Il giorno dopo lo tsunami. (Non)bilancio provvisorio

Un mese fa, annunciando il mio sostegno a Rivoluzione Civile, scrivevo:

Rivoluzione Civile è, in primo luogo, una scommessa. Si trasformerà in una fregatura? In tal caso, per me non sarà che l’ultima di una lista che sta diventando desolatamente lunga. A chi allora mi dirà: te l’avevo detto, potrò sempre rispondere: Beh, almeno ci ho provato. E tu che cosa hai fatto, davvero, a parte titillarti con la giustificazione stantia del voto “utile” (ma utile per che cosa e soprattutto a chi esattamente?) o rifugiarti nella desolazione del non voto?

La fregatura c’è stata, tutta e senza sconti. Mi viene da dire “è la democrazia, bellezza”, sebbene la nostra democrazia sia fortemente compromessa da una legge elettorale che ne rappresenta la negazione plateale. Ma con queste regole si giocava, e con queste regole abbiamo avuto il risultato. Pericolosissimo da più di un punto di vista, ma tant’è. Il segnale è comunque forte e chiaro, per chi lo vuol sentire.

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Ehi, tu … (appello al potenziale astensionista)

Ehi, tu … parlo a te: a te, cittadino stanco e sfiduciato che hai quasi deciso di lasciar perdere. Altro che votare: stai seriamente meditando di emigrare quanto prima. Perché la politica, francamente, ti ha più che deluso, ti ha proprio disgustato. E questa campagna elettorale, perennemente in bilico fra marketing e tifo da stadio, di certo non ti ha aiutato.

Di Berlusconi e dei suoi compari non vorresti più vedere la facce manco dipinte. Monti con la sua aria da professore saputo e  il salottiero aplomb di chi è abituato a guardare da lontano, con il mignolino alzato e il birignao vagamente disgustato, la melma (la merda?) in cui il resto dell’umanità, te incluso, si dibatte, proprio non ti va giù. Grillo già non ti piaceva quando faceva il comico, e ora che fa politica non solo non ti convince, ma forse addirittura ti spaventa: capisci l’incazzatura di chi lo segue adorante, perché in effetti anche tu ti senti parecchio incazzato, ma hai la netta impressione che il salto nel vuoto non preluda ad un volo nel blu dipinto di blu ma ad un misero schianto sul cemento della dura realtà: schianto magari commentato dallo sghignazzo incredulo del resto d’Europa che dagli Italiani non sa più cosa aspettarsi. E poi ci sarebbe il centrosinistra (con il trattino? senza trattino? rammenti l’annosa questione?), che di belle promesse ne fa parecchie, sul lavoro, sull’economia, sulla scuola, sui diritti, ma pare un po’ confuso, se non altro perché delle macerie di questi vent’anni porta precise responsabilità, E certo, sì, ha fatto le primarie (del resto il principale partito si chiama “democratico”, bisognerà pure che cerchi di meritare questo aggettivo …), ma bisogna rammentare che in un tot di anni il PD di certo non si è rotto il collo nel tentativo di modificare la legge elettorale, chissà perché … e mentre Monti e i suoi ministri, fra un brunch e un té, procedevano imperterriti a tagliare diritti e a impoverire il Paese, il PD votava tutto, ma proprio tutto, senza fare una piega. Anche ora, da una parte fa l’occhiolino ai moderati, dall’altra si tiene stretta Sel, ma così stretta da stritolarla in un abbraccio mortale.

Io sono come te. Avrei da fare mille cose più interessanti, più appassionanti, più “vere” che lo star dietro a questo pericolante baraccone, a questo circo Barnum scalcinato, a questa rappresentazione mediocre recitata da guitti balbettanti.

Però ti dico: domenica fa’ uno sforzo, una volta di più, esci e vai a votare. E’ quello che farò, dopo averci pensato tanto. L’idea di starmene a casa, lasciando che comunque la scelta fosse di altri, mi dava la nausea. Non volevo sentirmi così: tentata da un rifiuto che trasformasse di fatto la disillusione in passività. Ho fatto una scelta (Rivoluzione Civile). Ho spiegato le ragioni della mia scelta (le ho scritte qui, se ti interessano). Ho preso e sopportato serenamente  una bella dose di critiche: prima di tutto l’accusa di buttar via il mio voto in nome di un mero esercizio di testimonianza, perfettamente inutile se non dannoso ( ma poi non è vero, la retorica del voto “utile” è, appunto, retorica: basta sapere come funziona davvero questa funesta legge elettorale per rendersene conto).

