Demagogia scolastica: dobbiamo credere a Babbo Natale?

Il 15 dicembre, pare, saranno presentati ufficialmente i risultati della megaconsultazione renziana sulla scuola. Nell’attesa il Ministro Giannini ha annunciato che nella nuova e buona scuola che verrà, diminuiranno i compiti a casa: il che, intendiamoci, sarebbe un bene, per i motivi che spiegavo nel mio post «Basta compiti! E no alla conoscenza come penitenza».  Solo che un’affermazione del genere, buttata lì come per caso, con il sorriso sulle labbra e la voce impostata da signora toscana della buona società, puzza di demagogia lontano un miglio. Per ragioni simili e simmetriche a quelle che spingevano la Gelmini all’elogio del grembiulino e della severità delle valutazioni. Il premier Renzi, intanto, favoleggia di «una carica dei mille» che dedichino «tempo» alla riforma, per allargare il consenso intorno al progetto: non male come mossa propagandistica per nascondere il sostanziale flop di partecipazione e coinvolgimento nelle iniziative promosse online (come, fra le righe,  nota il sovversivo Corriere della Sera).

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Il potere e i professori. La “Buona” Scuola di Renzi e quella di chi non ci crede.

Il potere e i professori. La “Buona” Scuola di Renzi e quella di chi non ci crede.

miur2Oggi chiude la megagalattica (?) consultazione renziana sulla scuola. Ho già espresso il dubbio, condiviso da molti, anche insospettabili (si veda, seguendo il link, l’interrogazione parlamentare presentata dalla responsabile scuola di Forza Italia), che si tratti di una grande manovra propagandistica nemmeno troppo riuscita: basta fare due conti, confrontare i numeri e fermarsi un attimo a ragionare superando l’effetto ipnotico dei roboanti slogan governativi.

Premesso questo, invito tutti a leggere l’ottimo resoconto di Marina Boscaino su quanto è accaduto ieri di fronte al MIUR.

Alle 3 del pomeriggio docenti – Cobas e Autoconvocati – si sono ritrovati insieme agli studenti davanti alMiur. Oggi, 15 novembre, è il giorno della chiusura della “consultazione” sul Piano Scuola di Renzi-Giannini. Gli Autoconvocati hanno portato con sé delibere e mozioni, per poterle presentare, in delegazione, al ministro o ad un funzionario. L’autenticità della volontà di “ascolto” del Governo è stata subito chiara: 4 file di guardie di Finanza e Carabinieri, in tenuta antisommossa – caschi e scudi, 2 camionette ad ingombrare le rampe di accesso, elicotteri che sorvolavano l’area – hanno impedito l’ingresso al Miur: facendo cordone e pressandoci verso le scale. Impassibili molti, più disorientati quelli cui abbiamo chiesto: ma ce l’hai un figlio a scuola? Nessuno di noi ha spinto, nessuno ha pressato. Siamo stati ricacciati, come pericolosi sovversivi, verso le scale: chiedevamo solo di essere ascoltati, di presentare i nostri documenti. Un trattamento al quale tutte le forze sociali che vogliano democraticamente partecipare al processo decisionale, esprimendo liberamente la propria opinione, devono evidentemente adattarsi. Ma oggi è stata particolarmente dura: perché si è concretizzata (attraverso la blindatura e una inequivocabile maniera di dire “no” al dialogo) l’idea di tutto ciò che stiamo dilapidando assieme alle nostre energie: democrazia, principi, senso oltre le parole. Questo l’”ascolto” del governo Renzi.

