Il giorno dopo lo tsunami. (Non)bilancio provvisorio

Un mese fa, annunciando il mio sostegno a Rivoluzione Civile, scrivevo:

Rivoluzione Civile è, in primo luogo, una scommessa. Si trasformerà in una fregatura? In tal caso, per me non sarà che l’ultima di una lista che sta diventando desolatamente lunga. A chi allora mi dirà: te l’avevo detto, potrò sempre rispondere: Beh, almeno ci ho provato. E tu che cosa hai fatto, davvero, a parte titillarti con la giustificazione stantia del voto “utile” (ma utile per che cosa e soprattutto a chi esattamente?) o rifugiarti nella desolazione del non voto?

La fregatura c’è stata, tutta e senza sconti. Mi viene da dire “è la democrazia, bellezza”, sebbene la nostra democrazia sia fortemente compromessa da una legge elettorale che ne rappresenta la negazione plateale. Ma con queste regole si giocava, e con queste regole abbiamo avuto il risultato. Pericolosissimo da più di un punto di vista, ma tant’è. Il segnale è comunque forte e chiaro, per chi lo vuol sentire.

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Da Dante alle primarie (passando per Vaclav Havel e il potere dei senza potere)

Concludendo il canto VI del Purgatorio (quello della celebre invettiva “Ahi serva Italia di dolore ostello,/ nave senza nocchier in gran temepesta, /non donna di province ma bordello!”), Dante si rivolge con aspro sarcasmo alla sua Firenze, accusando i suoi concittadini di pressapochismo e faciloneria politica:

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca 
per non venir sanza consiglio a l’arco; 
ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. 
      Molti rifiutan lo comune incarco; 
ma il popol tuo solicito risponde 
sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!». 

Da brava professoressa, in questa vigilia di primarie, dopo aver assistito al balletto delle candidature, alla sceneggiata delle regole e delle deroghe, alla tormentata scelta dei nomi blindati, alle proteste indignate degli esclusi, ai rifiuti e alle entusiastiche professioni di impegno dei prescelti, più di una volta mi sono tornate in mente queste antiche parole: soprattutto quando ho visto confondersi nelle candidature buona volontà (il cui confine con il velleitarismo talvolta è impercettibile) e smania di apparire, desiderio di servizio e ambizione personale … insomma le intenzioni di molta gente che ha la giustizia sempre al sommo della bocca, tanto per riprendere Dante, e che non esita a scagliare le proprie frecce senza consiglio, ovvero senza adeguata cura e ponderazione.

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Oppure Bersani. Ma con riserva

Ho votato Bersani con riserva: diciamo che il mio è un voto in prestito, in attesa di vedere quali saranno le prossime mosse. Sia chiaro: non è un voto di approvazione o conferma nei confronti di quello che è stato finora il gruppo dirigente, toscano e nazionale, del Partito Democratico. E’ un voto che scommette sull’onestà intellettuale di Bersani, nella speranza che sappia prendere atto del grande desiderio di cambiamento che comunque emerge dai risultati. Non potevo votare Renzi perché sono assolutamente distante dal merito delle sue proposte, in particolare sui temi che più mi riguardano, come la scuola e l’università (e, sia detto senza polemica, vorrei sapere quanti di coloro che lo hanno votato si siano davvero presi la briga di analizzarne il programma, senza fermarsi al puro e semplice desiderio di “rottamazione” a qualunque prezzo). Ma sono perfettamente consapevole delle motivazioni che hanno spinto molti altri ( soprattutto molti giovani e giovanissimi) a sostenerlo, anche in contrasto con quelli che erano i loro convincimenti più profondi: un desiderio forte di rottura con una pratica oligarchica e spesso autoreferenziale che ha ingessato fino ad ora l’azione politica del Partito Democratico. Non è un caso che numerosi miei compagni di avventura in quella che fu la mozione Marino si siano schierati  con Renzi, in contrasto aperto con l’apparato. In particolare in Toscana il gruppo dirigente del PD dovrebbe  seriamente interrogarsi sul significato profondo dell’affermazione di Renzi, senza nascondersi dietro alibi risibili (al primo turno abbiamo sentito persino dire da autorevoli rappresentanti che Renzi aveva prevalso in quanto fiorentino: ma per favore!).

