Di acciaio, ambiente, strumentalizzazioni

L’articolo di Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink,  pubblicato sul suo blog (ospitato del Fatto Quotidiano) a proposito della manifestazione di ieri a Piombino è stupefacente. Praticamente costruito sul nulla: una polemica pretestuosa e strumentale, dai toni anche piuttosto offensivi nei confronti dei cittadini piombinesi, che vengono descritti come una massa di utili idioti manovrati dalla politica locale per loschi interessi e pronti ad sacrificare la salute loro e dei loro figli sull’altare del lavoro ad ogni costo

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Donne che odiano le donne: perché?

Premessa necessaria. Questo non è un post pro o contro Laura Boldrini. Il punto non è condividere o meno le sue affermazioni sulla presenza massiccia di stereotipi di genere nei media e, in modo particolare, nella pubblicità. (Per inciso: sono convinta che abbia ragione. Anzi, ascoltando nuovamente, e con maggiore attenzione, il suo intervento, ritengo che per certi versi sia stata fin troppo morbida e forse un po’ generica. Ma di questo dirò meglio al termine dell’intervento). E del resto la Rete ha la memoria corta: la polemica, nei termini in cui è stata impostata,  già puzza di stantio. 

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E-Democracy.

Fra i miei contatti su facebook e twitter, posso annoverare un certo numero di politici in attività. Francamente, quando sono di malumore,  avrei voglia di cancellarli tutti, uno per uno, compresi quelli che mi capita di conoscere personalmente (ma non millanto nessun credito presso di loro, sia chiaro. Parafrasando il Marchese del Grillo “loro so’ loro e io non conto un cazzo“, anche se qualche volta ci siamo salutati e abbiamo scambiato due parole). Nonostante tutto me li tengo, se non altro per curiosità: spiare le loro bacheche, sempre in bilico fra propaganda (la loro) e illusione (quella dei loro commentatori e followers) è comunque istruttivo.

Questa è la democrazia in Rete. Profili di VIP, su Twitter o Facebook, magari gestiti da staff a pagamento, e una manica di coglioni che si illude di poter interagire direttamente con i “padroni del vapore”, di essere in grado, almeno qualche volta di far udire la propria vocina nell’ovattata stanza del potere. Ma figurati.

Non ci fidiamo più (questione di logica)

Interrompo il mio operoso silenzio (sto studiando, sto riflettendo, e non ho tempo da perdere), per una pacata considerazione a commento degli ultimi eventi politici che hanno interessato gli Italiani in queste ultime settimane, fino alla diffusione odierna della lista dei ministri da parte del presidente incaricato Enrico Letta.

La presenza nella compagine governativa di alcuni personaggi prestigiosi e, presumibilmente, competenti, non controbilancia affatto i vizi d’origine del tentativo targato Napolitano/Letta: tentativo che, alla fine, non è altro che un compromesso al ribasso (quindi non una “nobile mediazione”, come da più parti si sta tentando di sdoganarlo).

Sono vent’anni che  da un lato si agita a fini propagandistici l’immagine di un Berlusconi corrotto e corruttore, vera anomalia della democrazia, e dall’altro lo si rincorre sul suo terreno, ovvero ci si accorda con lui e i suoi per conservare e spartire posizioni di potere e di privilegio. E’ un vecchio trucco, che non ha nulla a che fare con il vantato “superamento” di “steccati ideologici” e bla bla. In ogni caso, quello che emerge non è l’assenza di ideologiama la mancanza di idee, ovvero di una visione, una cornice generale che aiuti a interpretare e a risolvere i problemi concreti che in questa fase complicatissima noi tutti, persone comuni,  ci troviamo ad affrontare. E, si badi bene, le idee mancano da una parte come dall’altra. Magari ci fosse un maturo e responsabile fronte conservatore che si contrappone ad una forza consapevolmente progressista (notare che non uso volutamente le parole “destra” e “sinistra”, visto che va molto di moda il luogo comune “destra e sinistra sono concetti superati”). Purtroppo non mi pare che la nostra classe dirigente, da qualunque parte sieda in Parlamento, brilli per preparazione, competenza e slancio ideale (lo ribadisco,  “ideale”, non “ideologico”).

