Corsi e ricorsi. A proposito di attivisti vecchi e nuovi, di generazioni, di giovani e anziani

Corsi e ricorsi. A proposito di attivisti vecchi e nuovi, di generazioni, di giovani e anziani

DylanCorreva l’anno 1963, da poche settimane era stato ucciso Kennedy. Un giovane cantante folk di belle speranze era stato invitato dal Comitato di emergenza sulle libertà civili (Eclc) per ritirare il premio Tom Paine, conferito ogni anno a un paladino della causa. La premiazione si sarebbe tenuta all’Hotel Americana di New York. Nel 1962, per dire, il premio era stato conferito a Bertrand Russell. Ora toccava ad un giovanissimo Bob Dylan (22 anni).

Il quale si presentò sul palco vistosamente ubriaco, e imbastì, traballando, un discorso sconclusionato che infastidì e indignò il pubblico (1400 ospiti paganti, tra cui alcuni veterani della libertà di innumerevoli campagne per la libertà di parola e per la giustizia sociale). Al punto che fu costretto ad andarsene precipitosamente fra i fischi, molti, e pochi, esitanti applausi. Si scusò, in seguito, disse che era stato frainteso, che non si era spiegato bene. Ma la frittata era fatta e si trasformò, in seguito, in uno dei tanti mattoncini che hanno edificato il “mito-Dylan”.

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La mamma di Baltimora, il blocco nero, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto

Ok, abbiamo visto tutti il video di Toya Graham, la madre “santificata” da moltissimi (eh, si sa, la mamma è sempre la mamma) perché ha preso a mazzate il figlio in diretta tv. Non voleva che diventasse un altro Freddie Gray, il ragazzo morto per mano della polizia (sei agenti incriminati). Comprensibile il suo gesto, comprensibile anche l’ammirazione superficiale di tanti. Ma bisognerebbe avere il quadro completo della situazione.

Intanto dovremmo chiederci chi fosse questo Freddie Gray e per quale motivo è morto (si chiama “tortura del furgone”, per chi non lo sapesse: si vede che la fantasia dei boia non conosce freni). Che poi  la sua morte è stata la ragione dei disordini. Ma dubito che i tanti commentatori nostrani lo sappiano.

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