ammetto, sogghigno. Soprattutto quando mi imbatto in qualcuno che si prende troppo sul serio.

 

 

 

 

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