Quanto a me, mi auguro che Bersani faccia avvertire quel profumo di sinistra evocato da Nichi Vendola, il candidato che avevo votato al primo turno proprio in questa prospettiva. Detto questo, mi propongo di osservare con attenzione lo sviluppo di altre iniziative, come, ad esempio, quella del cosiddetto “Quarto Polo arancione”, il nuovo movimento “Cambiare si può“, che si pone dichiaratamente a sinistra del PD. Da qui alle elezioni politiche possono accadere molte cose. Chiunque vorrà il mio voto, quello che conta davvero, dovrà guadagnarselo: non c’è nulla di scontato.

I Fantastici Cinque, il giorno dopo

Dopo la tempesta di sghignazzate che ha commentato la bizzarra strategia comunicativa scelta dal PD per pubblicizzare l’evento, abbiamo avuto anche noi il nostro bravo confronto all’americana. Naturalmente via facebook e twitter i commenti in diretta si sono moltiplicati: per esempio, io e un gruppetto di amici assolutamente trasversale (renziani, vendoliani, bersaniani, e pure un supporter di Gozi rimasto senza fissa dimora) ci siamo dedicati ad un furioso “liveblogging” a ruota libera su facebook (in realtà abbiamo perfezionato il metodo a partire da X Factor, quello di Morgan, Elio & C., il che la dice lunga).

Ammettiamolo, ci siamo divertiti, ma non era una cosa seria. Nel nostro gruppetto abbiamo concluso, mi pare, che i migliori, ognuno a suo modo, siano stati Renzi e Vendola. Bersani senza infamia e senza lode. Puppato discontinua e non sempre convincente. Tabacci non pervenuto. Ovviamente nessuno di noi si è spostato di un millimetro dalle posizioni originarie: per qualcuno Vendola è sempre troppo poetico, per qualcun altro Renzi è comunque troppo furbo, etc etc. E ho l’impressione che gli indecisi e gli scettici siano rimasti indecisi e scettici. I sondaggi post evento promossi dai vari giornali suggeriscono valutazioni diverse, a volte proprie opposte, sui risultati del confronto. Lasciamo stare le opinioni dei giornalisti in studio: ne avremmo fatto volentieri a meno, e comunque anche loro non sono usciti dal consueto gioco delle parti. Chissà, forse ha ragione Alessandro Gilioli: ieri non abbiamo sentito nulla che già non sapessimo, non abbiamo sentito nulla di quello che volevamo sapere.

In altri termini: i candidati hanno recitato ognuno il proprio personaggio, come da copione: Vendola l’idealista, Renzi l’americano, Bersani il padre di famiglia, Tabacci il democristiano, Puppato l’outsider un po’ inesperta. Ma certo sono mancati il guizzo, l’elemento di sfida, l’imprevisto che accende la fantasia, la frase che “buca lo schermo”. Devo ammettere che, alla fine, le parole che mi sono piaciute di più sono state quelle postate da Vendola sulla sua pagina Facebook: “Mamma quanto ho sudato. Grazie a tutti“. Forse non lo rendono più carismatico,  ma almeno promuovono un elemento di identificazione molto umana fra il leader e il suo “popolo”. Tuttavia a ben vedere anche questo fa parte della specifica retorica vendoliana, quindi niente di nuovo sotto il sole.

