Il professore stanco (parecchi anni dopo)

Il professore stanco (parecchi anni dopo)

Questo blog, abbandonato da più di un anno e stasera faticosamente aggiornato, offre almeno un vantaggio: ti dà la possibilità di recuperare frammenti di scrittura che avevi più o meno dimenticato. Un cassetto della memoria online, più affidabile dei post su facebook, delle foto su instagram, degli aggiornamenti su twitter.

C’è un mio vecchio post, risalente al 2012, sei mesi dopo aver iniziato il dottorato (ora concluso e archiviato fra le esperienze morte e sepolte), intitolato significativamente «Il professore stanco». Rileggendolo, mi sono meravigliata di due cose: la prima, della sua desolante attualità; la seconda, della mia stupefacente capacità di resistenza, visto che, dopo quasi nove anni, per quanto stanca, sono ancora qui, a fare il mio maledetto mestiere. O forse non è resistenza, è solo pigrizia, incapacità di esplorare strade diverse.

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L’anti-recensione di un romanzo anti-biografico. Andate tutti affanculo di The Zen Circus con Marco Amerighi

L’anti-recensione di un romanzo anti-biografico. Andate tutti affanculo di The Zen Circus con Marco Amerighi

Se questo romanzo è, come dichiarato ufficialmente, un’anti-biografia, allora merita, di necessità, un’anti-recensione. Quindi, gli incauti lettori che eventualmente si imbattessero in questo post non troveranno gli ingredienti soliti di una recensione: considerazioni dotte sullo stile, osservazioni pensose sulla coerenza della trama o sulla costruzione dei personaggi, elucubrazioni più o meno documentate sul contesto (storico, sociale, musicale) della vicenda, intelligenti inferenze sul significato riposto del testo o sulla verosimiglianza della narrazione.

Troveranno, piuttosto, il tentativo di condividere un’emozione e una serie di domande che una lettrice qualunque si è fatta man mano che divorava, assai velocemente in verità, le pagine di questo strampalato, commovente, urticante e provocatorio racconto «on the road» degli inizi di una band, The Zen Circus, fra le più significative e interessanti nel panorama musicale italiano.

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Spoon River in Maremma

Spoon River in Maremma

romanzo sacha naspiniSembra, in apparenza, una narrazione realistica quella che Sacha Naspini  cesella nel suo «Le case del malcontento», impreziosita dall’uso sapiente del vernacolo locale, dal disegno accurato di quei dettagli paesani che fanno tanto colore locale: modi di dire, imprecazioni, il netto e diretto volgare toscano che tanto diverte quelli che toscani non sono e, allo stesso tempo, solletica e inorgoglisce la gente del posto quando se lo trova sbattuto sulla pagina con tutti i crismi della letteratura.

Al contrario, si tratta di una lingua sfacciata e cinica,  aspra e rabbiosa, sboccata e impietosa, che si nutre di disincanto e irride ogni residua bontà, ogni possibile gentilezza della vita: il realismo sfuma in una magia cattiva, un incanto ostile che inquieta e paralizza non solo i personaggi, smarriti nei loro soliloqui, ma anche i lettori che si avventurino per le strade tortuose dell’immaginario borgo maremmano.

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Noi, The Zen Circus, la musica che ti salva la vita e note sparse di varia umanità

Noi, The Zen Circus, la musica che ti salva la vita e note sparse di varia umanità
Appino_The_Zen_Circus

Andrea Appino alla Feltrinelli Red di Firenze

Di musica ne ho ascoltata tanta, e la musica ha tracciato i confini del mio mondo. Non sono mai diventata un’esperta, questo no, e non mi si chiedano citazioni, rimandi, date, aneddoti, influenze, definizioni. Ma la musica, ascoltata disordinatamente, compulsivamente, è stata sempre il mio specchio, la mia medicina, il mio sfogo, la mia salvezza. 

Perché sì, la musica mi ha salvato la vita più di una volta: se sono qui, nonostante tutto, con il mio bagaglio di memorie, ansie, malinconie, ma sempre in piedi e con qualche speranza dura a morire, gran parte del merito va a tutta la musica che mi sono sparata nelle orecchie sin da quando ero una triste ragazzetta imbranata con la fama della secchiona.

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Rieccola

Rieccola

Rieccomi.

Non so più quante volte, negli ultimi anni, ho abbandonato e ripreso in mano questo blog. Fagocitata dall’immediatezza di Facebook e scoraggiata dall’impressione che, nonostante il tempo perso per scrivere, riscrivere, correggere, limare, adornare un post qui su «Contaminazioni», fossi in grado al massimo di attirare l’attenzione sul titolo (perché, seriamente, fra i frequentatori dei social network quanti sono quelli che vanno oltre il titolo dei link condivisi?) e che quindi il gioco non valesse la candela, ho avuto più di una volta la tentazione di chiudere definitivamente.

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