In ogni caso la mia logica è elementare. Se Berlusconi è una carogna impresentabile che ha condotto l’Italia al discredito internazionale e al declino economico, non è possibile fare accordi con lui. Se questi accordi, comunque, si fanno, o Berlusconi non è una carogna (ed è davvero una povera vittima perseguitata), oppure l’onestà, il rigore, il disinteresse, il senso di responsabilità non sono valori prioritari ma quello che conta è solo la spartizione del potere.

Ognuno decida quale sia l’alternativa che più si avvicina alla realtà.

 

Materiali di approfondimento critico sul M5S (Bookmarks for marzo 27th from 10:34 to 11:09)

Premessa. 

Ho raccolto qua e là in Rete una serie di riflessioni (pubblicate in date diverse a partire dall’immediato dopo elezioni) su natura, ragioni e scopi del Movimento 5 Stelle. Non mi interessa la polemica urlata, non mi interessano gli appelli al senso di responsabilità dei “grillini”, non mi interessa condividere e commentare le già numerose e variegate “gaffes” inanellate dai novelli “rappresentanti del popolo”, lo sghignazzo frustrato alle loro spalle o il corteggiamento poco credibile che viene loro rivolto. Mi interessa piuttosto capire come e perché siamo arrivati a questo punto: ovvero mi chiedo quali siano le ragioni per le quali, dopo vent’anni di berlusconismo, l’unica rivolta partorita dai cittadini italiani sia stata quella (per me poco credibile e assai pericolosa) guidata dal ticket Grillo – Casaleggio. Per ogni link una citazione, ma vi consiglio caldamente di leggere i pezzi nella loro interezza. Sono letture impegnative, vi avverto.

 

These are my links for marzo 27th from 10:34 to 11:09:

