La verità della scuola nelle parole dei docenti. Una testimonianza – verità.

Nel mio post precedente concludevo “Pensiamo. Proponiamo. Condividiamo. Facciamo“.  Ebbene, l’esasperazione dei docenti, davanti agli annunci che si susseguono sugli organi di informazione è tale che qualcosa, finalmente, si sta muovendo, e in modo impetuoso: i docenti pensano, propongono, condividono e fanno. Su Facebook il collega Marco Raspanti ha scritto e condiviso questa lettera aperta, invitandoci a firmare e diffondere. In questo momento le parole di Marco stanno rimbalzando da un capo all’altro del social network. Dopo averle anch’io condivise sulla mia bacheca,  le rilancio qui, nella speranza che qualcuno voglia ascoltare questa testimonianza autentica e sentita: senza pregiudizi, solo con piena disponibilità a comprendere un malessere che sta diventando insostenibile. 

(Ai colleghi: condividete ovunque potete e firmate la lettera di Marco sul suo profilo o sul gruppo facebook “Insegnanti”)

Egregio Direttore,
come ad ogni cambio di governo, come ad ogni estate, anche in questo periodo è tornato di gran moda il “progetto di riforma della scuola pubblica”. Una scuola che tutti, ma proprio tutti, dalla persona più in basso nella scala sociale su su, fino ai più alti funzionari, credono di conoscere. 
E si son fatti un’idea precisa! 
Dice il sottosegretario Reggi: “la scuola non può più essere  ammortizzatore sociale”. Dice la stereotipatissima signora al mercato: “gli insegnanti lavorano solo 18 ore la settimana, e fanno 3 mesi di ferie all’anno!”.
Bene, facciamo uno scoop, entriamo dentro una scuola, dove entrano ogni mattina i nostri figli.
I ragazzi, quando hanno un’aula di informatica, lavorano su pc che non troveranno mai, nel mondo del lavoro, con sistemi operativi non più supportati nemmeno dalla casa madre. Le LIM funzionano, certo, ma manca la carta nelle stampanti, e nelle fotocopiatrici (ma funzionano le fotocopiatrici, o bisogna andare in segreteria?)…la carta…chi la porta? Ah, già, la prof di lettere, siccome fa più verifiche del prof di musica. Lui però porta lo stereo da casa, che quello dell’aula di musica non funziona. Quando c’è l’aula di musica. Altrimenti si suona in classe, accordandosi col prof di inglese, che deve fare la verifica nella classe accanto. Il prof. di inglese in un anno corregge, fuori dalle famose 18 ore, circa mille verifiche.
Mille!
Ma anche quello di matematica, e quello di italiano…tutti a casa, quando il sottosegretario crede che siano in giro a far acquisti, grazie all’ammortizzatore sociale della scuola, vergognosamente arricchiti da 80 euro in busta paga che ci sono ma alzano miracolosamente il netto, talvolta, di soli 15 €. In certe classi, standard per 20 alunni, ne hanno più di 30, i docenti. Con alcuni che in inverno litigano con il termosifone ed in estate con la finestra; poi gli arriva lo spigolo in un occhio. “E il prof dove guardava?”. “La lavagna, mamma”. “Fatti spostare da lì!” E il problema è risolto. Ma la mamma ha ragione: non deve risolverlo lei, quel problema.
Ma questi prof, come si qualificano? Cioè: io papà, come faccio a sapere se quel prof che mio figlio non sopporta è in grado di insegnargli? Il prof fa il PAS. Cos’è? E’ al posto dell’ex SSIS. Poi fa il TFA ed entra in seconda fascia. Traduco, Direttore? Vai in università, dove docenti universitari che non sanno cosa sia una classe di scuola primaria ti fanno ristudiare cose già studiate quand’eri matricola, ovviamente a tue spese (2500-3500€ circa), poi fai un esame e sali di una fascia. Traduco di nuovo? Se hai i 2500 € ti ritrovi alla stessa altezza, in graduatoria, di chi ce li ha. Se non hai i 2500, cambi mestiere. No, rimani in terza fascia. Per il TFA si sale di 1000€ circa. Stesso risultato, ma puoi farlo anche senza esperienza di insegnamento. Se poi non ti chiamano nella tua materia, puoi sempre sperare che ti accollino un bimbo con difficoltà: per insegnare la tua materia, la formazione non basta mai, per gestire un bimbo autistico, basta essere all’interno di una qualsiasi graduatoria.
E la maestra delle elementari? Quella che deve capire se un bimbo è lento o ha un ritardo nell’apprendimento? Vivace o ipercinetico? No, lei ha un lavoro MOLTO più semplice…infatti di ore a scuola ne fa 24, comunque troppo poche, pare. D’altronde, anche la compresenza per 4 ore a settimana che utilizzavano per gite e per aiutare i bimbi con difficoltà di apprendimento sono state considerate inutili e tolte di mezzo senza tanti complimenti.
I bimbi sotto i 3 anni? Fanno talmente tante ore a scuola che si addormentano con la faccia dentro al piatto.
E alle superiori? Ma perché, è scuola dell’obbligo? Mica tutta!
Sembra un teatro dell’assurdo, sembra Ionesco. Ma i suoi lettori, caro Direttore, lo sanno che da questo quadro grottesco, dipende in senso stretto la crescita dei loro figli? Ci hanno mai pensato, i suoi lettori, che spesso i ragazzi in età scolare passano più tempo con la maestra ed i prof che con i genitori? Lei pensa che sia opportuno far sapere ai suoi lettori che gli insegnanti non di ruolo (parliamo di centinaia di migliaia di persone, almeno uno per classe) non sono messi nelle condizioni di poter lavorare serenamente, rischiando di mandare al diavolo i sacrifici dei genitori per offrir loro un’infanzia/adolescenza spensierata e formativa?
Oggi si parla di riforma. Nessun punto di questi seriamente all’ordine del giorno, ma in compenso la proposta di scuole aperte fino alle 22, eliminazione dei precari facendo fare straordinari non pagati ai docenti di ruolo, riducendo le classi (non ci sono più soldi, la scuola è un grave costo per lo Stato), aumentando il numero di alunni in ogni classe, e via narrando. Cosa comporterebbe questo? Ai ragazzi? Ai collaboratori? A chi è a 3 anni dalla pensione e non ce la fa a raddoppiare il carico di lavoro? E se ti arrendi, perdi tutto?
Si dirà: è una boutade, nulla di ufficiale. Già, ma se poi succede davvero, qualcuno dirà “è da un mese che ne parlano tutti i giornali! Dove eravate? Ah, al mare!”
Andiamo in Europa a dire orgogliosamente che non abbiamo lezioni da prendere da nessuno, poi non mettiamo in condizioni i nostri figli, i lavoratori di domani, di accogliere in Italia con le opportune competenze chi vorrà venire a imparare davvero qualcosa, dalla culla dell’arte e della conoscenza?
La signora stereotipatissima al mercato del domani, darà la colpa ai prof. “Ne cambiavamo uno ogni quindici giorni!” Chi glielo spiega che esistono i contratti “fino all’avente diritto”?
Lo dica, signor Direttore, ai suoi lettori. Racconti come stanno le cose. In un paese dove tutto è improvvisato, lei che se lo può permettere, faccia il suo mestiere.
Noi speriamo di ricominciare a fare il nostro, dal 26 agosto in poi. Nel frattempo, per la cronaca, siamo “disoccupati”, che è lievemente diverso da “in ferie”. Quelle ce le hanno segnate anche se eravamo a scuola, tanto la legge lo permette. Grazie.

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