Bacheca aperta, porta aperta

Bacheca aperta, porta aperta

aprire la bacheca, far scoppiare la bollaLa mia bacheca Facebook, il mio profilo Instagram, il mio account Twitter restano ostinatamente aperti: e con questo post spiego perché. 

Da molti anni, ormai, mantengo aperta la mia bacheca di facebook (mi riferisco a facebook, perché altrove, anche se esiste, la mia presenza è molto più appannata), in modo che quanto scrivo e condivido sia visibile al mondo tutto e non solo ai miei contatti. Va detto che il numero dei miei «amici» su facebook è abbastanza alto: al momento 3250 più 121 followers che hanno la possibilità di leggere i miei post pubblici, ovvero tutti. Siamo ben lontani dal cosiddetto «numero di Dunbar», ovvero il numero massimo delle relazioni sociali stabili che un essere umano è in grado di sostenere (ne parlavo in un altro post, un po’ di tempo fa): quindi mi rendo conto che le cifre sopra sbandierate sono sicuramente più virtuali che reali, se mi si consente di usare questa parola notoriamente fuorviante.

Continue reading

Gli Stati Generali, il giornalismo e gli esperimenti di una prof curiosa

Gli Stati Generali, il giornalismo e gli esperimenti di una prof curiosa

social-media-419944_640Dopo essere stata inghiottita (per tanto, troppo tempo) da Facebook e dalle sue dinamiche drogate, ho pensato che bisognava uscire dall’incantesimo. Ricominciare ad argomentare in uno spazio più ampio e flessibile di un post in bacheca, ragionare invece di buttar lì una battuta veloce e via, costruire riflessioni condivise e documentate.

È faticoso. Scrivere un post, anche breve, mi richiede tempo, attenzione, concentrazione. C’è dietro, sempre, un lavoro di verifica e controllo. A un certo punto ho creduto che i ritmi veloci del web così come ora si è sviluppato (condividi, twitta, ritwitta, metti un like, commenta random etc etc) ormai non si adattassero più a una cosa vecchiotta e démodé come il blog. Stare sul pezzo, sempre. E la vita scorre veloce fra uno scatto di Instagram, un messaggio su Whatsapp, un “mi piace” su Facebook, un hashtag su Twitter.

Ma siamo sicuri che vada bene così? Certo, è più facile assecondare l’onda: è anche più divertente, diciamolo. Sebbene talvolta gli inevitabili flame nei quali ti trovi invischiato sciupino il divertimento. E poi la gente commenta, commenta i commenti, sta sempre con il cellulare in mano senza guardare mai a destra e a sinistra: c’è un mondo intorno, ma chi se ne frega? ce n’è un altro,  apparentemente più vasto a portata di clic. Stare dietro a tutti è estenuante. Altro che blog.

Continue reading

La mamma di Baltimora, il blocco nero, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto

Ok, abbiamo visto tutti il video di Toya Graham, la madre “santificata” da moltissimi (eh, si sa, la mamma è sempre la mamma) perché ha preso a mazzate il figlio in diretta tv. Non voleva che diventasse un altro Freddie Gray, il ragazzo morto per mano della polizia (sei agenti incriminati). Comprensibile il suo gesto, comprensibile anche l’ammirazione superficiale di tanti. Ma bisognerebbe avere il quadro completo della situazione.

Intanto dovremmo chiederci chi fosse questo Freddie Gray e per quale motivo è morto (si chiama “tortura del furgone”, per chi non lo sapesse: si vede che la fantasia dei boia non conosce freni). Che poi  la sua morte è stata la ragione dei disordini. Ma dubito che i tanti commentatori nostrani lo sappiano.

Continue reading

Demagogia scolastica: dobbiamo credere a Babbo Natale?

Il 15 dicembre, pare, saranno presentati ufficialmente i risultati della megaconsultazione renziana sulla scuola. Nell’attesa il Ministro Giannini ha annunciato che nella nuova e buona scuola che verrà, diminuiranno i compiti a casa: il che, intendiamoci, sarebbe un bene, per i motivi che spiegavo nel mio post «Basta compiti! E no alla conoscenza come penitenza».  Solo che un’affermazione del genere, buttata lì come per caso, con il sorriso sulle labbra e la voce impostata da signora toscana della buona società, puzza di demagogia lontano un miglio. Per ragioni simili e simmetriche a quelle che spingevano la Gelmini all’elogio del grembiulino e della severità delle valutazioni. Il premier Renzi, intanto, favoleggia di «una carica dei mille» che dedichino «tempo» alla riforma, per allargare il consenso intorno al progetto: non male come mossa propagandistica per nascondere il sostanziale flop di partecipazione e coinvolgimento nelle iniziative promosse online (come, fra le righe,  nota il sovversivo Corriere della Sera).

Continue reading

Ma quanti amici hai, davvero? Su Facebook, il numero di Dunbar e le illusioni del narcisismo in Rete.

Vanitosa! Narcisista! Presuntuosa! Una persona qualsiasi che sventola come un trofeo l’inquietante numero (ad oggi) di 2906 “amici” su Facebook. Vergogna! Che cosa me ne farò, di tutti questi contatti, non lo so davvero. Già da tempo mi sono accorta che le mie interazioni si limitano ad un gruppo ristretto di persone: ci diamo ragione l’uno con l’altro, ci scambiamo reciproci like, condividiamo le nostre robette, commentiamo con faccine e amenità varie le nostre foto e i nostri aggiornamenti più o meno seriosi, più o meno spiritosi.

Continue reading

Strategia di sopravvivenza a Facebook

Strategia di sopravvivenza a Facebook

Io sono una persona molto, molto pigra. E, diciamola tutta, durante il giorno ho spesso di meglio da fare che organizzare, implementare, aggiornare ripulire i miei vari account social (facebook, twitter etc etc): spesso mi ritrovo occupata in cose più serie tipo “costruir su macerie e mantenermi viva”, tanto per citare.  Il punto è che alla fine, proprio come in una casa dove non si fanno giornalmente le pulizie (e si continuano ad accumulare oggetti e disordine), la situazione diventa ingestibile e la tentazione di azzerare tutto è irresistibile. Qualche giorno fa, lo ammetto, stavo per cancellare l’account. Addio! Pace ritrovata, finalmente. Solo che questa soluzione  sarebbe stato come cercare di fare le pulizie in casa con il lanciafiamme: probabilmente esagerata, via.

Continue reading