  • L’inverno del nostro scontento. Un bicchiere mezzo vuoto. : minima&moraliaIo credo si debba paventare, piuttosto, il rischio che l’attuale stallo parlamentare, che prelude a governi con maggioranze variabili e risicate, sia assai gradito al governo delle banche e della finanza. In prima battuta, non ci sono i numeri e la forza parlamentare (posto che ci sia la volontà politica) per modificare quanto fatto tra Berlusconi e Monti (tagli alla scuola, riforma-Brunetta dell’amministrazione, collegato lavoro di Sacconi, blocco dei contratti pubblici, inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione, abrogazione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, legge di revisione di spesa).
  • Perché tifiamo rivolta nel Movimento 5 Stelle | GiapAgli attivisti del M5S, anche ai compagni che si sono riposizionati nel M5S, noi diciamo questo: o si sceglie l’anarcocapitalismo (tendenza che per sua natura porta a chiedere la privatizzazione di tutto e la distruzione del welfare) o si sceglie la difesa dei beni comuni, il reddito garantito etc. Tertium non datur. Qualunque tentativo di tenere insieme le due cose è destinato a naufragare. Non basta dirsi «non più di sinistra» o «né di destra né di sinistra» per occultare le faglie che, anche non viste, continuano a produrre movimenti tellurici nel fondo della società. Non è gettando nella spazzatura il sismografo (presuntamente) obsoleto che si evitano i terremoti.
  • http://www.carmillaonline.com/archives/2013/03/004653.htmlLa scuola del Movimento 5 Stelle (Girolamo De Michele) Andando a vedere oltre le parole, ci si accorge che alcune proposte sono semplici enunciazioni. Cosa vuol dire “abolizione della legge Gelmini”? Quale delle leggi di Gelmini? Il riordino dei cicli, e quindi tornare alla scuola secondaria superiore del 2008? La reintroduzione del maestro unico/prevalente nella scuola primaria? E delle riforme di Brunetta che incidono sulla dirigenza scolastica locale e territoriale che si vuol fare (posto che se ne abbia nozione)? E della riforma Moratti, sulla quale Grillo ironizzava un tempo nei suoi show, e che ora è scomparsa dai programmi elettorali? E dello spoil system che regolamenta i direttori scolastici regionali, che rimonta a Bassanini? Si intende restituire gli 8 miliardi da immettere nelle casse scolastiche dell’attuale sistema scolastico? Si vuol fare quel che si vuol fare con una terapia d’urto, o in modo graduale (quindi con un ciclo di studenti che continueranno a studiare nella scuola di Gelmini)?
  • Intervista a Wu Ming: “Beppe Grillo cresce sulle macerie dei movimenti” | GiapMa perché il M5S oggi riscuote un enorme consenso anche presso persone di sinistra e attivisti dei movimenti precedenti? Se Grillo e Casaleggio sono riusciti a fare questo, è perché i movimenti non hanno saputo trovare vie d’uscita dalla crisi che li ha colpiti una decina d’anni fa, non c’è stato un lavoro riorganizzativo, e i cicli di lotte che si sono susseguiti non hanno radicato senso comune. Grillo personifica il fallimento dei movimenti, è principalmente su questo che dobbiamo interrogarci. Il fatto che molte persone di sinistra anche radicale (addirittura protagonisti dei precedenti cicli di lotte) abbiano scelto Grillo «perché non c’è altro» è comprensibile, non è con loro che ce l’abbiamo, ma siamo convinti che il M5S sia una falsa soluzione, e il «non c’è altro» sia una conseguenza della «cattura» che dicevamo: se a ogni movimento viene sovrapposta la faccia di Grillo, è inevitabile avere l’impressione che si muova solo lui. Va spezzato l’incantesimo …
  • LE TECNICHE CON CUI GRILLO E CASALEGGIO PRENDERANNO IL POTERE SENZA CHE NEMMENO VE NE ACCORGIATE |Grillo è un neoliberista 2.0. Popolino friendly ma in realtà tale quale ai peggiori neo-liberisti a cui c’eravamo abitutati dal duo Reagan-Tacher in poi. Grillo è la maschera sorridente e sfanculante del potere finanziario. Non a caso il M5s ha delle idee ultra liberiste anche sulla scuola come spiega Girolamo di Michele. E ancora: non è certo un caso che il movimento 5 stelle generi tanto entusiasmo negli operatori finanziari come Goldman Sachs, presso gli imprenditori come Del Vecchio o scaldi gli animi dell’ambasciata americana, noto covo di attivisti antisistema. 

Qualcuno aveva già capito, qualcuno ci aveva avvertito: l’utopia della Rete secondo Leopardi

Sgombriamo il campo da possibili equivoci: questo post è chiaramente provocatorio. Mettere a confronto le Operette Morali (1824 – 1832) di Leopardi e la novissima fede negli effetti taumaturgici sul genere umano della vita “social” condivisa e dissipata in Rete non può essere altro che provocazione.

Tuttavia fa un certo effetto constatare che, dando un’occhiata a quel secolo decimonono che ci pare preistoria (figurarsi, siamo nel XXI secolo da tredici anni e giudichiamo con supponenza, come irrimediabilmente defunte, le vecchie idee e passioni del Novecento, figurarsi cosa dovremmo pensare dell’Ottocento), troviamo  giudizi (ironici) dell’intellettuale forse più lucido che l’Italia abbia mai avuto i quali, opportunamente e strumentalmente (non dico di no …)  decontestualizzati, sembrano critiche attualissime  ai fautori odierni delle magnifiche sorti e progressive in salsa 2.0 (comprendendo anche alcune interessanti implicazioni politiche).

Sarà che forse è solo questione di banale buon senso? Chissà … Intanto, se volete, divertitevi, come mi sono divertita io, a trovare affinità e richiami. Beninteso, le parti in grassetto sono state da me evidenziate.

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