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Le immagini (reperite su facebook e ringrazio chi le ha volute condividere in Rete) testimoniano il paradosso più di molte parole. Da una parte docenti, che hanno raccolto ed elaborato materiale per una proposta alternativa a quella del governo, presentata da tempo in Parlamento secondo le regole del confronto del democratico (la LIP, Legge di Iniziativa Popolare: se non sapete che cos’è, com’è nata e come si è sviluppata, vi invito a visitarne il sito); dall’altra l’apparato del potere, cupamente schierato a difesa di una consultazione farlocca, pensata per interessi biecamente propagandistici, così da giustificare un’iniziativa di riforma (o di controriforma, l’ennesima) in realtà indiscutibile e prepotentemente imposta per ragioni che con la scuola, la cultura, il merito, l’innnovazione e bla bla bla, non hanno niente a che fare. Questo è Renzi, questo è il rinnovatore: in realtà espressione di una logica di manipolazione del consenso che più retriva non si può (“vi incanto a parole e, se non ci cascate, passo alle vie di fatto e vi meno  – o minaccio di menarvi“).

In queste reazioni sopra le righe del renzismo (che si appaiano alla tracotanza di molti adepti “dal basso” del nuovo verbo, capaci solo di condividere le parole d’ordine del capo contro chiunque faccia sentire la propria critica),  a parte una certa difficoltà a mantenere nervi saldi e comunicazione efficace (Renzi ha potuto fregiarsi del titolo di “grande comunicatore” solo perché siamo in Italia e tendiamo ad accontentarci), si coglie il malcelato timore che lo scontro sociale possa inasprirsi e incattivirsi. La situazione è quella che è, la crisi morde duro, la minaccia di impoverimento individuale e collettivo fa paura. Per parafrasare lo slogan della Leopolda, “il futuro è solo l’inizio”, certo, ma nessuno, nemmeno Renzi, sa dire esattamente di che cosa: quando lo iato fra promesse mirabolanti e un’immiserita realtà precaria  è troppo profondo, la tentazione della rivolta si fa fortissima. Le chiacchiere, com’è noto, non sono commestibili. E allora è facile, per chi non riesca a giustificare altrimenti la propria posizione di potere, quando le promesse e le lusinghe non sono più sufficienti, ricorrere alla forza per soffocare ogni voce discordante.

Fosse anche la voce inerme di qualche professore  che non sopporta di essere preso in giro per l’ennesima volta.

 

 

 

Questione di numeri (e di metodo) – qualche dubbio sulla megaconsultazione renziana a proposito di scuola.

Gli studenti italiani sono in totale 7.881.632. I docenti 721.590. 50 milioni, più o meno, gli Italiani con diritto di voto.

Secondo la newsletter de “La Buona Scuola”, «oltre un milione di persone hanno già avuto accesso al sito, oltre centomila hanno partecipato online. Il mondo della scuola è già stato particolarmente attivo, in particolare attraverso gli oltre 1.200 dibattiti sul territorio promossi da docenti, dirigenti scolastici, studenti, genitori, personale della scuola, associazioni, cittadini». Visti i numeri  riportati ad inizio di post, centomila persone attive sul sito a partire dal 3 settembre fino ad oggi non mi sembrano granché (come il milione di accessi: io ho effettuato diversi accessi, per completare il questionario, ma sono una persona sola, per esempio). Per quanto riguarda i dibattiti, ovviamente andrebbe verificata la partecipazione caso per caso (un dibattito con dieci persone presenti è diverso da uno che può vantare qualche centinaio di spettatori): quindi non mi esprimo, ma i dubbi sono molti. Qualcuno dirà: è un inizio, la volontà di coinvolgere e discutere, un punto di svolta. Non sono poi così sicura che sia davvero così.

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Ttip, Trattato di Partenariato Atlantico: potrebbe cambiare la nostra vita, e ne sappiamo poco.

 

Qualche link (alcuni già datati) per documentarsi sul Ttip, il Trattato di Partenariato Atlantico, che piace molto a Renzi. Chi mi legge, che cosa ne sa? Eppure potrebbe cambiare le nostre vite.

