Novembre 2013. Inizio terapia a scalare per disintossicazione da Facebook

Da qualche giorno sono decisamente poco attiva nel variegato e caotico mondo di Facebook. Prima di tutto, perché ho altro da fareanche su Internet, ma non solo su Internet (c’è tutto un mondo intorno – cantavano un tempo i Mattia Bazar – nonostante la digitalizzazione spinta della nostra realtà, e vale ancora la pena esplorarlo prima che sia definitivamente inghiottito in qualche fantastico buco più o meno cyber). In secondo luogo perché, lo confesso, Facebook per me, nonostante la quantità  e la varietà dei miei contatti, sta diventando abbastanza noioso. Infine sento di aver bisogno di riconquistare adeguati livelli di selettività e concentrazione rispetto a quello che è davvero importante sapere e condividere: Facebook è incredibilmente rumorosoe ogni tanto ci vuole silenzio, per ritemprarsi.

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Questo non è un titolo (e questo non è un post su San Girolamo)

sangerolamostudioAll’inizio, in realtà, avevo pensato un titolo che mi piaceva, soprattutto se letto come ideale didascalia all’immagine che correda questo post (San Girolamo nello studio, di Antonello da Messina): qualcosa come “San Girolamo e la Rete” o “San Gerolamo irRetito” o cose così. Poi mi sono detta: e chi vuoi che  legga un post presentato con il nome di un santo proprio in apertura e un’immagine rinascimentale come commento? Già qualcuno dei miei più affezionati lettori mi rimprovera uno stile poco adatto ad un blog: troppa esibizione di cultura (e me ne dispiace, perché io so quanto sia incerta e frammentaria la mia cultura), troppe citazioni, troppi link che pochi si danno la pena di seguire. In fondo, troppe parole. Beh, e allora proviamo in stile Magritte, hai visto mai.

Questo post sarà condiviso sul mio profilo facebook e già lo so: molti si fermeranno al titolo del link e all’immagine. Un po’ com’è successo nei giorni scorsi con il post su Laura Boldrini: non sono mancati i commenti del tipo “fatevene una ragione, Laura Boldrini è antipatica”, come se mi fossi arruolata nel cospicuo esercito dei difensori d’ufficio del Presidente della Camera e il post non fosse altro che un esempio della mia militanza. Non era così, ma tant’è: a molti è bastato il link e la conclusione era già pronta e servita.

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La cucina di Floria

Visto che più o meno tutti, complici le varie trasmissioni televisive dedicate alle abilità culinarie e all’imperversare di cuochi stellati in ogni canale televisivo, si scoprono insospettabili doti in cucina, fotografano le loro meravigliose creazioni e condividono le immagini su facebook per la soddisfazione e l’invidia dei loro contatti, ho deciso di inaugurare una nuova rubrica: la Cucina di Floria. Sta per iniziare la nuova stagione, il palinsesto presto si popolerà nuovamente di piatti raffinati per la gioia di occhi e palato, sarà bene non perdere l’occasione e sfruttare il trend.

Per questa prima puntata vi propongo due ricette poco impegnative, un primo e un secondo.

Penne scotte al sugo Barilla freddo.

Mettete l’acqua sul fuoco. Dimenticatevela e andate a fare altro. Quando finalmente ve la ricordate, tornate in cucina e verificatene il livello. Si sarà quasi del tutto consumata. Riabboccatela due o tre volte, finché, essendo ormai le due del pomeriggio, i figli affamati non comincino a protestare vivacemente.

Buttate le penne e tornate a fare quello che stavate facendo (scrivere sul blog, cazzeggiare su facebook, guardare Fox Crime …). Ricordatevi delle penne dopo un venticinque minuti circa. Scolatele e conditele abbondantemente con sugo al basilico già pronto Barilla, possibilmente appena tolto dal frigo.

n.b. se in tutto questo andare e venire vi sarete dimenticati di salare l’acqua e le penne saranno, oltreché scotte, completamente sciocche, il risultato sarà ottimale. Tenete conto che ormai si saranno fatte le 15. Meglio uscire alla ricerca del più vicino McDonald.

Arrosto al profumo di bruciato.

Prendete un bel pezzo di vitellone, possibilmente un taglio fra quelli più costosi. Legatelo, conditelo con amore e dedizione (sale pepe aglio rosmarino …), Mettetelo in pentola con un po’ d’olio dopo averlo debitamente adornato di fiocchetti di burro. Rosolatelo da ogni parte, aggiungete mezzo bicchiere di vino, abbassate la fiamma e andate a fare altro, per le successive due ore (minimo): le attività saranno sempre le solite, facebook, blog, letture, televisione, esercizi di scrittura, ascolto di musica …

A un certo punto dalla cucina arriverà uno suono sfrigolante accompagnato da un odore inconfondibile. Correte. Probabilmente troverete il vostro arrosto carbonizzato per metà. Cercate di salvare il salvabile e trascorrete le successive due ore nel tentativo di ripulire la pentola dalle due dita di bruciaticco che si sono formate sul fondo. Eventualmente uscite di fretta e andate al supermercato più vicino ad acquistare il mitico “Pollo alla diavola” di Quattro Salti in Padella. O tre fette di pizza al taglio.

E-Democracy.

Fra i miei contatti su facebook e twitter, posso annoverare un certo numero di politici in attività. Francamente, quando sono di malumore,  avrei voglia di cancellarli tutti, uno per uno, compresi quelli che mi capita di conoscere personalmente (ma non millanto nessun credito presso di loro, sia chiaro. Parafrasando il Marchese del Grillo “loro so’ loro e io non conto un cazzo“, anche se qualche volta ci siamo salutati e abbiamo scambiato due parole). Nonostante tutto me li tengo, se non altro per curiosità: spiare le loro bacheche, sempre in bilico fra propaganda (la loro) e illusione (quella dei loro commentatori e followers) è comunque istruttivo.

Questa è la democrazia in Rete. Profili di VIP, su Twitter o Facebook, magari gestiti da staff a pagamento, e una manica di coglioni che si illude di poter interagire direttamente con i “padroni del vapore”, di essere in grado, almeno qualche volta di far udire la propria vocina nell’ovattata stanza del potere. Ma figurati.