Scuola e democrazia

Scuola e democrazia

Nè voglio sia riputata presunzione, se uno uomo di basso ed infimo stato ardisce discorrere e regolare i governi de’ Principi; perché  così come coloro che disegnano i paesi, si pongono bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongono alti sopra i monti; similmente, a cognoscer bene la natura de’ popoli bisogna esser Principe, ed a cognoscer bene quella de’ Principi conviene essere popolare.

Sono parole di Machiavelli, tratte dalla dedica del suo capolavoro, il Principe, a Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino. Certo. si trattava di una professione di umiltà imbevuta di retorica: Machiavelli era caduto in disgrazia ma la sua esperienza delle vicende politiche e diplomatiche contemporanee, dato il ruolo ufficiale che aveva rivestito a Firenze,  era stata in larga misura diretta, e non certo quella di di un «uomo di basso ed infimo stato». Eppure le sue affermazioni contengono un’ elementare verità: se è vero che il potere ha ogni strumento per conoscere e manipolare la natura dei popoli,  gli effetti del potere sono ben noti soprattutto a chi li subisce. Ma quando il potere è miope e il popolo è accecato dalla rabbia e dall’ignoranza, i risultati non sono mai buoni.

Continue reading

La trincea dei nonni e la delusione dei ragazzini. Ancora su Brexit.

La trincea dei nonni e la delusione dei ragazzini. Ancora su Brexit.

middle fingerA proposito di Brexit, la narrazione che si è imposta è, all’incirca questa: i vecchi (destinati a morire nel giro di poco: ho letto anche questa simpatica considerazione su qualche bacheca) hanno imposto la loro volontà ai giovani, che subiranno per decenni le conseguenze nefaste della mancata lungimiranza dei nonni.

La fonte principale per questa conclusione è qui:

yougov

Ma se leggete bene la legenda, scoprirete che questi dati sono predittivi e si basano su un campione di 1652 persone intervistate fra il 17 e il 19 giugno.

Sia chiaro. È sicuramente corretto valutare l’importanza del cosiddetto «fattore generazionale» a proposito dell’esito del referendum. Ma bisognerebbe tener conto di tutti gli elementi in gioco, non solo di uno e per di più basato su dati discutibili e moooolto parziali, per non dire altro.

Per esempio ci sono giovani inglesi che a votare non ci sono proprio andati: e non sono così pochi. Un‘analisi del Wall Street Journal mostra  questa situazione.

voto_inglese2

Insomma un buon 19% dei ragazzi fra i 19 e i 24 anni e un significativo 17 % degli adulti fra i 25 e i 49 sono rimasti a guardare.

La questione è timidamente accennata anche in un pezzo di Repubblica:

Se l’affluenza è stata alta in generale (72,2 per cento contro il 66,1 delle ultime elezioni parlamentari), tra chi ha rinunciato a esprimersi è molto alta la percentuale dei giovani sotto i 24 anni, che però hanno votato in blocco per il Remain. Un dato, questo, largamente previsto, poiché nelle elezioni generali dello scorso anno l’affluenza dei giovani inglesi è stata tra le più basse in Europa, con il 43 per cento contro il 78 per cento dei pensionati. I giovani insomma, non hanno ascoltato i tanti appelli ad andare a esprimere le loro simpatie europeiste, deludendo così proprio chi li voleva ago della bilancia dell’esito favorevole al Remain.

Detto questo è interessante riflettere su altri dati. L’analisi del Guardian sembrerebbe essere assai più dettagliata e preoccupante da altri punti di vista. Hanno votato in maggioranza contro l’Europa coloro che non hanno una laurea o comunque un titolo di studio elevato (fig.2);  quanti non possiedono nessun tipo di qualifica (fig.3); quanti hanno un reddito basso o medio-basso (fig.4); gli appartenenti alle classi subalterne – operai specializzati, operai non specializzati, pensionati, disoccupati, lavoratori precari (fig.5.)  Il dato legato all’età (fig.6) è forse il meno significativo, ma è quello sul quale l’immaginario collettivo è stato in larga misura convogliato (si veda, per questa lettura dei dati anche la sintesi in italiano qui dalla quale ho tratto le immagini).

Insomma, si sono rivoltati contro l’Europa i poveri e gli ignoranti (non necessariamente e non solo i più vecchi attaccati … a cosa poi?), ovvero le categorie di cui parlavo nel mio post di ieri: quelli che non hanno nulla da perdere dall’eventuale Brexit, perché in questi anni hanno già perso moltissimo, non ultimo la possibilità di informarsi in modo corretto e di scegliere non sulla base della paura e della cosiddetta «pancia»,  ma di considerazioni ragionevolmente motivate.

D’altra parte ci sarebbe da chiedersi quanto sia effettivamente informato il giudizio dei moltissimi commentatori nostrani che continuano a ripetere come un mantra la favoletta dei giovani ai quali sarebbe stato strappato il futuro dai vecchi:  a chi giova innescare il conflitto generazionale in luogo di una più corretta battaglia per i diritti e il benessere di tutti? O dovrei credere che questa Europa è il luogo meraviglioso dell’inclusione e delle opportunità, il paradiso di civiltà e benessere al quale gli stupidi inglesi hanno rinunciato?

