De Amicis non abita più qui

L’ormai famoso (o famigerato) video “Porta a scuola i tuoi sogni”, promosso dal MIUR, ha già procurato una marea di commenti e ormai il fatto non è più così fresco. In questo post, tuttavia, non entrerò se non marginalmente nel merito del messaggio che si voleva veicolare ma cercherò di comprendere perché questa operazione comunicativa non solo non ha funzionato, ma, fatalmente, non poteva funzionare. E non c’entra il fatto che il video sia stato girato in una scuola privata, per di più tedesca, di Milano: la location (per quanto  infelice, ammettiamolo) è l’ultimo dei problemi.

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Incidenti comunicativi. O forse no.

Ma pensate davvero che Fornero non sappia quello che dice? Che le sue esternazioni siano solo gaffes comunicative, deprecabili incidenti di un ministro “tecnico” non completamente a suo agio nel ruolo nonostante tutto “politico” che si trova a recitare e ancora incapace di padroneggiarne adeguatamente la retorica?

L’ultima uscita del ministro riguarda, com’è noto, il fatto che i giovani non possono permettersi di essere troppo “choosy” (schizzinosi) quando si tratta di accedere al difficile mondo del lavoro. L’affermazione, che ha immediatamente acceso l’onda lunga della polemica (una polemica che ha indotto Fornero ad una mezza marcia indietro, tattica alla quale da tempo siamo abituati), in effetti si accorda perfettamente all’altra verità enunciata un po’ di tempo fa dal medesimo Ministro: “Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato. Anche attraverso il sacrificio”.

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Ministro Profumo, me la pubblica?

Ministro Profumo, me la pubblica?

 

 

[Aggiornamento di sabato 20 ottobre: il post è stato pubblicato. E con il mio post, sono stati pubblicati altri interventi molto critici sull’operato del Ministro e, più in generale, della politica tutta riguardo la scuola. Dopodiché è stata interrotta la possibilità di postare ulteriori interventi in quello spazio. Il Ministro ha chiuso con i suoi ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito]. 

Mercoledì, alle ore 18 e 30 o giù di lì, ho postato questo intervento sul tumblr del Ministro Profumo. (l’immagine a lato è lo screenshot del messaggio che mi avvertiva della moderazione). Rileggendolo, lo trovo un filino polemico (oh, solo un filino, s’intende), ma non mi pare di essere stata offensiva o maleducata. In ogni caso non è stato pubblicato. Qualunque sia stata la ragione (forse lo hanno giudicato fuori tema, forse hanno ritenuto improprio il fatto che dopo la conclusione abbia linkato le mie precedenti missive al Ministro – 1 e 2, già ospitate su questo blog, forse hanno ricevuto troppi messaggi sul medesimo argomento e dopo averne pubblicato qualcuno hanno deciso di piantarla lì), e non voglio credere sia stata censura, ho pensato che comunque valesse la pena di condividerlo con i miei venticinque lettori. Tuttavia spero sempre che, vista la dichiarata disponibilità del Ministro all’ascolto, il mio post si materializzi, prima o poi, anche nel suo spazio. Se qualcosa di simile è capitato anche a voi, fatemelo sapere nei commenti, che vi ospiterò volentieri qui. Rispettate la netiquette, mi raccomando.

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Dove si nasconde la trappola (Oilproject capitolo 2)

[Riassunto della puntata precedente.

a) Il progetto Oilproject viene mediaticamente decantato come il futuro dell’educazione targata web, la strada italiana verso l’innovazione. 

b) In realtà si tratta dello scimmiottamento un po’ maldestro e approssimativo di esperienze americane che, per quanto spesso discutibili, vengono svolte con ben altri mezzi economici e organizzativi.

