Non ci fidiamo più (questione di logica)

Interrompo il mio operoso silenzio (sto studiando, sto riflettendo, e non ho tempo da perdere), per una pacata considerazione a commento degli ultimi eventi politici che hanno interessato gli Italiani in queste ultime settimane, fino alla diffusione odierna della lista dei ministri da parte del presidente incaricato Enrico Letta.

La presenza nella compagine governativa di alcuni personaggi prestigiosi e, presumibilmente, competenti, non controbilancia affatto i vizi d’origine del tentativo targato Napolitano/Letta: tentativo che, alla fine, non è altro che un compromesso al ribasso (quindi non una “nobile mediazione”, come da più parti si sta tentando di sdoganarlo).

Sono vent’anni che  da un lato si agita a fini propagandistici l’immagine di un Berlusconi corrotto e corruttore, vera anomalia della democrazia, e dall’altro lo si rincorre sul suo terreno, ovvero ci si accorda con lui e i suoi per conservare e spartire posizioni di potere e di privilegio. E’ un vecchio trucco, che non ha nulla a che fare con il vantato “superamento” di “steccati ideologici” e bla bla. In ogni caso, quello che emerge non è l’assenza di ideologiama la mancanza di idee, ovvero di una visione, una cornice generale che aiuti a interpretare e a risolvere i problemi concreti che in questa fase complicatissima noi tutti, persone comuni,  ci troviamo ad affrontare. E, si badi bene, le idee mancano da una parte come dall’altra. Magari ci fosse un maturo e responsabile fronte conservatore che si contrappone ad una forza consapevolmente progressista (notare che non uso volutamente le parole “destra” e “sinistra”, visto che va molto di moda il luogo comune “destra e sinistra sono concetti superati”). Purtroppo non mi pare che la nostra classe dirigente, da qualunque parte sieda in Parlamento, brilli per preparazione, competenza e slancio ideale (lo ribadisco,  “ideale”, non “ideologico”).

In ogni caso la mia logica è elementare. Se Berlusconi è una carogna impresentabile che ha condotto l’Italia al discredito internazionale e al declino economico, non è possibile fare accordi con lui. Se questi accordi, comunque, si fanno, o Berlusconi non è una carogna (ed è davvero una povera vittima perseguitata), oppure l’onestà, il rigore, il disinteresse, il senso di responsabilità non sono valori prioritari ma quello che conta è solo la spartizione del potere.

Ognuno decida quale sia l’alternativa che più si avvicina alla realtà.

 

Un manifesto contro la facile retorica

Il mio pezzo per il Blog di “Libertà e Giustizia Val di Cornia

L’appello di Gustavo Zagrebelski “Per una stagione costituzionale. Non parole vuote, ma atti di contrizione“, che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi sul nostro blog, è uno scritto certo non facile per il lettore medio  ormai abituato a condividere su facebook e twitter facili slogan e indignazioni a misura di  click. Ma proprio per questo è indispensabile. E’ indispensabile perché prova a sottrarre la diagnosi dei mali che affliggono la nostra democrazia alla brutalità delle semplificazioni banali; perché tenta di coniugare la riflessione politica con la consapevolezza storica e con l’indispensabile cultura istituzionale,  che troppo spesso soccombono davanti alla strumentalizzazione demagogica e alla diffusa (voluta?) amnesia del nostro passato; perché si sforza di restituire alle parole il loro senso più vero, sfuggendo alla trappola della generalizzazione populista e della demagogia a buon mercato. E’ indispensabile proprio perché è difficile: perché obbliga allo sforzo della comprensione e àncora l’indignazione a qualcosa di più saldo e sicuro rispetto al meccanismo abusato e sterile degli stereotipi gridati e della rabbia impotente.

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