A proposito della mia maglietta rossa, radical chic etc etc.

A proposito della mia maglietta rossa, radical chic etc etc.

Sì, il 7 luglio ho indossato la maglietta rossa. Parrebbe che questa scelta sciagurata mi arruoli di fatto nella schiera spregevole dei cosiddetti «radical chic», buonisti ipocriti con la puzza al naso, generalmente benestanti e ignari dell’aspra durezza della vita del cosiddetto «popolo». Per di più ho il torto di essere insegnante, ovvero appartenente a una delle più triste categorie di parassiti statali, notoriamente inquinata da inflitrazioni comunistoidi e per di più complice dell’immondo tentativo «gender» di contaminazione dell’italica sanità di costumi (il gender ci sta sempre bene). Dunque, vediamo: prof in maglietta rossa (anatema, anatema! i prof devono essere sempre neutrali, fuori e dentro la scuola, sia mai che corrompano le illibate coscienze dei teneri virgulti loro affidati), borghesuccia con il culo al caldo che il popolo  «vero», finalmente risvegliato dalle ispirate parole del nuovo leader di verde bardato, provvederà a rimettere al proprio posto, insieme a tutti gli intellettualoidi presuntuosi che sia sentono tanto nobili solo per il fatto di aver letto un libro in più: alla zappa, e zitti!

Continue reading

La trincea dei nonni e la delusione dei ragazzini. Ancora su Brexit.

La trincea dei nonni e la delusione dei ragazzini. Ancora su Brexit.

middle fingerA proposito di Brexit, la narrazione che si è imposta è, all’incirca questa: i vecchi (destinati a morire nel giro di poco: ho letto anche questa simpatica considerazione su qualche bacheca) hanno imposto la loro volontà ai giovani, che subiranno per decenni le conseguenze nefaste della mancata lungimiranza dei nonni.

La fonte principale per questa conclusione è qui:

yougov

Ma se leggete bene la legenda, scoprirete che questi dati sono predittivi e si basano su un campione di 1652 persone intervistate fra il 17 e il 19 giugno.

Sia chiaro. È sicuramente corretto valutare l’importanza del cosiddetto «fattore generazionale» a proposito dell’esito del referendum. Ma bisognerebbe tener conto di tutti gli elementi in gioco, non solo di uno e per di più basato su dati discutibili e moooolto parziali, per non dire altro.

Per esempio ci sono giovani inglesi che a votare non ci sono proprio andati: e non sono così pochi. Un‘analisi del Wall Street Journal mostra  questa situazione.

voto_inglese2

Insomma un buon 19% dei ragazzi fra i 19 e i 24 anni e un significativo 17 % degli adulti fra i 25 e i 49 sono rimasti a guardare.

La questione è timidamente accennata anche in un pezzo di Repubblica:

Se l’affluenza è stata alta in generale (72,2 per cento contro il 66,1 delle ultime elezioni parlamentari), tra chi ha rinunciato a esprimersi è molto alta la percentuale dei giovani sotto i 24 anni, che però hanno votato in blocco per il Remain. Un dato, questo, largamente previsto, poiché nelle elezioni generali dello scorso anno l’affluenza dei giovani inglesi è stata tra le più basse in Europa, con il 43 per cento contro il 78 per cento dei pensionati. I giovani insomma, non hanno ascoltato i tanti appelli ad andare a esprimere le loro simpatie europeiste, deludendo così proprio chi li voleva ago della bilancia dell’esito favorevole al Remain.

Detto questo è interessante riflettere su altri dati. L’analisi del Guardian sembrerebbe essere assai più dettagliata e preoccupante da altri punti di vista. Hanno votato in maggioranza contro l’Europa coloro che non hanno una laurea o comunque un titolo di studio elevato (fig.2);  quanti non possiedono nessun tipo di qualifica (fig.3); quanti hanno un reddito basso o medio-basso (fig.4); gli appartenenti alle classi subalterne – operai specializzati, operai non specializzati, pensionati, disoccupati, lavoratori precari (fig.5.)  Il dato legato all’età (fig.6) è forse il meno significativo, ma è quello sul quale l’immaginario collettivo è stato in larga misura convogliato (si veda, per questa lettura dei dati anche la sintesi in italiano qui dalla quale ho tratto le immagini).

Insomma, si sono rivoltati contro l’Europa i poveri e gli ignoranti (non necessariamente e non solo i più vecchi attaccati … a cosa poi?), ovvero le categorie di cui parlavo nel mio post di ieri: quelli che non hanno nulla da perdere dall’eventuale Brexit, perché in questi anni hanno già perso moltissimo, non ultimo la possibilità di informarsi in modo corretto e di scegliere non sulla base della paura e della cosiddetta «pancia»,  ma di considerazioni ragionevolmente motivate.

D’altra parte ci sarebbe da chiedersi quanto sia effettivamente informato il giudizio dei moltissimi commentatori nostrani che continuano a ripetere come un mantra la favoletta dei giovani ai quali sarebbe stato strappato il futuro dai vecchi:  a chi giova innescare il conflitto generazionale in luogo di una più corretta battaglia per i diritti e il benessere di tutti? O dovrei credere che questa Europa è il luogo meraviglioso dell’inclusione e delle opportunità, il paradiso di civiltà e benessere al quale gli stupidi inglesi hanno rinunciato?

Io penso che il sonno delle oligarchie ripiegate sui loro privilegi genera fatalmente il mostro del populismo: questi, poi, sono gli esiti. E credo che disinvestire sulla scuola e sulla cultura, condannare vaste fette di popolazione alla progressiva marginalizzazione, tagliare servizi e prospettive, allargare la forbice sociale in maniera non sostenibile, trasformi per forza il «popolo» in «plebe»: e la plebe , quando si incazza, combina guai. Ma rispondere al disagio sociale con il disprezzo (del tipo: non hanno pane? che mangino brioches) o, peggio, invocando soluzioni autoritarie,  non mi pare un gran rimedio (in verità mi pare un atteggiamento figlio della medesima ignoranza che si depreca).

Brexit, la democrazia e il potere dei senza potere

Ma quanto saranno brutti, sporchi, cattivi, vecchi, ignoranti e poveri quegli inglesi che, in maggioranza, hanno votato per la Brexit! E quanti commentatori intelligenti, acuti, illuminati e debitamente indignati hanno popolato in queste ore le strade del social network, deprecando i risultati del referendum britannico e levando alti lai sul cupo destino  riservato all’Europa per colpa di questa improvvida scelta? Perché lo sappiamo. La democrazia va bene solo quando il voto del popolaccio ignorante ci dà ragione. Ma se le cose vanno storte,  forse dovremmo ripensarla, dati i risultati, togliendo il diritto di voto nell’ordine a:

  1. i vecchi;
  2. i poveri;
  3. gli ignoranti
  4. e comunque a tutti quelli che non la pensano come noi. 

Continue reading

Ttip, Trattato di Partenariato Atlantico: potrebbe cambiare la nostra vita, e ne sappiamo poco.

 

Qualche link (alcuni già datati) per documentarsi sul Ttip, il Trattato di Partenariato Atlantico, che piace molto a Renzi. Chi mi legge, che cosa ne sa? Eppure potrebbe cambiare le nostre vite.

These are my links for novembre 2nd from 19:42 to 20:16:

A che serve la politica?

Domanda oziosa, direte voi. Il fatto è che la parola “politica” è una di quei termini dei quali, apparentemente, tutti pensano di sapere tutto, ma il cui significato è sfuggente e, per di più, incrostato di storia, storia millenaria. Già: ma a che serve la storia? E, soprattutto, chi ha del tempo da perdere per studiarla?

Premesso questo, diciamo che trovo nauseante la metamorfosi in chiave populistica e demagogica (aggettivi non esattamente sinonimi) della pratica e della comunicazione politiche (un peccato che, sia detto chiaramente, non è solo della Premiata Ditta Casaleggio, Grillo & C, ma di tutti i contendenti presenti nell’arengo politico, sinistra-destra-centro, con minore o maggiore efficacia manipolativa del pubblico di riferimento).

Prego notare che mi sto sforzando di scrivere in modo volutamente “difficile” (e già, altrimenti perché utilizzare il desueto “arengo”?). E’ ben vero che oggi per sembrare “difficili” e “intellettuali” basta avere ed applicare le competenze essenziali nell’uso corretto della grammatica, ortografia, sintassi, lessico: quindi, persino lo sforzo di evitare ripetizioni, strafalcioni e anacoluti può essere tacciato di insopportabile snobismo e scarsa sensibilità democratica, considerato il brodo comunicativo nel quale giornalmente ci immergiamo frequentando i social network, luoghi chiassosi in cui ognuno si sente in diritto di sparare la propria incontrovertibile e inossidabile opinione in un cacofonico intreccio di voci urlate che, di fatto, rende estremamente difficoltosa ogni attività di disponibile e attento ascolto degli altri possibili interlocutori.

