La pubblicità è l’anima del consenso. A proposito dell’abolizione del “trattenimento in servizio”

Più ci penso, e più l’affermazione che l’abolizione del “trattenimento in servizio” oltre l’età pensionabile libererebbe almeno 15000 posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione mi sembra quantomeno azzardata (ricordo la definizione di età pensionabile: età anagrafica, stabilita obbligatoriamente dalla legge, che dà diritto alla pensione di vecchiaia).

Mi pare che, udite udite, abbia ragione Brunetta (cito da qui):

«In pratica, una norma varata nel 2008 (l’articolo 72, comma 7 del dl n.112) ha modificato i contenuti di una legge che risale a 22 anni fa (la n.503 del 1992) e che prevede appunto il diritto per il dipendente pubblico di rimanere in attività (purché lo voglia) nei due anni successivi al raggiungimento dell’età pensionabile. Nel 2008, però, queste regole sono state ammorbidite e il trattenimento in servizio ha smesso di essere un diritto inscalfibile dell’impiegato statale.
Per rimanere in attività, il dipendente deve infatti presentare un’istanza alla propria amministrazione che potrà accoglierla o meno, “in base a esigenze organizzative e funzionali, in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente e in determinati o specifici ambiti e in funzione dell’efficiente andamento dei servizi”. Detto in parole più semplici, la decisione finale ora spetta all’ente statale competente, che valuta se la permanenza del lavoratore nell’organico è ancora utile o necessaria.
Dopo questi ultimi cambiamenti legislativi, secondo l’ex-ministro Brunetta, già oggi il numero effettivo di trattenimenti in servizio si è ridotto a qualche centinaio all’anno e, dunque, non si capisce in quale arco di tempo il governo Renzi potrà creare migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Inoltre, non va dimenticato che la riforma Madia prevede un regime transitorio per i magistrati e gli uffici giudiziari, dove l’abolizione improvvisa dei trattenimenti in servizio provocherebbe una grossa carenza di organici».

 

Ricapitolando: l’istituto del trattenimento in servizio era già stato pesantemente ridimensionato dal governo Berlusconi. La riforma supposta epocale di Renzi non farebbe che portare a compimento un processo in fase molto avanzata. Tuttavia la si strombazza come cambiamento radicale, facendo leva probabilmente sul fatto che il pubblico tende a fare confusione fra pensione anticipata (che sostituisce l’istituto della pensione di anzianità) e  pensione di vecchiaia. In realtà i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia sono stati già aumentati (per uomini e donne dipendenti pubblici 66 anni e tre mesi fino al dicembre 2015), così come l’anzianità minima per ottenere la pensione anticipata (con relative penalizzazioni per chi sceglie di andare in pensione prima dei 60 anni di età). Senza addentrarmi nella giungla delle norme che regolano il trattamento pensionistico e le ipotesi di ulteriore riforma, mi pare che in questo caso specifico i numeri promessi (15000 nuove assunzioni nella PA) siano abbastanza fantasiosi. Tuttavia, non essendo una specialista, chiedo a chi ne sa più di me se questa mia interpretazione sia corretta (ma quanti sono in definitiva quei dipendenti pubblici che avrebbero voluto rimanere abbarbicati al proprio posto di lavoro per altri due anni dopo il raggiungimento dell’età pensionabile, che comunque è già stata innalzata da tempo? A parte, naturalmente, i magistrati, per i quali comunque si prevede un regime transitorio).

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