Ehi, tu … (appello al potenziale astensionista)

Ehi, tu … parlo a te: a te, cittadino stanco e sfiduciato che hai quasi deciso di lasciar perdere. Altro che votare: stai seriamente meditando di emigrare quanto prima. Perché la politica, francamente, ti ha più che deluso, ti ha proprio disgustato. E questa campagna elettorale, perennemente in bilico fra marketing e tifo da stadio, di certo non ti ha aiutato.

Di Berlusconi e dei suoi compari non vorresti più vedere la facce manco dipinte. Monti con la sua aria da professore saputo e  il salottiero aplomb di chi è abituato a guardare da lontano, con il mignolino alzato e il birignao vagamente disgustato, la melma (la merda?) in cui il resto dell’umanità, te incluso, si dibatte, proprio non ti va giù. Grillo già non ti piaceva quando faceva il comico, e ora che fa politica non solo non ti convince, ma forse addirittura ti spaventa: capisci l’incazzatura di chi lo segue adorante, perché in effetti anche tu ti senti parecchio incazzato, ma hai la netta impressione che il salto nel vuoto non preluda ad un volo nel blu dipinto di blu ma ad un misero schianto sul cemento della dura realtà: schianto magari commentato dallo sghignazzo incredulo del resto d’Europa che dagli Italiani non sa più cosa aspettarsi. E poi ci sarebbe il centrosinistra (con il trattino? senza trattino? rammenti l’annosa questione?), che di belle promesse ne fa parecchie, sul lavoro, sull’economia, sulla scuola, sui diritti, ma pare un po’ confuso, se non altro perché delle macerie di questi vent’anni porta precise responsabilità, E certo, sì, ha fatto le primarie (del resto il principale partito si chiama “democratico”, bisognerà pure che cerchi di meritare questo aggettivo …), ma bisogna rammentare che in un tot di anni il PD di certo non si è rotto il collo nel tentativo di modificare la legge elettorale, chissà perché … e mentre Monti e i suoi ministri, fra un brunch e un té, procedevano imperterriti a tagliare diritti e a impoverire il Paese, il PD votava tutto, ma proprio tutto, senza fare una piega. Anche ora, da una parte fa l’occhiolino ai moderati, dall’altra si tiene stretta Sel, ma così stretta da stritolarla in un abbraccio mortale.

Io sono come te. Avrei da fare mille cose più interessanti, più appassionanti, più “vere” che lo star dietro a questo pericolante baraccone, a questo circo Barnum scalcinato, a questa rappresentazione mediocre recitata da guitti balbettanti.

Però ti dico: domenica fa’ uno sforzo, una volta di più, esci e vai a votare. E’ quello che farò, dopo averci pensato tanto. L’idea di starmene a casa, lasciando che comunque la scelta fosse di altri, mi dava la nausea. Non volevo sentirmi così: tentata da un rifiuto che trasformasse di fatto la disillusione in passività. Ho fatto una scelta (Rivoluzione Civile). Ho spiegato le ragioni della mia scelta (le ho scritte qui, se ti interessano). Ho preso e sopportato serenamente  una bella dose di critiche: prima di tutto l’accusa di buttar via il mio voto in nome di un mero esercizio di testimonianza, perfettamente inutile se non dannoso ( ma poi non è vero, la retorica del voto “utile” è, appunto, retorica: basta sapere come funziona davvero questa funesta legge elettorale per rendersene conto).

Bene, lasciamelo dire: anche la testimonianza ha un senso. Sto testimoniando persino adesso, scrivendo parole che pochi leggeranno, che forse qualcuno non comprenderà fino in fondo: non voglio dimenticare che ci sono luoghi nel mondo dove persino questo mi sarebbe proibito. Qui, sul blog, e domenica, con il mio voto, voglio dire che ci sono anch’io, ci sono anche quelli come me. Che non urlano, non sbraitano, non aggrediscono e non fanno inutili polemiche. Ma che proprio non riescono a tacere, in un modo o nell’altro. Che non si rassegnano al silenzio.

Ho pensato che la Rivoluzione, una rivoluzione “civile”, passasse anche dal tentativo di riprendersi la voce, di farsi ascoltare, di ritrovare rappresentanza, di riconoscersi in un progetto e di dare una mano a costruirlo. 

Però questa è solo la mia intenzione di voto. Non pretendo che tu la condivida. Le discussioni da social network, in cui tutti parlano ma nessuno ascolta (e nessuno sposta di un millimetro il proprio giudizio o pregiudizio) francamente mi appassionano poco. Tuttavia, anche se non apprezzi più di tanto le mie argomentazioni, anche se non voteresti mai chi io ho deciso di votare, non rinunciare a un diritto, per quanto esso sia sfigurato e sminuito da una legge truffa che ti sottrae parte della possibilità di scelta.

La democrazia è difficile, non ammette scorciatoie. E’ faticosa: oggi, dopo vent’anni di disastro, lo è più che in passato. E non è mai scontata, tanto meno in un paese strano come il nostro. Ma questa fatica merita, nonostante tutto, di essere compiuta.

Perché, tanto per parafrasare De André, anche se pensiamo di essere assolti, siamo lo stesso coinvolti. 

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