De Amicis non abita più qui

L’ormai famoso (o famigerato) video “Porta a scuola i tuoi sogni”, promosso dal MIUR, ha già procurato una marea di commenti e ormai il fatto non è più così fresco. In questo post, tuttavia, non entrerò se non marginalmente nel merito del messaggio che si voleva veicolare ma cercherò di comprendere perché questa operazione comunicativa non solo non ha funzionato, ma, fatalmente, non poteva funzionare. E non c’entra il fatto che il video sia stato girato in una scuola privata, per di più tedesca, di Milano: la location (per quanto  infelice, ammettiamolo) è l’ultimo dei problemi.

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Incidenti comunicativi. O forse no.

Ma pensate davvero che Fornero non sappia quello che dice? Che le sue esternazioni siano solo gaffes comunicative, deprecabili incidenti di un ministro “tecnico” non completamente a suo agio nel ruolo nonostante tutto “politico” che si trova a recitare e ancora incapace di padroneggiarne adeguatamente la retorica?

L’ultima uscita del ministro riguarda, com’è noto, il fatto che i giovani non possono permettersi di essere troppo “choosy” (schizzinosi) quando si tratta di accedere al difficile mondo del lavoro. L’affermazione, che ha immediatamente acceso l’onda lunga della polemica (una polemica che ha indotto Fornero ad una mezza marcia indietro, tattica alla quale da tempo siamo abituati), in effetti si accorda perfettamente all’altra verità enunciata un po’ di tempo fa dal medesimo Ministro: “Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato. Anche attraverso il sacrificio”.

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