Francamente credo che l’unica cosa da fare, seppure non decisiva, al di là dei comizi, degli show, dei dibattiti televisivi, sia leggere con attenzione e confrontare i programmi scritti dei candidati: un confronto che io e Luisa di Laicità e Diritti, tanto per dire, ci proponiamo di fare, a proposito di diritti, sul blog che abbiamo creato per questa finalità: Diritti in gioco.

Su Internet ognuno di noi, se vuole, può gridare “Il Re è nudo!”. Ricordiamolo sempre e agiamo di conseguenza. 

 

 

I Fantastici 5 e il mio stipendio da 2 euro e 31

Volevo scrivere un post seriosissimo sulle cosiddette “famiglie vedovili” come la mia, ovvero famiglie duramente provate da un lutto e per di più tartassate da un regime fiscale assolutamente iniquo: stamattina, controllando preventivamente l’ammontare del mio futuro stipendio di novembre, ho scoperto che, grazie al saldo Irpef, riscuoterò la bellezza di euro 2,31. L’argomento è grave, ma di questi tempi, così duri per tutti, a chi potranno mai interessare le difficoltà economiche delle vedove e la loro situazione paradossale? Me lo chiedevo, un po’ esitante.

Poi, mentre stavo cercando un po’ di materiale, mi sono imbattuta prima nella home page del sito del PD, a proposito del confronto fra i candidati alle primarie del centrosinistra, confronto che si terrà stasera su Sky.

Poi mi sono fatta un giro fra le varie (e prevedibili) parodie.

Infine sono inciampata nell’ineffabile Twit di PDnetwork.

E a questo punto mi sono incazzata davvero.

Avete un po’ scherzato? Ma dove avete la testa? Avete  davvero perso completamente la percezione  dell’abisso che esiste fra questa goliardia da mediocri photoshoppisti e i problemi reali che la gente deve affrontare? E vi pare che 60.000 visite di gente che vi sta  perculeggiando ovunque per la Rete siano un successo?

Bene, mi sto preparando a seguire il fatale confronto fra i nostri caserecci supereroi. Si dovrebbe discutere del futuro dell’Italia. Forse.

O ci ritroveremo a vedere un cartone animato?

Si accettano scommesse. Io punto due euro e trentuno sulla seconda.

Programmi scolastici


Le primarie del centrosinistra tendono, ahimè, a focalizzarsi sulle persone dei candidati, il loro carisma, la loro capacità di comunicare, di far leva su singole caratteristiche per suscitare simpatia e identificazione. Naturalmente la politica è fatta anche di questo, ma non solo di questo: e l’esperienza degli ultimi quindici anni dovrebbe averci insegnato qualcosa.

Per esempio a valutare le intenzioni programmatiche. Che un candidato tenga fede alle sue promesse è un altro discorso, ma almeno, quando si arriverà alla prova dei fatti, potremo dire: “ci stai provando, bravo” oppure “ci hai preso in giro, sei un cialtrone”. Quel che non è lecito dire è: “Uh, mi stavi tanto simpatico, ti ho votato, ma mica lo sapevo che le tue intenzioni vere erano queste …”

Naturalmente, occorre che i programmi (presumibilmente articolati e focalizzati su esigenze concrete) ci siano, e non appaiano semplicemente  una collezione di pie intenzioni. Comunque, già il fatto di porsi alcuni problemi chiave sulla base di fatti reali  e di una  consapevole e informata discussione preliminare rappresenta, per quanto mi riguarda,  un elemento positivo.

Prendiamo la scuola, per esempio. Le ultime vicende relative alla ventilata ipotesi di aumento del carico orario a ventiquattro ore dimostrano che i docenti, per quanto sistematicamente umiliati e bistrattati, se si arrabbiano davvero rappresentano una minaccia potente. E comunque, ogni ipotesi di riforma della scuola deve passare attraverso il loro effettivo coinvolgimento, altrimenti è destinata ad arenarsi o, peggio, ad essere controproducente, tanto più che le contraddizioni del sistema scolastico sono tante e metterci mano è ormai impresa titanica.

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