Io penso che il sonno delle oligarchie ripiegate sui loro privilegi genera fatalmente il mostro del populismo: questi, poi, sono gli esiti. E credo che disinvestire sulla scuola e sulla cultura, condannare vaste fette di popolazione alla progressiva marginalizzazione, tagliare servizi e prospettive, allargare la forbice sociale in maniera non sostenibile, trasformi per forza il «popolo» in «plebe»: e la plebe , quando si incazza, combina guai. Ma rispondere al disagio sociale con il disprezzo (del tipo: non hanno pane? che mangino brioches) o, peggio, invocando soluzioni autoritarie,  non mi pare un gran rimedio (in verità mi pare un atteggiamento figlio della medesima ignoranza che si depreca).

Gli Stati Generali, il giornalismo e gli esperimenti di una prof curiosa

Gli Stati Generali, il giornalismo e gli esperimenti di una prof curiosa

social-media-419944_640Dopo essere stata inghiottita (per tanto, troppo tempo) da Facebook e dalle sue dinamiche drogate, ho pensato che bisognava uscire dall’incantesimo. Ricominciare ad argomentare in uno spazio più ampio e flessibile di un post in bacheca, ragionare invece di buttar lì una battuta veloce e via, costruire riflessioni condivise e documentate.

È faticoso. Scrivere un post, anche breve, mi richiede tempo, attenzione, concentrazione. C’è dietro, sempre, un lavoro di verifica e controllo. A un certo punto ho creduto che i ritmi veloci del web così come ora si è sviluppato (condividi, twitta, ritwitta, metti un like, commenta random etc etc) ormai non si adattassero più a una cosa vecchiotta e démodé come il blog. Stare sul pezzo, sempre. E la vita scorre veloce fra uno scatto di Instagram, un messaggio su Whatsapp, un “mi piace” su Facebook, un hashtag su Twitter.

Ma siamo sicuri che vada bene così? Certo, è più facile assecondare l’onda: è anche più divertente, diciamolo. Sebbene talvolta gli inevitabili flame nei quali ti trovi invischiato sciupino il divertimento. E poi la gente commenta, commenta i commenti, sta sempre con il cellulare in mano senza guardare mai a destra e a sinistra: c’è un mondo intorno, ma chi se ne frega? ce n’è un altro,  apparentemente più vasto a portata di clic. Stare dietro a tutti è estenuante. Altro che blog.

Continue reading

#JeSuisCharlie senza ripensamenti

#JeSuisCharlie senza ripensamenti

je_suis_charlieNon sono una provocatrice, sono educata e rispettosa e, anche se vivo in terra toscana, dove le bestemmie (pardòn,  i mòccoli, come li chiamiamo qui) segnalano non tanto la miscredenza quanto una certa simpatica intimità con il buon Dio, visto come uno di famiglia che si può, se è il caso, amichevolmente insultare, non apprezzo affatto la blasfemìa verbale.

Dirò di più: ho amici che si vantano di essere impenitenti mangiapreti, e non perdono occasione, specialmente su facebook e affini (dove, si sa, la tentazione di scrivere senza pensare è quasi irresistibile, forse perché si sa, o si spera, di non pagare pegno) per sbeffeggiare  fedi e fedeli di qualunque credo e natura e sbandierare il loro laicismo estremo. Non mi accodo mai alle loro esternazioni goliardiche e non le approvo, nonostante il mio dubbioso e inquieto agnosticismo. O forse proprio a causa sua.

E, tutto sommato, il genere Charlie Hebdo non mi è mai piaciuto più di tanto.

Ma

Continue reading

Strategia di sopravvivenza a Facebook

Strategia di sopravvivenza a Facebook

Io sono una persona molto, molto pigra. E, diciamola tutta, durante il giorno ho spesso di meglio da fare che organizzare, implementare, aggiornare ripulire i miei vari account social (facebook, twitter etc etc): spesso mi ritrovo occupata in cose più serie tipo “costruir su macerie e mantenermi viva”, tanto per citare.  Il punto è che alla fine, proprio come in una casa dove non si fanno giornalmente le pulizie (e si continuano ad accumulare oggetti e disordine), la situazione diventa ingestibile e la tentazione di azzerare tutto è irresistibile. Qualche giorno fa, lo ammetto, stavo per cancellare l’account. Addio! Pace ritrovata, finalmente. Solo che questa soluzione  sarebbe stato come cercare di fare le pulizie in casa con il lanciafiamme: probabilmente esagerata, via.

Continue reading

Giornali, giornalismo, giornalisti. Spunti di discussione sul cambiamento.

Materiali e spunti di discussione. Da Arianna Ciccone e Giuseppe Granieri. 

Bookmarks for novembre 1st from 10:52 to 11:0  These are my links for novembre 1st from 10:52 to 11:00: