Individutopia. Un romanzo ambientato in una distopia neoliberale

Individutopia

Individutopia di Joss Sheldon

Ricordate la famosa frase di Margaret Thatcher «La società non esiste, esistono soltanto gli individui»? Vero emblema di un’epoca, punto di svolta verso una condizione dalla quale non riusciamo ad uscire, a tal punto si è incistata nelle coscienze. Ognuno per sé, ognuno in competizione con gli altri per raggiungere la vetta, sgomitando per arrivare primo, in nome della cosiddetta «meritocrazia». Se qualcuno non ce la fa, peggio per lui: l’individuo «imprenditore di se stesso» è impegnato in una quotidiana battaglia per emergere dalla massa, per conquistarsi il suo posticino al sole. Della fine che fanno gli altri, i perdenti, i tanti che arrancano, che gli importa? Cazzi loro. Se non ce la fanno, la colpa è soltanto loro: della loro lentezza, della loro mediocrità, della loro mancanza di fede. Bisogna crederci, bisogna andare avanti avanti avanti.

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FOMO, la (ir)resistibile paura di perdersi

FOMO, la (ir)resistibile paura di perdersi

FomoGli apocalittici tempi (post)moderni ci regalano di continuo qualche nuova forma di pazzia: come, appunto, la cosiddetta FOMO, acronimo dell’inglese Fear of Missing Out, in italiano «paura di essere tagliati fuori»: un’ansia «sociale» che è cresciuta esponenzialmente con la diffusione e la pratica dei social network. La quantità impressionante di informazioni, più o meno rilevanti, che si rovescia quotidianamente sugli schermi dei nostri dispositivi, ritmata dal suono martellante delle notifiche, alimenta inevitabilmente il timore che qualcosa di assolutamente importante, fondamentale, insostituibile e imprescindibile possa sfuggire al nostro sguardo febbrile: FOMO, appunto, ovvero quell’impulso irrefrenabile a  controllare compulsivamente i nostri profili social, le mail, i messaggi di whatsapp, gli aggiornamenti di instagram, con il terrore inconfessato che «perdere il passo» ci condanni all’irrilevanza, all’invisibilità, all’emarginazione.

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Leggibilità (a proposito di scrittura facile e difficile)

Leggibilità (a proposito di scrittura facile e difficile)
granciporro

immagine di un granciporro

Niente da fare. La mia scrittura è «difficile». E il plugin che, quando pubblico un post, verifica la mia capacità di ottimizzazione SEO, ogni volta mi segnala impietosamente che il livello di leggibilità del mio stile è parecchio carente. Questo pezzo, vi avverto, non farà eccezione: anzi ricercherò scientemente (sic!) un livello di leggibilità assai basso. Alla faccia del plugin.

Qualche giorno fa, mi sono imbattuta in questo post sulla Rivista di Babbel (la piattaforma online per lo studio delle lingue straniere): Bellissime parole italiane dimenticate. Per inciso vorrei notare che il contenuto dell’articolo circola da tempo in Rete, in altri luoghi e forum. E da lì ha preso nuova vita, approdando in altre pagine, nonché, immagino, in innumerevoli bacheche facebook. Insomma il trionfo del copia-incolla.

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Sorvegliare e deridere. L’illusoria libertà della Rete

Sorvegliare e deridere. L’illusoria libertà della Rete

dislike-cloudApparentemente viviamo in un’epoca di sfrenata libertà di espressione: se prima la tribuna dell’oratore nella pubblica agorà era riservata soltanto a chi sapeva o poteva esprimersi, ora basta uno smartphone e, se anche non si ha niente di particolarmente intelligente da dire, si dice lo stesso. Libertà, dicevo. E di questa libertà quasi tutti approfittano: la Rete è diventata l’immensa discarica delle nostre esternazioni, delle nostre passioni, delle nostre idiosincrasie, delle nostre follie. E, naturalmente, dei nostri pregiudizi, dei nostri errori, della nostra ignoranza. Ma questa libertà, o licenza, di dire tutto quello che ci passa per la testa è reale?

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Complicato, complesso, complotto

Complicato, complesso, complotto

maledire-oscurita-lao-tseIl mondo è complesso e non di rado complicato. Così complicato  che molti , non riuscendo ad accettare l’imprevedibile caos che lo governa, ricorrono spesso a teorie complottistiche, o comunque fantasiose, di vario tipo e natura: immaginazioni di questo tipo almeno danno senso, e un senso facile, comprensibile, a ciò che non si capisce. 

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Scrivere con lentezza e fregarsene dei social (o almeno provarci)

Scrivere con lentezza e fregarsene dei social (o almeno provarci)

Tornare a scrivere fra gatti e libri

Scrivere, senza perché

Sento aria di primavera e, essendo meteoropatica, avverto che il mio umore sta sottilmente cambiando. Per esempio, ho voglia di ritornare a scrivere: soprattutto, a scrivere senza uno scopo, così, solo per il gusto di farlo, per il piacere di raccontare una storia, di condividere una passione, di comunicare una scoperta, di fare domande ed aspettare risposte.

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