Ma, va detto, esiste una demagogia più strisciante e insidiosa di quella veicolata dal convincimento “vox populi, vox Dei” (ovvero, secondo parodia, “siamo la gente, il potere ci temono”). Perché l’idiozia collettiva sparata a tutte maiuscole, con annesso uso futuristico di segni di interpunzione (in primo luogo mazzolini di punti esclamativi disseminati random e dirompente inflazione di puntini di sospensione)  nonché  interpretazione creativa della lingua italiana, è relativamente facile da individuare e demistificare. Ma è assai più complicato smascherare l’inganno laddove esso si celi dietro argomentazioni tecniche, uso e abuso di dati ufficiali e ufficiosi, esibizione di grafici, statistiche e percentuali: i numeri, si sa, su una platea genericamente complessata dalla consapevolezza della propria insipienza scientifica, fanno sempre una certa impressione, se non altro perché, come si dice, “la matematica non è un’opinione” e la pretesa oggettività del dato sembra esimere da ogni sforzo interpretativo. Due + due fa sempre quattro: o no?

Continue reading

Bookmarks for agosto 9th through agosto 16th

These are my links for agosto 9th through agosto 16th:

  • L’epidemia che rischia di distruggere il mondo – Il Sole 24 ORE – Il conflitto di interessi è l’indubbio frutto del pensiero unico del neoliberismo che ispira operatori, organismi di vigilanza e governi e li induce ad accettare le peggiori disuguaglianze e a creare politiche e interventi paradossalmente contraddittori, come la politica di austerità dalla quale si vorrebbe far dipendere la crescita, mentre ha l’unico effetto di aumentare la depressione e di rendere impossibile la crescita e quindi le future possibilità di pagamento del debito. L’avere metabolizzato, quasi fosse una conseguenza normale, il conflitto di interesse come motore del capitalismo finanziario e della speculazione non può che ricordare l’icastica immagine del grande Goya: «Il sonno della ragione genera mostri».
  • Non è un post per Ferragosto » Piovono rane – Blog – L’espresso – Da giornalista, la parte che piú mi ha colpito del libro di Gallino è peró quella che riguarda  le responsabilità di coloro che nei confronti di questa ideologia neoliberista potrebbero esercitare un pensiero critico (docenti universitari, economisti indipendenti, editorialisti etc) e che invece si sono fatti quasi tutti trascinare dalla corrente ‘mainstream’, vuoi per conformismo, vuoi per interesse, vuoi per pavidità, vuoi per ignoranza. Con il risultato appunto che – a dispetto della realtà – alle opinioni pubbliche appare ineluttabile se non addirittura auspicabile un sistema economico basato sulle colonne della disuguaglianza crescente e dell’insicurezza crescente.
    Una cecità che ci impedisce di vedere come paradossalmente questa ideologia – dopo averci portato alla Grande Crisi iniziata nel 2008 – ora pretenda di risolverla usando le stesse ricette e gli stessi dogmi che l’avevano provocata – e pure in versione aumentata.
  • L’Europa mal-trattata | Sbilanciamoci! – La Campagna – Noi, Economisti sgomenti, non possiamo che constatare la ripetuta, esasperante cecità delle élite europee, chiuse nell’autismo neoliberista, che concepiscono la politica economica solo come continua soppressione dei compromessi sociali e delle scelte democratiche. La nostra speranza è in un sussulto collettivo dei popoli europei. L’euro, nonostante la sua architettura distorta e insostenibile nel lungo termine, dà oggi ai popoli europei un interesse comune ad agire: un interesse comune a riappropriarsi delle istituzioni – in particolare della Banca centrale europea – che hanno in mano il loro destino. Il crollo – assai possibile – dell’euro negli anni a venire rischia di portare a un caos economico e politico dalle conseguenze incalcolabili.
  • Lettera agli amici europei sulla crisi italiana – Rassegna.it – Monti non condivide l’analisi della società che abbiamo fatto e in più la sua maggioranza non gli permetterebbe di fare queste cose: non ha potuto riformare davvero il sistema fiscale, non può lottare veramente contro l’evasione e la legge contro la corruzione è ferma in parlamento. La sua maggioranza non glielo permetterebbe perché è basata sul partito di Berlusconi e su un partito (l’Udc) che è stato alleato di Berlusconi fino al 2008 e che ha molti esponenti che sono stati coinvolti in inchieste sulla corruzione e la mafia. Ma i politici italiani dicono ai loro cittadini che non si può cambiare politica e non si può votare “perché così vuole l’Europa”. E per gli italiani rimanere in Europa è la cosa più importante e Monti sembra essere l’uomo giusto per questa missione.