E siccome ho il blog, la predica su Piombino la posso fare anch’io.

E siccome ho il blog, la predica su Piombino la posso fare anch’io.

fabbrica(E siccome ho il blog, la predica su Piombino la posso fare anch’io: sebbene Grillo sicuramente abbia più audience di me).

In realtà questo post non sarà un predicozzo, ma l’espressione dei miei dubbi e  un tentativo di chiarimento, prima di tutto con me stessa. Prendetelo per quello che vale: so bene che molti sanno già tutto e non hanno bisogno di perdere tempo con questo genere di esercizi retorici. Diciamo che mi rivolgo a quanti si sentono confusi e disorientati esattamente come la sottoscritta.

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Risposta a Civati, come promesso

Qualche settimana fa, Pippo Civati era a Piombino e, al termine del suo intervento, intelligente e stimolante come sempre, ha detto: A quelli che ci chiedono:“Cosa ci stai a fare dentro il PD?“, rispondiamo piuttosto: “Cosa ci state a fare voi, fuori?”. 

Quando mi sono avvicinata per salutarlo (perché, quando ancora bazzicavo dalle parti del PD, ho avuto modo di incrociarlo personalmente e di parlarci un po’, quindi mi pareva educato), non mi sono potuta trattenere: “Potrei scrivere un trattato per spiegarti cosa io e quelli come me ci facciamo, fuori …” Ha risposto con una risata: “No, ora no. Scrivimi, magari”.

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Il giorno dopo lo tsunami. (Non)bilancio provvisorio

Un mese fa, annunciando il mio sostegno a Rivoluzione Civile, scrivevo:

Rivoluzione Civile è, in primo luogo, una scommessa. Si trasformerà in una fregatura? In tal caso, per me non sarà che l’ultima di una lista che sta diventando desolatamente lunga. A chi allora mi dirà: te l’avevo detto, potrò sempre rispondere: Beh, almeno ci ho provato. E tu che cosa hai fatto, davvero, a parte titillarti con la giustificazione stantia del voto “utile” (ma utile per che cosa e soprattutto a chi esattamente?) o rifugiarti nella desolazione del non voto?

La fregatura c’è stata, tutta e senza sconti. Mi viene da dire “è la democrazia, bellezza”, sebbene la nostra democrazia sia fortemente compromessa da una legge elettorale che ne rappresenta la negazione plateale. Ma con queste regole si giocava, e con queste regole abbiamo avuto il risultato. Pericolosissimo da più di un punto di vista, ma tant’è. Il segnale è comunque forte e chiaro, per chi lo vuol sentire.

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Confusione rivoluzionaria

Ohé, Lorenza, non è che politicamente tu sia un po’ confusa? Sei scivolata via via sempre più a sinistra, sei partita, anni fa, da Marino e Civati nel PD, ti sei poi ritirata nel tuo personale Aventino, sei tornata in pista a novembre 2012, per sostenere la candidatura di Vendola alle primarie (in nome del misterioso “profumo di sinistra” evocato dal leader di Sel), ti sei turata il naso scegliendo al secondo turno Bersani, in funzione anti Renzi, dopo qualche giorno hai deciso che no, a questo giro basta, a votare non saresti proprio andata, e ora, dopo il gran gesto di Ingroia, ci hai ripensato una volta di più, e ti sei imbarcata armi e bagagli in Rivoluzione Civile … Mi sa che hai qualche problema di interpretazione. 

Vediamo un po’ cosa ti si può dire per convincerti a lasciar perdere: Rivoluzione Civile ha tradito le aspettative. Rivoluzione Civile ha spartito le candidature fra la rumorosa platea dei riciclati, Rivoluzione Civile è la brutta copia dell’operazione fallimentare della Sinistra Arcobaleno, Rivoluzione Civile è un cartello elettorale male assortito, Ingroia è un pacco ed è pure un po’ immorale, i magistrati in politica non ci devono stare, il voto a Rivoluzione Civile è peggio che inutile, è dannoso e finirà per avvantaggiare Berlusconi, Rivoluzione Civile è stata abbandonata da pezzi importanti della cosiddetta “società civile” che pure pretendeva di rappresentare (“professori” di Alba, i puri di #Cambiaresipuò, le Agende Rosse … e poi e poi …) Rivoluzione Civile è, è, è … 

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Programmi scolastici


Le primarie del centrosinistra tendono, ahimè, a focalizzarsi sulle persone dei candidati, il loro carisma, la loro capacità di comunicare, di far leva su singole caratteristiche per suscitare simpatia e identificazione. Naturalmente la politica è fatta anche di questo, ma non solo di questo: e l’esperienza degli ultimi quindici anni dovrebbe averci insegnato qualcosa.

Per esempio a valutare le intenzioni programmatiche. Che un candidato tenga fede alle sue promesse è un altro discorso, ma almeno, quando si arriverà alla prova dei fatti, potremo dire: “ci stai provando, bravo” oppure “ci hai preso in giro, sei un cialtrone”. Quel che non è lecito dire è: “Uh, mi stavi tanto simpatico, ti ho votato, ma mica lo sapevo che le tue intenzioni vere erano queste …”

Naturalmente, occorre che i programmi (presumibilmente articolati e focalizzati su esigenze concrete) ci siano, e non appaiano semplicemente  una collezione di pie intenzioni. Comunque, già il fatto di porsi alcuni problemi chiave sulla base di fatti reali  e di una  consapevole e informata discussione preliminare rappresenta, per quanto mi riguarda,  un elemento positivo.

Prendiamo la scuola, per esempio. Le ultime vicende relative alla ventilata ipotesi di aumento del carico orario a ventiquattro ore dimostrano che i docenti, per quanto sistematicamente umiliati e bistrattati, se si arrabbiano davvero rappresentano una minaccia potente. E comunque, ogni ipotesi di riforma della scuola deve passare attraverso il loro effettivo coinvolgimento, altrimenti è destinata ad arenarsi o, peggio, ad essere controproducente, tanto più che le contraddizioni del sistema scolastico sono tante e metterci mano è ormai impresa titanica.

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