Requiem per il liceo classico. A Piombino (e non solo).

Insomma, pare che a questo punto l’encefalogramma del paziente (l’indirizzo classico dell’ISIS Carducci Volta Pacinotti di Piombino) sia definitivamente piatto. Le iscrizioni non sono state sufficienti (solo 15 ragazzi) e quindi la IV Ginnasio per l’a.s. 2013-2014 non è stata concessa. L’ultima classe presente nell’indirizzo, la terza, è ormai in dirittura d’arrivo. Dopo una lunga e gloriosa storia, il liceo classico piombinese chiude i battenti, strangolato dai tagli, dalla crisi e, se vogliamo, anche da una certa incuria.

Una classe di 15 alunni, evidentemente, viene ritenuta un investimento non produttivo.  E’ morto il classico, ma in compenso abbiamo il liceo delle scienze umane, il liceo linguistico, il liceo scientifico tradizionale, il liceo scientifico opzione scienze applicate. La iscrizioni reggono, anzi, aumentano. Magari, in un futuro più o meno prossimo, ci toccherà, chissà, l’artistico. O il liceo sportivo. Tutto bene, dunque? Mah

Il dato è nazionale. Le iscrizioni ai licei classici diminuiscono. Ovviamente si tratta di un’offerta di nicchia (perché sì, il liceo classico è, o dovrebbe essere, una scuola selettiva e non è che si aspettino carovane di studenti pronti a deliziarsi con Demostene e Tacito, ovviamente) e le regole stabilite da Gelmini sul numero minimo di alunni per classe non aiutano.

Di tutto si può ragionare: di una didattica che avrebbe dovuto essere aggiornata, del necessario incremento, anche in una scuola classica, delle ore dedicate alle materie scientifiche, della possibilità di inserire una seconda lingua straniera, dei progetti avviati e non conclusi … di tutto quello che si poteva fare e non si è fatto. In ogni caso, dall’anno scolastico 2013 – 2014, il classico, a Piombino, non ci sarà più. Se si avrà tempo e voglia, ci si potrà spostare a Cecina, cosa comunque non semplice per ragazzini di tredici – quattordici anni appena usciti dalle Medie: del resto già da qualche anno le asfittiche iscrizioni di Cecina riescono a realizzare il miracolo di una classe grazie all’apporto dei piombinesi.

Non ho un interesse personale in questa storia. Pur essendo laureata in letteratura greca, ho sempre insegnato italiano e latino allo scientifico-linguistico. Non perderò il posto. Al massimo, per me svanirà una possibilità professionale, quella di effettuare il sospirato passaggio di cattedra per insegnare, almeno a fine carriera, quella letteratura greca che, non ci posso far nulla, per me resta la migliore del mondo. Niente di drammatico.

Sappiamo che Piombino è una città in crisi profonda. Le fabbriche minacciano di chiudere. Ai giovani che cosa possiamo consigliare, se non di andarsene via il prima possibile? Che differenza fa se il classico resta aperto o chiuso? Se le cose continuano così, chiuderà la città, altro che indirizzo scolastico.

Eppure questa fine ingloriosa mi intristisce. Qui a Piombino, ma non solo, sta sparendo non solo una scuola, ma un intero mondo di senso. La grazia ironica di un epigramma di Callimaco. L’armonia di un periodo di Isocrate. La passione di un’orazione di Demostene. Le inquietudini dei personaggi di Sofocle. La stringente dialettica di un passo platonico. Le avventurose narrazioni di Erodoto o di Senofonte. La spregiudicatezza dei sofisti. La lucidità della visione di Tucidide. Odisseo vagabondo e lo smodato Achille. La tenerezza di Saffo. L’irriverenza di Archiloco. La delicatezza di Alcmane. La grandiosità delle architetture poetiche di Pindaro. La laica saggezza di Epicuro. La suggestione della visione teogonica di Esiodo. E ancora, e ancora …

Di quello che ho studiato, ho dimenticato molto, facendo e insegnando altro. E tuttavia so che da qualche parte, in me, c’è ancora traccia della prima emozione provata traducendo incerta un passo ancora ignoto e che quell’esperienza, quelle letture, mi hanno segnato, molto di più di quanto appaia all’esterno. Ecco, mi dispiace che per molti ragazzi,  a Piombino e altrove, questo non sarà più possibile.

Ma le mie sono solo ubbìe nostalgiche, naturalmente. La razionalizzazione dei costi e delle risorse si impone. Le priorità sono altre. L’umanesimo, cari miei, è solo chiacchiera improduttiva. Adieu, Liceo Classico, hai fatto il tuo tempo.

 

 

 

 

 

 

 

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