Basta compiti (e no alla conoscenza come penitenza)

Sono docente di liceo e in questi ultimi trent’anni ho prevalentemente insegnato al triennio. Do la lezione per casa? Sì, sempre assegnata: spesso modulandola e concordandola con i miei allievi. Ma negli ultimi tempi mi son resa conto di un fatto allarmante: molti ragazzi sembrano non essere più in grado di affrontare i compiti in autonomia. Perché? Mi sono convinta che il motivo non risiede nel fatto che nei gradi precedenti di scuola vengano loro assegnati pochi compiti. Forse, al contrario, gliene vengono assegnati troppi.

Ora, non ho la pretesa che il caso personale faccia statistica, ma  può essere utile che io racconti la mia storia. Figlia di maestra elementare, ho respirato scuola sin dalla nascita. Posso dirlo con certezza: mia madre, e molte sue colleghe (faccio riferimento ad un periodo di tempo che va, all’incirca, dagli anni Cinquanta ai Novanta), si guardavano bene da oberare i ragazzini di compiti casalinghi. L’ordine era: “Devi fare da solo, così io, insegnante, posso vedere dove sbagli, e correggerti”. Anzi, in certo modo, i genitori troppo apprensivi che si sostituivano ai figli (e all’insegnante),  non erano visti di buon occhio, e invitati a farsi da parte.

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Il professore stanco

Sono sei mesi che ho lasciato (momentaneamente) l’insegnamento attivo e l’effetto è stato simile a quello che si ottiene smettendo di fumare: com’è noto, si dice che l’astinenza dalla nicotina migliora in tempi brevi la performance fisica e intellettuale. Per quanto mi riguarda, l’allontanarmi per fare altro da quel monumento di chiacchiere inconcludenti e dannose che opprime ormai da decenni la scuola italiana, ha avuto indubbiamente il benefico effetto di snebbiarmi il cervello. Un professore che non continua a studiare, è un professore a metà. Un professore che, pur desiderandolo, non può studiare, perché da insegnante è stato forzatamente trasformato in un ibrido, un ircocervo, un patetico incrocio fra un intrattenitore, un assistente sociale, un terapeuta della famiglia, un burocrate, non può non essere frustrato.

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