Mondiale imbarazzante

brasile-2014Criticare il calcio, o meglio, criticare la religione del calcio, in Italia, sembra richiedere una certa dose di coraggio, specialmente in tempi di mondiale. Dopo l’eliminazione della Nazionale, le polemiche sul social network si son fatte roventi. Due i partiti in campo: quelli contenti che l’Italia se ne torni a casa con le proverbiali pive nel sacco (perché il calcio è ormai una cosa brutta e sporca, perché i giocatori sono viziati miliardari neppure capaci di far bene il loro mestiere, perché l’enfasi mediatica sulle partite nasconde i veri problemi ed è, di fatto, un’arma di distrazione di massa, perché il nazionalismo a cadenza quadriennale fa un po’ schifo, perché menomale così si può tornare a parlar d’altro …) e quelli incazzati per la sconfitta, certo, ma comunque il calcio è lo sport più bello del mondo, e che peccato, in fondo davanti al televisore ritroviamo un po’ di unità, solidarietà e senso di di appartenenza, e non toccateci il football brutti moralisti snob. Non dimentichiamo le articolate discussioni tecniche, gli improperi contro il cannibale Suarez e le maledizioni all’arbitro.

Lo ammetto. Del calcio mi importa poco. Ho avuto, in giovane età, la mia fase “tifosa”, sono rimasta tiepidamente fedele alla Juventus ma da anni gli eccessi di enfasi che circondano il circo calcistico mi hanno stufata e ho smesso di seguire. In genere faccio eccezione per i Mondiali, sebbene  senza grande entusiasmo: ma qualche partita dell’Italia ogni quattro anni  può valere un piccolo sforzo di interesse.  Tuttavia in questi particolari Mondiali c’è qualcosa che mi disturba profondamente.

Se la Festa del Calcio in Brasile si celebra al prezzo illustrato da questo video, vale la pena di continuare a parlare solo di pallone, come se niente accadesse, come se niente fosse accaduto? (Genesi e significato del video li trovate qui)

Le foto che vediamo in questa gallery non dovrebbero spingerci a ripensare seriamente la natura del nostro coinvolgimento nelle faccende del calcio mondiale, disavventure della Nazionale incluse? Dobbiamo  far finta di non vedere e di non sapere, come se fra le partite e quello che succede fuori da quegli stadi faraonici (costruiti, fra l’altro, spendendo senza criterio e senza prospettive) non ci fosse alcuna relazione? È davvero così facile mettere fra parentesi la nostra indignazione per le disparità sociali ed economiche che si nascondono dietro la facciata televisiva del Mondiale, e ragionare solo di arbitraggi sbagliati? Non ci sentiamo (almeno un po’) imbarazzati per questa doppia morale? La tragedia vera qual è? L’eliminazione dell’Italia o la repressione brutale dei poveracci scacciati dalle loro favelas per garantirci  novanta minuti di spensieratezza all’ombra di un business spietato? Farsi queste domande significa abbandonarsi ad un inutile, patetico, triste moralismo? E se domani toccasse a noi?

Chiedo. E sì, ieri anche la mia televisione era sintonizzata sulla partita. Ma se la sconfitta dell’Italia mi ha lasciato indifferente, o quasi, sono da biasimare?

 

 

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