Tredici domande scomode al Ministro Profumo

Stasera, alle ore 21, il Ministro Profumo sarà ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Il gruppo Facebook “Docenti incazzati“, vista la tendenza dell’ineffabile Fazio a non porre mai domande troppo scomode all’ospite di turno, ha pensato di aiutare il simpatico conduttore, elaborando una lisa di tredici domande (basate su dati di realtà) da sottoporre all’attenzione del Ministro: magari la trasmissione potrebbe giovarsene, risultando, chissà, più frizzante del solito. Fazio accoglierà la nostra provocazione? Il Ministro risponderà o continuerà sulla linea inaugurata dal serafico Monti, spacciando per risposte “tecniche” argomentazioni squisitamente ideologiche e propagandistiche? Seguiremo con grande attenzione l’appuntamento di stasera e verificheremo.

Di seguito il testo base (integrabile a piacimento) delle email che sono state inviate numerose all’indirizzo del programma.

Gentile Fabio Fazio, un gruppo di facebook che raccoglie quasi 2000 docenti italiani (http://www.facebook.com/groups/docentincazzati/), in prosecuzione dello scambio epistolare avviato con la sua trasmissione a seguito della puntata di domenica 25 novembre (presente il Primo ministro Mario Monti), le chiede di sottoporre al Ministro F. Profumo la seguente “lista” (genere da lei molto frequentato):
1. Ministro Profumo, con proposte come quella -contenuta in maniera irrituale nella legge di stabilità varata dall’esecutivo- di aumentare di 6 ore a parità di salario il lavoro in aula dei docenti della secondaria (com’è noto, materia di contrattazione e non riservata alla legge), non pensa di aver contribuito alla scarsa considerazione sociale della classe docente e quindi di aver danneggiato il ruolo dell’istruzione pubblica?

2. Non crede che con questo precedente in futuro altre leggi possano imporre aumenti di ore di lavoro settimanali anche ad altre categorie, trasformando di fatto i contratti collettivi in carta straccia?

3. Ministro Profumo, lo sa che ogni eventuale futuro innalzamento delle ore di lezione frontale produrrebbe un aumento insostenibile di ore di lavoro non frontale (destinate a correzione dei compiti, preparazione delle lezioni, programmazione, colloqui con i genitori, riunioni collegiali, esami di fine anno) dato che a ogni ora di lezione frontale corrisponde una certa quota di lavoro che i docenti svolgono al di fuori dell’aula scolastica?

4. Ministro Profumo, Lei, ministro dell’istruzione di questo Paese, come si è sentito quando il premier in questa stessa sede ha definito indistintamente i docenti, di cui conosce bene le condizioni di lavoro, “conservatori”, “corporativisti” e “strumentalizzatori” degli studenti in protesta? 

5. Ministro Profumo, Obama ritiene forte l’America non per il suo esercito, ma per la sua scuola: il ‘governo dei professori’, in Italia, condivide quest’idea? E, se è così, perché non ha invertito la tendenza degli ultimi governi, tagliando le spese militari e lasciando invariato lo stanziamento per l’istruzione pubblica?

6. Ministro Profumo, nella lettera che ha inviato ai docenti e agli studenti prima dello sciopero del 24 novembre Lei ha detto di non aver mai condiviso l’impianto del Ddl 953 (ex Aprea), allora perché non si è mai pronunciato contro il disegno di legge nelle sedi competenti? 

7. Ministro Profumo, si fa un gran parlare di digitalizzazione, di tablet, di LIM, ma lei sa che le scuole ‘reali’ – in cui alcuni nuovi strumenti sono arrivati in maniera insufficiente, non omogenea né pianificata e senza specifica formazione – stanno assistendo ad un processo di ‘dematerializzazione’ che nulla ha a che vedere con l’informatica, visto che mancano ‘materie prime’ come la carta per le fotocopie (che, quindi, molti docenti devono gestire a proprie spese) e sussidi didattici indispensabili?

8. Ministro Profumo, è consapevole del fatto che (almeno nella fascia dell’obbligo) gli insegnanti – spesso senza alcun aiuto né economico né strutturale – stanno affrontando da anni e da soli il difficile compito di alfabetizzare ragazzi stranieri (il cui numero supera quasi sempre il tetto fissato dalla legge) provenienti da tutti i continenti e che sono in aumento esponenziale gli alunni con disabilità nonché DSA (certificato e non certificato), per cui la programmazione didattica e di conseguenza il lavoro in classe è via via più complesso (mentre dal 2008 gli interventi di Riordino dei cicli hanno eliminato le compresenze)?

9. Ministro Profumo, Lei ritiene davvero di migliorare il servizio scolastico agli studenti, offrendo con il nuovo Concorso (fondato su quiz di dubbia aderenza alle reali esigenze didattiche ) la possibilità di entrare in ruolo a persone che non hanno mai insegnato anziché a precari super qualificati con molti anni di esperienza?

