La lentezza di cui abbiamo bisogno

La lentezza di cui abbiamo bisogno
slow sharing

Leggere, riflettere, condividere

Pratico i social network da molti anni, con fortune alterne. Posso dire di averli sperimentati più o meno tutti. Il primo amore fu Twitter, poi sono stata fagocitata da Facebook e dall’universo comunicativo costruito da Zuckenberg (Instagram + Whatsapp). Non ho disdegnato l’uso di Telegram, Discord e ho fatto una breve incursione anche su TikTok (per concludere che non era un luogo adatto a me). Il mio Pinterest langue da un po’, così come Linkedin. Tumblr è congelato, sta lì, non mi ricordo nemmeno la password, va avanti per aggiornamenti automatici, ma non escludo di recuperarlo. Ovviamente ho i miei canali Youtube. Mi sono avventurata anche in luoghi poco e male frequentati (per lo più tentativi abortiti di alternative ai social globali).

La domanda che mi faccio, a questo punto, è semplice: perché? Parliamo spesso di overload informativo, meno nota (spesso liquidata come banale narcisismo) è la bulimia comunicativa che ci affligge. Questa smania di esserci, che sto sperimentando anche adesso, di condividere le proprie «illuminate» opinioni con il resto del mondo: che cosa ci (mi) spinge, davvero?

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Il professore stanco (parecchi anni dopo)

Il professore stanco (parecchi anni dopo)

Questo blog, abbandonato da più di un anno e stasera faticosamente aggiornato, offre almeno un vantaggio: ti dà la possibilità di recuperare frammenti di scrittura che avevi più o meno dimenticato. Un cassetto della memoria online, più affidabile dei post su facebook, delle foto su instagram, degli aggiornamenti su twitter.

C’è un mio vecchio post, risalente al 2012, sei mesi dopo aver iniziato il dottorato (ora concluso e archiviato fra le esperienze morte e sepolte), intitolato significativamente «Il professore stanco». Rileggendolo, mi sono meravigliata di due cose: la prima, della sua desolante attualità; la seconda, della mia stupefacente capacità di resistenza, visto che, dopo quasi nove anni, per quanto stanca, sono ancora qui, a fare il mio maledetto mestiere. O forse non è resistenza, è solo pigrizia, incapacità di esplorare strade diverse.

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