Tornare su facebook, perché

Facebook fra odio e voyeurismo

I motivi per starsene fuori da facebook ci sono ancora tutti: la paura della dipendenza da social, l’avversione per discussioni che non portano a nulla (perché tutti parlano, ma nessuno ascolta davvero), la nausea per l’odio, la violenza, l’ignoranza, la mancanza di pudore di troppi utenti, i timori per la mia privacy, il senso di claustrofobia che mi prende quando constato l’invadenza che questo particolare social ha nelle nostre vite etc etc.

Ho trascorso questo esilio nelle lande più riposanti di Instagram (che comunque appartiene al medesimo padrone), nel tentativo di trasformare in influencer involontarie le mie gatte: tutto sommato, mi sembrava più produttivo, il che la dice lunga sulla mia fiducia nelle potenzialità comunicative di un social che sembra far emergere il lato peggiore dei suoi più assidui frequentatori. Twitter non riesce ad appassionarmi, Linkedin mi fa troppe proposte di lavoro (sic!), il blog comunque langue e …  alla fine ho riattivato il profilo facebook.

Impressioni? Accade un po’ lo stesso quando si riprende la visione di una soap opera tipo Beautiful: puoi aver perso qualche centinaio di puntate, ma la minestra quella è, il saporaccio non cambia. Anzi, peggiora.

Tuttavia, per quel che serve, sento che non è più il momento di starsene zitti in un angolo a rimuginare. Alla fine, da qualche parte bisognerà pure cominciare a contarsi. Marcare una differenza, dichiarare «comunque non in mio nome», tracciare una linea, prendersi delle responsabilità. Tocca farlo su facebook, e dispiace, ma la battaglia si combatte lì, se non altro perché in faccia nessuno ti chiamerebbe mai «radical shit» e «buonista del cazzo». Ma con una tastiera fra le mani, ah, com’è facile, sguazzare felici nella marea di odio che ci sta sommergendo. Che cosa lascerà dietro di sé quando poi si ritirerà, è facile immaginarlo, visto che ci siamo già passati: incredulità, sgomento, indignazione … sentimenti scontati, dopo. 

A più di settant’anni dalla Shoah è facile chiedersi «Com’è stato possibile?» e ripetere «Mai più»: visto l’andazzo, comunque, semmai gli storici del futuro dovessero consultare gli archivi delle nostre attuali follie, vorrei che il mio nome fosse nell’elenco giusto. Anche se scritto in caratteri piccolissimi, anche se pressoché invisibile. Ma dalla parte dell’umanità, della solidarietà, della giustizia.  

Alla fine, valgono ancora le parole del poeta:

Ognuno riconosce i suoi: l’orgoglio

non era fuga, l’umiltà non era

vile, il tenue bagliore strofinato

laggiù non era quello di un fiammifero.

 

 

 

 

 

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