10. Ministro Profumo, quanto costerà il Concorso e quanti docenti realmente otterranno una cattedra, considerata la progressiva contrazione degli organici in vista dell’aumento dell’orario di insegnamento e della riduzione del corso di studi da lei prospettati? 

11. Ministro Profumo, Lei è a conoscenza del fatto che le graduatorie sono stracolme di docenti specializzati nell’insegnamento e che la maggior parte di essi hanno meno di 35 anni?

12. Ministro Profumo, è forse ancora allo studio il progetto di ridurre a 4 gli anni curriculari delle superiori, che comporterebbe un’ulteriore, grave falcidia delle cattedre e un impoverimento insostenibile per l’offerta formativa della scuola secondaria di secondo grado?

13. Ministro Profumo, Lei, oltre ad essere Ministro dell’Istruzione, è stato anche rettore del Politecnico di Torino e presidente del CNR: è abituato, quindi, a lavorare con le eccellenze nel mondo dell’istruzione. Quelle eccellenze si sono nella maggior parte formate a partire dalla scuola pubblica. Le è mai capitato di fare un’esperienza di insegnamento in una classe di un istituto superiore di una qualsiasi periferia di questo nostro bel Paese? Ha idea di quanti sono gli alunni in un’aula? Di quali sono le strutture reali? E’ a conoscenza del fatto che con l’aumento degli allievi per classe dovuto ai tagli e con la presenza giornaliera di studenti in sovrannumero perché, in caso di assenze del personale docente, vengono ‘smistati’ per mancanza di supplenti (ciò succede anche ai bambini delle primarie), quasi nessuna scuola pubblica può rispettare le norme di sicurezza, né garantire effettivamente il diritto allo studio, specialmente ai ragazzi con difficoltà?

Gentile Fazio, 
gli elenchi, come gli esami, non finiscono mai: il tempo, però, anche ‘quello che fa’, è una risorsa finita, quindi ci fermiamo qui. Scelga pure lei le domande da sottoporre al ministro, se lo ritiene, se, come sappiamo, il tempo è poco. Sono tutte vitali per la nostra professione e per il futuro della scuola pubblica statale. Speriamo fiduciosi che la sua risposta non lasci ‘il tempo che trova’ e che nella prossima occasione di un dibattito sulla scuola voglia ospitare nella trasmissione anche un insegnante.

2000 proff forse inca…lzanti, certo inca…lzati
http://www.facebook.com/groups/docentincazzati/

spedire a raitre.chetempochefa@rai.it

De Amicis non abita più qui

L’ormai famoso (o famigerato) video “Porta a scuola i tuoi sogni”, promosso dal MIUR, ha già procurato una marea di commenti e ormai il fatto non è più così fresco. In questo post, tuttavia, non entrerò se non marginalmente nel merito del messaggio che si voleva veicolare ma cercherò di comprendere perché questa operazione comunicativa non solo non ha funzionato, ma, fatalmente, non poteva funzionare. E non c’entra il fatto che il video sia stato girato in una scuola privata, per di più tedesca, di Milano: la location (per quanto  infelice, ammettiamolo) è l’ultimo dei problemi.

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Ministro Profumo, me la pubblica?

Ministro Profumo, me la pubblica?

 

 

[Aggiornamento di sabato 20 ottobre: il post è stato pubblicato. E con il mio post, sono stati pubblicati altri interventi molto critici sull’operato del Ministro e, più in generale, della politica tutta riguardo la scuola. Dopodiché è stata interrotta la possibilità di postare ulteriori interventi in quello spazio. Il Ministro ha chiuso con i suoi ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito]. 

Mercoledì, alle ore 18 e 30 o giù di lì, ho postato questo intervento sul tumblr del Ministro Profumo. (l’immagine a lato è lo screenshot del messaggio che mi avvertiva della moderazione). Rileggendolo, lo trovo un filino polemico (oh, solo un filino, s’intende), ma non mi pare di essere stata offensiva o maleducata. In ogni caso non è stato pubblicato. Qualunque sia stata la ragione (forse lo hanno giudicato fuori tema, forse hanno ritenuto improprio il fatto che dopo la conclusione abbia linkato le mie precedenti missive al Ministro – 1 e 2, già ospitate su questo blog, forse hanno ricevuto troppi messaggi sul medesimo argomento e dopo averne pubblicato qualcuno hanno deciso di piantarla lì), e non voglio credere sia stata censura, ho pensato che comunque valesse la pena di condividerlo con i miei venticinque lettori. Tuttavia spero sempre che, vista la dichiarata disponibilità del Ministro all’ascolto, il mio post si materializzi, prima o poi, anche nel suo spazio. Se qualcosa di simile è capitato anche a voi, fatemelo sapere nei commenti, che vi ospiterò volentieri qui. Rispettate la netiquette, mi raccomando.

