Confusione rivoluzionaria

Ohé, Lorenza, non è che politicamente tu sia un po’ confusa? Sei scivolata via via sempre più a sinistra, sei partita, anni fa, da Marino e Civati nel PD, ti sei poi ritirata nel tuo personale Aventino, sei tornata in pista a novembre 2012, per sostenere la candidatura di Vendola alle primarie (in nome del misterioso “profumo di sinistra” evocato dal leader di Sel), ti sei turata il naso scegliendo al secondo turno Bersani, in funzione anti Renzi, dopo qualche giorno hai deciso che no, a questo giro basta, a votare non saresti proprio andata, e ora, dopo il gran gesto di Ingroia, ci hai ripensato una volta di più, e ti sei imbarcata armi e bagagli in Rivoluzione Civile … Mi sa che hai qualche problema di interpretazione. 

Vediamo un po’ cosa ti si può dire per convincerti a lasciar perdere: Rivoluzione Civile ha tradito le aspettative. Rivoluzione Civile ha spartito le candidature fra la rumorosa platea dei riciclati, Rivoluzione Civile è la brutta copia dell’operazione fallimentare della Sinistra Arcobaleno, Rivoluzione Civile è un cartello elettorale male assortito, Ingroia è un pacco ed è pure un po’ immorale, i magistrati in politica non ci devono stare, il voto a Rivoluzione Civile è peggio che inutile, è dannoso e finirà per avvantaggiare Berlusconi, Rivoluzione Civile è stata abbandonata da pezzi importanti della cosiddetta “società civile” che pure pretendeva di rappresentare (“professori” di Alba, i puri di #Cambiaresipuò, le Agende Rosse … e poi e poi …) Rivoluzione Civile è, è, è … 

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Da Dante alle primarie (passando per Vaclav Havel e il potere dei senza potere)

Concludendo il canto VI del Purgatorio (quello della celebre invettiva “Ahi serva Italia di dolore ostello,/ nave senza nocchier in gran temepesta, /non donna di province ma bordello!”), Dante si rivolge con aspro sarcasmo alla sua Firenze, accusando i suoi concittadini di pressapochismo e faciloneria politica:

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca 
per non venir sanza consiglio a l’arco; 
ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. 
      Molti rifiutan lo comune incarco; 
ma il popol tuo solicito risponde 
sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!». 

Da brava professoressa, in questa vigilia di primarie, dopo aver assistito al balletto delle candidature, alla sceneggiata delle regole e delle deroghe, alla tormentata scelta dei nomi blindati, alle proteste indignate degli esclusi, ai rifiuti e alle entusiastiche professioni di impegno dei prescelti, più di una volta mi sono tornate in mente queste antiche parole: soprattutto quando ho visto confondersi nelle candidature buona volontà (il cui confine con il velleitarismo talvolta è impercettibile) e smania di apparire, desiderio di servizio e ambizione personale … insomma le intenzioni di molta gente che ha la giustizia sempre al sommo della bocca, tanto per riprendere Dante, e che non esita a scagliare le proprie frecce senza consiglio, ovvero senza adeguata cura e ponderazione.

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Oppure Bersani. Ma con riserva

Ho votato Bersani con riserva: diciamo che il mio è un voto in prestito, in attesa di vedere quali saranno le prossime mosse. Sia chiaro: non è un voto di approvazione o conferma nei confronti di quello che è stato finora il gruppo dirigente, toscano e nazionale, del Partito Democratico. E’ un voto che scommette sull’onestà intellettuale di Bersani, nella speranza che sappia prendere atto del grande desiderio di cambiamento che comunque emerge dai risultati. Non potevo votare Renzi perché sono assolutamente distante dal merito delle sue proposte, in particolare sui temi che più mi riguardano, come la scuola e l’università (e, sia detto senza polemica, vorrei sapere quanti di coloro che lo hanno votato si siano davvero presi la briga di analizzarne il programma, senza fermarsi al puro e semplice desiderio di “rottamazione” a qualunque prezzo). Ma sono perfettamente consapevole delle motivazioni che hanno spinto molti altri ( soprattutto molti giovani e giovanissimi) a sostenerlo, anche in contrasto con quelli che erano i loro convincimenti più profondi: un desiderio forte di rottura con una pratica oligarchica e spesso autoreferenziale che ha ingessato fino ad ora l’azione politica del Partito Democratico. Non è un caso che numerosi miei compagni di avventura in quella che fu la mozione Marino si siano schierati  con Renzi, in contrasto aperto con l’apparato. In particolare in Toscana il gruppo dirigente del PD dovrebbe  seriamente interrogarsi sul significato profondo dell’affermazione di Renzi, senza nascondersi dietro alibi risibili (al primo turno abbiamo sentito persino dire da autorevoli rappresentanti che Renzi aveva prevalso in quanto fiorentino: ma per favore!).

Quanto a me, mi auguro che Bersani faccia avvertire quel profumo di sinistra evocato da Nichi Vendola, il candidato che avevo votato al primo turno proprio in questa prospettiva. Detto questo, mi propongo di osservare con attenzione lo sviluppo di altre iniziative, come, ad esempio, quella del cosiddetto “Quarto Polo arancione”, il nuovo movimento “Cambiare si può“, che si pone dichiaratamente a sinistra del PD. Da qui alle elezioni politiche possono accadere molte cose. Chiunque vorrà il mio voto, quello che conta davvero, dovrà guadagnarselo: non c’è nulla di scontato.