A proposito della mia maglietta rossa, radical chic etc etc.

A proposito della mia maglietta rossa, radical chic etc etc.

Sì, il 7 luglio ho indossato la maglietta rossa. Parrebbe che questa scelta sciagurata mi arruoli di fatto nella schiera spregevole dei cosiddetti «radical chic», buonisti ipocriti con la puzza al naso, generalmente benestanti e ignari dell’aspra durezza della vita del cosiddetto «popolo». Per di più ho il torto di essere insegnante, ovvero appartenente a una delle più triste categorie di parassiti statali, notoriamente inquinata da inflitrazioni comunistoidi e per di più complice dell’immondo tentativo «gender» di contaminazione dell’italica sanità di costumi (il gender ci sta sempre bene). Dunque, vediamo: prof in maglietta rossa (anatema, anatema! i prof devono essere sempre neutrali, fuori e dentro la scuola, sia mai che corrompano le illibate coscienze dei teneri virgulti loro affidati), borghesuccia con il culo al caldo che il popolo  «vero», finalmente risvegliato dalle ispirate parole del nuovo leader di verde bardato, provvederà a rimettere al proprio posto, insieme a tutti gli intellettualoidi presuntuosi che sia sentono tanto nobili solo per il fatto di aver letto un libro in più: alla zappa, e zitti!

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