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Dove si nasconde la trappola (Oilproject capitolo 2)

[Riassunto della puntata precedente.

a) Il progetto Oilproject viene mediaticamente decantato come il futuro dell’educazione targata web, la strada italiana verso l’innovazione. 

b) In realtà si tratta dello scimmiottamento un po’ maldestro e approssimativo di esperienze americane che, per quanto spesso discutibili, vengono svolte con ben altri mezzi economici e organizzativi.

c) il motto “tutti liberi di insegnare, tutti liberi di imparare” sottintende un modello culturale che di fatto sancisce l’irrilevanza dei docenti professionisti. Il che, in una fase  politica ed economica come quella odierna, è estremamente pericoloso. Senza contare che in un contesto dove tutto o quasi viene monetizzato, il presupposto che competenze faticosamente acquisite e mantenute debbano essere “messe sul mercato” gratis, per amore della gloria, di fatto le svaluta (e svaluta i contenuti che esse veicolano).  

d) In più, non è vero che si tratta di una novità assoluta in Italia, perché anche nel nostro Paese sono in atto da anni, nelle Università e nelle singole scuole, grazie allo sforzo individuale mediaticamente poco o nulla riconosciuto  di molti insegnanti illuminati, iniziative e ricerche innovative nell’ambito del cosiddetto  web learning.

Detto questo, non è che voglio fare una crociata specificatamente contro Oilproject. Tutta questa storia mi serve fondamentalmente per due scopi: primo, dimostrare l’approssimazione dei media quando affrontano le tematiche educative (e quando si richiamano ad esperienze straniere senza valutarle con sufficiente attenzione); secondo, ragionare sui presupposti ideologici che stanno alla base di questa approssimazione e sulle loro conseguenze politiche. Se di fatto il Ministro benedice esperienze di questo tipo e allo stesso tempo impone ai docenti di lavorare di più senza pagarli di conseguenza, mi sembra che qualcosa voglia dire. O no?]

Esiste un altro aspetto, apparentemente più tecnico, che riguarda la disciplina della proprietà intellettuale e che peraltro giustifica ulteriormente la diffidenza che le istituzioni pubbliche, come le Università, hanno nei confronti di iniziative di questo genere. Sono andata a spulciare le Note Legali sui sito e mi sono fatta qualche domanda alla quale spero che gli esperti in materia vogliano dare qualche risposta.

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Oilproject, parecchi dubbi e poche certezze. Ma io non sono un “media guru”.

Grazie all’evento World Wide Rome, la piattaforma OilProject, pomposamente denominata “la più grande scuola online in Italia”, ha di fatto ricevuto la sua consacrazione ufficiale. Per vostra comodità, ecco una breve rassegna stampa:

OilProject, quando i corsi diventano playlist (Il Sole 24h, 11 ottobre)

Oilproject presenta i suoi nuovi corsi gratuiti online (La Stampa, 11 ottobre)

Oilproject nuova forma, nuova sostanza (Punto Informatico, 11 ottobre)

“Liberi di imparare, liberi di insegnare”, ecco la nuova piattaforma online delle conoscenze  (Linkiesta, 11 ottobre)

Senza contare l’autorevole e ripetuto endorsement di Riccardo Luna, qui e, in precedenza, qui.

E’ vero che in origine OilProject doveva essere qualcosa di diverso, come si arguisce da questo articolo di Italian Valley (2011), probabilmente molto più ambizioso e innovativo di quanto non appaia allo stato attuale (se non erro, il video più recente della sezione Attualità è della primavera del 2011 ma forse c’è qualcosa di più “fresco” sul canale youtube): ma tant’è.

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Lettera aperta al Ministro Profumo n°2

Ragionando a mente fredda sulle conseguenze dei provvedimenti sbandierati dal Ministro Profumo. E sulla tempistica di certi annunci. 

Gentile Ministro,

ma cosa mi combina? Certo che ha irritato parecchio i docenti con questa storia del “bastone e della carota”, con il ventilato aumento dell’orario di lavoro a parità di stipendio (o a stipendio diminuito di fatto, visto che gli scatti sono congelati), con il richiamo a standard europei (mi verrebbe da dire, da europeista quale sono sempre stata: e basta con quest’alibi, un alibi che maschera qualunque nefandezza, povera Europa). Le reazioni sono state molte e vivaci, e non ho proprio niente da aggiungere a quello che molti colleghi hanno scritto e condiviso in Rete e altrove. Senza contare la simpatica risposta degli studenti durante la manifestazione di ieri.

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