Saltare su un carro trainato da una bufala … e farsi male.

Share this page to Telegram
ancora una bufala: basterebbe un po' di consapevolezza

copia-incolla: e la bufala diventa branco

L’ultima bufala –  tormentone via facebook a proposito del malvagio algoritmo recita così (copio-incollo, errori di formattazione e di punteggiatura inclusi,  da uno dei miei contatti che è imprudentemente caduto nel trappolone):

Beh, anch’io sto saltando sul carro che combatte la modifica dell’algoritmo di Facebook, poiche’ ho notato che non vedo più tanti post dei miei contatti .
Ecco come evitare di vedere sempre e solo gli stessi 25 amici :la vostra sezione notizie mostra di recente solo i post delle stesse poche persone, perché facebook adotta un nuovo algoritmo che propone le persone che leggono i vostri post. Tuttavia,volendo scegliere da solo,vi chiedo un favore. Se state leggendo questo messaggio , lasciatemi un commento veloce, un “ciao”, un adesivo, qualsiasi cosa vogliate, così sarete visualizzati nella mia sezione notizie. Altrimenti Facebook sceglie chi farmi vedere, e non gradisco che Zuckerberg lo faccia in mia vece. Voi ?.
Copiate ed incollate questo testo sulla vostra bacheca , in modo da poter godere di più interazione con tutti i tuoi contatti e bypassare il sistema.
Grazie per la dritta da chi ha già copiato e incollato quanto sopra.
Tenete il dito giu ‘ ovunque in questo post e “Copia” salta fuori. Cliccate su “Copia”, poi accedete alla vostra pagina, avviate un nuovo post sulla vostra pagina, poi mettete il dito ovunque nel campo bianco, vi apparira’ “incolla” salta su e cliccateci sopra… et voilà!.

Ne parlano in molti: qui Repubblica, qui Wired, per esempio. Basta fare una semplice ricerca su Google e si trovano non solo numerose smentite, ma anche brevi guide alla selezione consapevole di contenuti su facebook (come impostare priorità, come smettere di seguire qualcuno senza rinunciare all’amicizia, come costruire liste …).

Non ripeterò quello che altri, più autorevoli di me, stanno dicendo da un po’ (mi limito a sottolineare una questione: qualunque messaggio chieda di “copia-incollare” e non di “condividere” è altamente sospetto, perché in questo modo, ovviamente, si perde l’origine della bufala e non è possibile risalire al primo colpevole ).  Piuttosto mi vorrei soffermare su un aspetto,  per me davvero desolante: il fatto che questo genere assai contagioso di sciocchezze via web finisca per coinvolgere non solo i cosiddetti «analfabeti funzionali», ma anche persone passabilmente colte, professionisti laureati e, ahimè, docenti (persino docenti universitari!).  Pur ammettendo che qualche bugia, prima o dopo, ce la siamo bevuta tutti, perché la Rete è insidiosa, resta il fatto che questo genere di catene ormai dovrebbe essere ampiamente sputtanato. In ogni caso, l’abitudine al controllo delle fonti dovrebbe essere nel DNA di un professore di italiano o di storia: per smontare questi messaggi ricorrenti, basta un’indagine veloce su qualunque motore di ricerca. E invece no: non solo, quando qualcuno avverte che hai postato una puttanata, magari si ringrazia, però si lascia la puttanata in loco, così può continuare a diffondersi impunemente (tanto i commenti non li legge nessuno, sia chiaro).

Peccato veniale, si dirà. A mio avviso, in epoca di fake news e di manipolazioni propagandistiche più o meno sfacciate, non così leggero, in verità, specialmente da parte di chi dovrebbe abituare i ragazzini  a navigare in Rete con un minimo di autentica consapevolezza (quella che pomposamente chiamiamo «competenza digitale» e che forse è solo competenza di lettura tout court).  Facciamocene una ragione: la Rete, le interazioni social, gli strumenti di condivisione e i trucchi per la diffusione virale dei contenuti fanno pare della nostra quotidianità e di quella dei nostri alunni. È giunto il momento di abbandonare ogni residua ingenuità e studiare certi meccanismi, piuttosto che «saltare» su un carro destinato a schiantarsi miserevolmente sul muro della brutta figura.

Taggato , , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.