These are my links for novembre 2nd from 19:42 to 20:16:

I tormenti del professore di lettere

So che a qualcuno sembrerà strano. Un atteggiamento arretrato e nostalgico. Ma io sono diventata insegnante perché, guarda guarda, credevo (credo) che valesse la pena trasmettere il mio amore per la letteratura. Soprattutto per la letteratura apparentemente più inattuale. Quella che sembra più inutile. Archeologia letteraria. Se ammetto che mi piacciono i Sepolcri di Foscolo e che vorrei non venissero dimenticati, mi devo vergognare? Se dichiaro pubblicamente che giudico i Promessi Sposi (sì, il vituperato e protodemocristiano Manzoni, proprio lui) un grandissimo romanzo, sarò costretta a inginocchiarmi sui ceci? Se credo ancora che bisognerebbe perdere un po’ di tempo a leggere persino Parini? E Alfieri? Che penitenza mi tocca per aver scritto e pubblicato un indegno commento alla Satira V di Orazio? Del mio amore per Leopardi che devo farne?

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La pubblicità è l’anima del consenso. A proposito dell’abolizione del “trattenimento in servizio”

Più ci penso, e più l’affermazione che l’abolizione del “trattenimento in servizio” oltre l’età pensionabile libererebbe almeno 15000 posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione mi sembra quantomeno azzardata (ricordo la definizione di età pensionabile: età anagrafica, stabilita obbligatoriamente dalla legge, che dà diritto alla pensione di vecchiaia).

Mi pare che, udite udite, abbia ragione Brunetta (cito da qui):

«In pratica, una norma varata nel 2008 (l’articolo 72, comma 7 del dl n.112) ha modificato i contenuti di una legge che risale a 22 anni fa (la n.503 del 1992) e che prevede appunto il diritto per il dipendente pubblico di rimanere in attività (purché lo voglia) nei due anni successivi al raggiungimento dell’età pensionabile. Nel 2008, però, queste regole sono state ammorbidite e il trattenimento in servizio ha smesso di essere un diritto inscalfibile dell’impiegato statale.
Per rimanere in attività, il dipendente deve infatti presentare un’istanza alla propria amministrazione che potrà accoglierla o meno, “in base a esigenze organizzative e funzionali, in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente e in determinati o specifici ambiti e in funzione dell’efficiente andamento dei servizi”. Detto in parole più semplici, la decisione finale ora spetta all’ente statale competente, che valuta se la permanenza del lavoratore nell’organico è ancora utile o necessaria.
Dopo questi ultimi cambiamenti legislativi, secondo l’ex-ministro Brunetta, già oggi il numero effettivo di trattenimenti in servizio si è ridotto a qualche centinaio all’anno e, dunque, non si capisce in quale arco di tempo il governo Renzi potrà creare migliaia di posti di lavoro nella pubblica amministrazione. Inoltre, non va dimenticato che la riforma Madia prevede un regime transitorio per i magistrati e gli uffici giudiziari, dove l’abolizione improvvisa dei trattenimenti in servizio provocherebbe una grossa carenza di organici».

 

Ricapitolando: l’istituto del trattenimento in servizio era già stato pesantemente ridimensionato dal governo Berlusconi. La riforma supposta epocale di Renzi non farebbe che portare a compimento un processo in fase molto avanzata. Tuttavia la si strombazza come cambiamento radicale, facendo leva probabilmente sul fatto che il pubblico tende a fare confusione fra pensione anticipata (che sostituisce l’istituto della pensione di anzianità) e  pensione di vecchiaia. In realtà i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia sono stati già aumentati (per uomini e donne dipendenti pubblici 66 anni e tre mesi fino al dicembre 2015), così come l’anzianità minima per ottenere la pensione anticipata (con relative penalizzazioni per chi sceglie di andare in pensione prima dei 60 anni di età). Senza addentrarmi nella giungla delle norme che regolano il trattamento pensionistico e le ipotesi di ulteriore riforma, mi pare che in questo caso specifico i numeri promessi (15000 nuove assunzioni nella PA) siano abbastanza fantasiosi. Tuttavia, non essendo una specialista, chiedo a chi ne sa più di me se questa mia interpretazione sia corretta (ma quanti sono in definitiva quei dipendenti pubblici che avrebbero voluto rimanere abbarbicati al proprio posto di lavoro per altri due anni dopo il raggiungimento dell’età pensionabile, che comunque è già stata innalzata da tempo? A parte, naturalmente, i magistrati, per i quali comunque si prevede un regime transitorio).