c) il motto “tutti liberi di insegnare, tutti liberi di imparare” sottintende un modello culturale che di fatto sancisce l’irrilevanza dei docenti professionisti. Il che, in una fase  politica ed economica come quella odierna, è estremamente pericoloso. Senza contare che in un contesto dove tutto o quasi viene monetizzato, il presupposto che competenze faticosamente acquisite e mantenute debbano essere “messe sul mercato” gratis, per amore della gloria, di fatto le svaluta (e svaluta i contenuti che esse veicolano).  

d) In più, non è vero che si tratta di una novità assoluta in Italia, perché anche nel nostro Paese sono in atto da anni, nelle Università e nelle singole scuole, grazie allo sforzo individuale mediaticamente poco o nulla riconosciuto  di molti insegnanti illuminati, iniziative e ricerche innovative nell’ambito del cosiddetto  web learning.

Detto questo, non è che voglio fare una crociata specificatamente contro Oilproject. Tutta questa storia mi serve fondamentalmente per due scopi: primo, dimostrare l’approssimazione dei media quando affrontano le tematiche educative (e quando si richiamano ad esperienze straniere senza valutarle con sufficiente attenzione); secondo, ragionare sui presupposti ideologici che stanno alla base di questa approssimazione e sulle loro conseguenze politiche. Se di fatto il Ministro benedice esperienze di questo tipo e allo stesso tempo impone ai docenti di lavorare di più senza pagarli di conseguenza, mi sembra che qualcosa voglia dire. O no?]

Esiste un altro aspetto, apparentemente più tecnico, che riguarda la disciplina della proprietà intellettuale e che peraltro giustifica ulteriormente la diffidenza che le istituzioni pubbliche, come le Università, hanno nei confronti di iniziative di questo genere. Sono andata a spulciare le Note Legali sui sito e mi sono fatta qualche domanda alla quale spero che gli esperti in materia vogliano dare qualche risposta.

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Oilproject, parecchi dubbi e poche certezze. Ma io non sono un “media guru”.

Grazie all’evento World Wide Rome, la piattaforma OilProject, pomposamente denominata “la più grande scuola online in Italia”, ha di fatto ricevuto la sua consacrazione ufficiale. Per vostra comodità, ecco una breve rassegna stampa:

OilProject, quando i corsi diventano playlist (Il Sole 24h, 11 ottobre)

Oilproject presenta i suoi nuovi corsi gratuiti online (La Stampa, 11 ottobre)

Oilproject nuova forma, nuova sostanza (Punto Informatico, 11 ottobre)

“Liberi di imparare, liberi di insegnare”, ecco la nuova piattaforma online delle conoscenze  (Linkiesta, 11 ottobre)

Senza contare l’autorevole e ripetuto endorsement di Riccardo Luna, qui e, in precedenza, qui.

E’ vero che in origine OilProject doveva essere qualcosa di diverso, come si arguisce da questo articolo di Italian Valley (2011), probabilmente molto più ambizioso e innovativo di quanto non appaia allo stato attuale (se non erro, il video più recente della sezione Attualità è della primavera del 2011 ma forse c’è qualcosa di più “fresco” sul canale youtube): ma tant’è.

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Lettera aperta al Ministro Profumo n°2

Ragionando a mente fredda sulle conseguenze dei provvedimenti sbandierati dal Ministro Profumo. E sulla tempistica di certi annunci. 

Gentile Ministro,

ma cosa mi combina? Certo che ha irritato parecchio i docenti con questa storia del “bastone e della carota”, con il ventilato aumento dell’orario di lavoro a parità di stipendio (o a stipendio diminuito di fatto, visto che gli scatti sono congelati), con il richiamo a standard europei (mi verrebbe da dire, da europeista quale sono sempre stata: e basta con quest’alibi, un alibi che maschera qualunque nefandezza, povera Europa). Le reazioni sono state molte e vivaci, e non ho proprio niente da aggiungere a quello che molti colleghi hanno scritto e condiviso in Rete e altrove. Senza contare la simpatica risposta degli studenti durante la manifestazione di ieri.

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