La cultura non vale un c****: ovvero la rivincita degli idraulici.

Mi si scusi il francesismo del titolo, appena attenuato dall’uso degli asterischi. Vi ricordate la vecchia frase di Tremonti “con la cultura non si mangia?” Le polemiche furono molte ma, se esaminiamo la realtà dei fatti, Tremonti aveva ragione. La svalutazione sistematica del lavoro intellettuale, in un contesto che monetizza tutto, conduce a questa amara conclusione: anche se ci sciacquiamo la bocca con l’idea meravigliosa di vivere nella “società della conoscenza“, in realtà, almeno in Italia, il sapere conta poco e, soprattutto, raramente ti consente di vivere dignitosamente (al massimo puoi sopravvivere), se non hai alle spalle beni di famiglia consistenti e sicuri.

Mettiamo in fila i fatti.

Fatto Numero Uno.

Sono in corso di svolgimento le prove concorsuali, fortemente volute da Profumo, per l’assunzione dei docenti nelle scuole di ogni ordine e grado. Il ritardo con cui si stanno svolgendo le operazioni è notevole, in particolare qui in Toscana. D’altra parte: quanto vengono retribuite le commissioni per svolgere un compito in linea teorica delicatissimo, ovvero selezionare il personale più qualificato per trasmettere conoscenze e competenze ai nostri ragazzi? Le cifre ufficiali le trovate qui, ma forse giova recuperare la testimonianza diretta di una prof che è stata invitata a partecipare comunque ai lavori della commissione per “spirito di servizio“, nonostante l’esiguità del compenso: cinquecento euro netti per tutta un’estate a lavorare, domeniche incluse (50 centesimi a compito corretto, retribuzione base per un componente della commissione euro 209,24, per il Presidente euro 251).

Considerazione accessoria al Fatto Numero Uno. Capita che lo stipendio venga pagato ai supplenti temporanei solo se vincono una lotteria. Se ti va bene, prendi i soldi che ti sono dovuti. Se il tuo numerino non esce, aspetti. Molto dignitoso, come si vede. Una prassi che ti conferisce naturale autorevolezza e prestigio nelle classi dove ti capiterà di insegnare.

E capita anche che i Dirigenti Scolastici si ritrovino multati dall’Agenzia delle Entrate perché non sono in grado, stante i ritardi con cui il Ministero eroga i fondi alle scuole, di pagare ritenute fiscali e  contributi previdenziali ed assistenziali sulle prestazioni rese dal personale negli anni passati. Caso interessante di schizofrenia istituzionale: lo Stato non ti dà i soldi per pagare ritenute e contributi e poi ti multa, visto che non sei in grado di rispettare la legge fiscale, sebbene tu non sia un privato ma un dipendente pubblico. Forse, per il già citato “spirito di servizio”, il Dirigente avrebbe dovuto pagare i supplenti di tasca propria, chissà.

Fatto Numero Due

Proliferano nelle Università docenti che, in realtà, non sono inseriti organicamente nella struttura universitaria  ma svolgono il lavoro di docenza per compensi irrisori o, addirittura, inesistenti. Sono i “professori a contratto” che insegnano, fanno esami, correggono tesi etc etc, in genere per retribuzioni risibili o, addirittura, per la gloria (un po’ di visibilità, una voce sul curriculum, etc). I professori a contratto sono soltanto un esempio fra i tanti della progressiva precarizzazione e dell’impoverimento crescente che caratterizzano il segmento superiore dell’Istruzione e della ricerca nel nostro Paese. Pur frequentando in questo momento un dottorato di ricerca, resto sostanzialmente estranea alle dinamiche universitarie e non mi azzardo ad analizzare altri aspetti altrettanto delicati. Tuttavia mi dà da pensare che il tempo di un docente universitario, per quanto “a contratto”, valga meno di quello di un idraulico.

Considerazione accessoria al Fatto n.2

Gli idraulici vanno molti di moda anche all’estero. Bloomberg ammonisce: “Meglio fare l’idraulico che andare ad Harvard“. Sono i paradossi dell’ideologia meritocratica. Perché, certo,  siamo disposti ad accettare che uno studente mediocre possa diventare un ottimo idraulico, risparmiando opportunamente  i soldi di Harvard.  Ma sfugge un punto essenziale: lo studente mediocre “ricco” ad Harvard andrà comunque, e difficilmente si ritroverà a fare l’idraulico (potrebbe persino diventare Presidente degli Stati Uniti, come George Bush jr), mentre, con questi presupposti, la competizione per lo studente diligente, ma non eccezionale, e comunque non particolarmente ricco, diventerà improponibile. Il ricco non ha bisogno di dimostrare di essere un genio per fare carriera, mentre al povero non si perdona la normalità: e gli si consiglia, piuttosto che indebitarsi per un’istruzione superiore, di dedicarsi ad un sano lavoro manuale. Alla faccia del sogno americano.