Bene, lasciamelo dire: anche la testimonianza ha un senso. Sto testimoniando persino adesso, scrivendo parole che pochi leggeranno, che forse qualcuno non comprenderà fino in fondo: non voglio dimenticare che ci sono luoghi nel mondo dove persino questo mi sarebbe proibito. Qui, sul blog, e domenica, con il mio voto, voglio dire che ci sono anch’io, ci sono anche quelli come me. Che non urlano, non sbraitano, non aggrediscono e non fanno inutili polemiche. Ma che proprio non riescono a tacere, in un modo o nell’altro. Che non si rassegnano al silenzio.

Ho pensato che la Rivoluzione, una rivoluzione “civile”, passasse anche dal tentativo di riprendersi la voce, di farsi ascoltare, di ritrovare rappresentanza, di riconoscersi in un progetto e di dare una mano a costruirlo. 

Però questa è solo la mia intenzione di voto. Non pretendo che tu la condivida. Le discussioni da social network, in cui tutti parlano ma nessuno ascolta (e nessuno sposta di un millimetro il proprio giudizio o pregiudizio) francamente mi appassionano poco. Tuttavia, anche se non apprezzi più di tanto le mie argomentazioni, anche se non voteresti mai chi io ho deciso di votare, non rinunciare a un diritto, per quanto esso sia sfigurato e sminuito da una legge truffa che ti sottrae parte della possibilità di scelta.

La democrazia è difficile, non ammette scorciatoie. E’ faticosa: oggi, dopo vent’anni di disastro, lo è più che in passato. E non è mai scontata, tanto meno in un paese strano come il nostro. Ma questa fatica merita, nonostante tutto, di essere compiuta.

Perché, tanto per parafrasare De André, anche se pensiamo di essere assolti, siamo lo stesso coinvolti. 

Confusione rivoluzionaria

Ohé, Lorenza, non è che politicamente tu sia un po’ confusa? Sei scivolata via via sempre più a sinistra, sei partita, anni fa, da Marino e Civati nel PD, ti sei poi ritirata nel tuo personale Aventino, sei tornata in pista a novembre 2012, per sostenere la candidatura di Vendola alle primarie (in nome del misterioso “profumo di sinistra” evocato dal leader di Sel), ti sei turata il naso scegliendo al secondo turno Bersani, in funzione anti Renzi, dopo qualche giorno hai deciso che no, a questo giro basta, a votare non saresti proprio andata, e ora, dopo il gran gesto di Ingroia, ci hai ripensato una volta di più, e ti sei imbarcata armi e bagagli in Rivoluzione Civile … Mi sa che hai qualche problema di interpretazione. 

Vediamo un po’ cosa ti si può dire per convincerti a lasciar perdere: Rivoluzione Civile ha tradito le aspettative. Rivoluzione Civile ha spartito le candidature fra la rumorosa platea dei riciclati, Rivoluzione Civile è la brutta copia dell’operazione fallimentare della Sinistra Arcobaleno, Rivoluzione Civile è un cartello elettorale male assortito, Ingroia è un pacco ed è pure un po’ immorale, i magistrati in politica non ci devono stare, il voto a Rivoluzione Civile è peggio che inutile, è dannoso e finirà per avvantaggiare Berlusconi, Rivoluzione Civile è stata abbandonata da pezzi importanti della cosiddetta “società civile” che pure pretendeva di rappresentare (“professori” di Alba, i puri di #Cambiaresipuò, le Agende Rosse … e poi e poi …) Rivoluzione Civile è, è, è … 

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Da Dante alle primarie (passando per Vaclav Havel e il potere dei senza potere)

Concludendo il canto VI del Purgatorio (quello della celebre invettiva “Ahi serva Italia di dolore ostello,/ nave senza nocchier in gran temepesta, /non donna di province ma bordello!”), Dante si rivolge con aspro sarcasmo alla sua Firenze, accusando i suoi concittadini di pressapochismo e faciloneria politica:

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca 
per non venir sanza consiglio a l’arco; 
ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. 
      Molti rifiutan lo comune incarco; 
ma il popol tuo solicito risponde 
sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!». 

Da brava professoressa, in questa vigilia di primarie, dopo aver assistito al balletto delle candidature, alla sceneggiata delle regole e delle deroghe, alla tormentata scelta dei nomi blindati, alle proteste indignate degli esclusi, ai rifiuti e alle entusiastiche professioni di impegno dei prescelti, più di una volta mi sono tornate in mente queste antiche parole: soprattutto quando ho visto confondersi nelle candidature buona volontà (il cui confine con il velleitarismo talvolta è impercettibile) e smania di apparire, desiderio di servizio e ambizione personale … insomma le intenzioni di molta gente che ha la giustizia sempre al sommo della bocca, tanto per riprendere Dante, e che non esita a scagliare le proprie frecce senza consiglio, ovvero senza adeguata cura e ponderazione.

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