Fatto Numero Tre

Mi par già di sentire la fastidiosa vocina di qualcuno che ammonisce: “Mica pretenderai, tu che sei una letterata, che, per esempio, i laureati in filologia umanistica (disciplina astratta, polverosa, e assolutamente inutile) siano pagati per la loro pretesa di dedicarsi a studi evidentemente superflui? C’è bisogno di tecnici per far andar avanti il mondo, altro che filologi!!!

Aha, qui vi volevo, cari fautori dell’utile ad ogni costo. Si veda, per esempio, la recente indagine di Repubblica: pare che i Comuni di tutta Italia, strangolati dal patto di stabilità, cerchino tecnici di vario genere (architetti, informatici, giornalisti etc etc) disposti a lavorare gratuitamente, o quasi. Per “spirito di servizio“, appunto. Insomma, mica piangono solo i filologi, anche i geometri non se la cavano meglio: almeno a Pisa. Riporto pari pari dall’articolo testé linkato: “Il caso estremo ruota attorno al progetto del nuovo stadio di Pisa, firmato dall’architetto Gino Zavanella, già autore dello Juventus Stadium. L’Associazione Geosport (geometri sportivi) dallo scorso 19 gennaio fornisce formazione  –  secondo bando del Comune di Pisa  –  ai centocinquanta giovani prescelti incassando una quota di iscrizione ai corsi pari a 600 euro cadauno, Iva esclusa. In cattedra lo stesso architetto Zavanella, lezioni fino a giugno. Non solo i geometri forniranno il lavoro di base per la costruzione del nuovo stadio, ma dovranno versare all’associazione organizzatrice, un privato senza fini di lucro, 90 mila euro. Pagano per progettare lo stadio di un’archistar per un club di Prima divisione, che è comunque società per azioni. Se si iscrivono allo stage, e poi non possono partecipare, devono versare tutto e zitti. La Geosport ha fatto sapere ai centocinquanta, baldanzosa, di essere riuscita a recuperare stanze nello stesso hotel dove soggiorna il Pisa calcio durante i ritiri: i geometri stagisti pagheranno 75 euro una doppia più venti euro per la cena fissa di venerdì. E che ringrazino per l’opportunità“.

[Per inciso, ho verificato: l’architetto Zavanella nega che le cose stiano così.  In una recente intervista dichiara: “Lo scopo del corso non è la progettazione del nuovo stadio di Pisa, ma l’aggiornamento professionale di 150 geometri partendo da un caso di studio sicuramente interessante quale appunto la possibilità di realizzare un impianto sportivo di concezione moderna nella vostra città. Il tutto, ovviamente, grazie anche all’intelligente disponibilità dell’amministrazione comunale e del Pisa che hanno colto anche altri possibili benefici collaterali dell’iniziativa”. Giudicate voi il senso profondo delle parole di Zavanella].

Ma il caso di Pisa è uno: ce ne sono molti altri, altrettanto sconcertanti, equamente distribuiti fra Nord e Sud della Penisola. Leggete l’inchiesta, vi divertirete. In ogni caso immagino che il giovane professionista figlio di anziano professionista abbia meno problemi rispetto ad un pur bravo signor Nessuno.

Considerazione accessoria al fatto n.3

Dunque, studiare implica spendere un sacco di soldi per affrontare un percorso di studi più o meno lungo (nel quale comunque rischi di trovarti davanti docenti sottopagati, umiliati e poco motivati: vedi Fatti Uno e Due) per poi non aver nessuna garanzia certa che l’investimento sarà ripagato in termini di retribuzione e status. Ci si meraviglia che le immatricolazioni all’Università diminuiscano)? Che il divario sociale aumenti? Che il sistema si stia avviando al collasso?

Conclusioni

Cari miei, ammettiamolo. Studiare è un lusso, e solo pochi se lo possono permettere. D’altra parte, almeno finché, anche in questo caso, il mercato non sia saturo, ai poveracci si offrono luminose carriere da idraulici, o similari. La cultura non è più uno strumento di emancipazione. Per qualcuno (per molti, forse) è un orpello, un bene superfluo, in certi casi un fastidio o un ostacolo (Situazione tipo: “sei troppo qualificato per questo posto, non posso assumerti”).

In verità, tuttavia, non mi pare che gli idraulici abbondino là dove si prendono le vere decisioni (negli organismi internazionali e nei centri di potere di qualsiasi genere e tipologia): il privilegio si riproduce di generazione in generazione, senza guardare ai meriti specifici, mentre risalire la scala sociale sta diventando sempre più complicato e gravoso. Si chiama “effetto San Matteo” (ovvero the rich get richer and the poor get poorer) e se non sapete cos’è, che vi devo dire? Studiate.

 

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