Risposta a Civati, come promesso

Qualche settimana fa, Pippo Civati era a Piombino e, al termine del suo intervento, intelligente e stimolante come sempre, ha detto: A quelli che ci chiedono:“Cosa ci stai a fare dentro il PD?“, rispondiamo piuttosto: “Cosa ci state a fare voi, fuori?”. 

Quando mi sono avvicinata per salutarlo (perché, quando ancora bazzicavo dalle parti del PD, ho avuto modo di incrociarlo personalmente e di parlarci un po’, quindi mi pareva educato), non mi sono potuta trattenere: “Potrei scrivere un trattato per spiegarti cosa io e quelli come me ci facciamo, fuori …” Ha risposto con una risata: “No, ora no. Scrivimi, magari”.

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Il Backstage delle primarie. Considerazioni sparse e qualche dubbio

(il mio post sul blog di Libertà e Giustizia Val di Cornia a proposito delle primarie PD nel nostro territorio)

Le primarie del centrosinistra sono nate come tentativo di superare le contraddizioni insanabili presenti nell’attuale, sciagurata legge elettorale: quindi, almeno in apparenza, con lo scopo di restituire ai cittadini la possibilità di scegliere effettivamente i propri rappresentanti,  evitando o limitando la “nomina” da parte delle segreterie di partito, secondo criteri poco trasparenti e non condivisi, dei futuri parlamentari. Ora che  i risultati sono stati acquisiti e le liste definitive presentate, è doveroso chiedersi se il meccanismo abbia davvero funzionato ovunque secondo questo auspicio o se, viceversa, siano state presenti opacità e tattiche non giustificabili, vista la premessa dalla quale, almeno in apparenza, l’intera operazione aveva preso avvio.

n realtà, l’impressione che si ha è quella di un compromesso poco lineare fra i condizionamenti pesanti di un’oligarchia  non disponibile ad arretrare, nonostante la delegittimazione di cui soffre in vaste porzioni dell’elettorato, e le pressioni di quanti puntavano ad un reale segno di discontinuità,  in nome della competenza, del merito, dell’autorevolezza, della novità della proposta politica. Insomma, la possibilità di essere eletti (che si traduce nella certezza di esserlo, a seconda del posto occupato nella lista definitiva) è stata su serio contendibile in tutti i territori e in ogni circostanza? Tutti coloro che si sono messi in gioco nelle primarie hanno avuto seriamente la reale possibilità di gareggiare alla pari? E gli elettori hanno avuto davvero l’opportunità di scegliere?

(continua a leggere sul blog Libertà e Giustizia Val di Cornia)

 

Da Dante alle primarie (passando per Vaclav Havel e il potere dei senza potere)

Concludendo il canto VI del Purgatorio (quello della celebre invettiva “Ahi serva Italia di dolore ostello,/ nave senza nocchier in gran temepesta, /non donna di province ma bordello!”), Dante si rivolge con aspro sarcasmo alla sua Firenze, accusando i suoi concittadini di pressapochismo e faciloneria politica:

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca 
per non venir sanza consiglio a l’arco; 
ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. 
      Molti rifiutan lo comune incarco; 
ma il popol tuo solicito risponde 
sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!». 

Da brava professoressa, in questa vigilia di primarie, dopo aver assistito al balletto delle candidature, alla sceneggiata delle regole e delle deroghe, alla tormentata scelta dei nomi blindati, alle proteste indignate degli esclusi, ai rifiuti e alle entusiastiche professioni di impegno dei prescelti, più di una volta mi sono tornate in mente queste antiche parole: soprattutto quando ho visto confondersi nelle candidature buona volontà (il cui confine con il velleitarismo talvolta è impercettibile) e smania di apparire, desiderio di servizio e ambizione personale … insomma le intenzioni di molta gente che ha la giustizia sempre al sommo della bocca, tanto per riprendere Dante, e che non esita a scagliare le proprie frecce senza consiglio, ovvero senza adeguata cura e ponderazione.

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Oppure Bersani. Ma con riserva

Ho votato Bersani con riserva: diciamo che il mio è un voto in prestito, in attesa di vedere quali saranno le prossime mosse. Sia chiaro: non è un voto di approvazione o conferma nei confronti di quello che è stato finora il gruppo dirigente, toscano e nazionale, del Partito Democratico. E’ un voto che scommette sull’onestà intellettuale di Bersani, nella speranza che sappia prendere atto del grande desiderio di cambiamento che comunque emerge dai risultati. Non potevo votare Renzi perché sono assolutamente distante dal merito delle sue proposte, in particolare sui temi che più mi riguardano, come la scuola e l’università (e, sia detto senza polemica, vorrei sapere quanti di coloro che lo hanno votato si siano davvero presi la briga di analizzarne il programma, senza fermarsi al puro e semplice desiderio di “rottamazione” a qualunque prezzo). Ma sono perfettamente consapevole delle motivazioni che hanno spinto molti altri ( soprattutto molti giovani e giovanissimi) a sostenerlo, anche in contrasto con quelli che erano i loro convincimenti più profondi: un desiderio forte di rottura con una pratica oligarchica e spesso autoreferenziale che ha ingessato fino ad ora l’azione politica del Partito Democratico. Non è un caso che numerosi miei compagni di avventura in quella che fu la mozione Marino si siano schierati  con Renzi, in contrasto aperto con l’apparato. In particolare in Toscana il gruppo dirigente del PD dovrebbe  seriamente interrogarsi sul significato profondo dell’affermazione di Renzi, senza nascondersi dietro alibi risibili (al primo turno abbiamo sentito persino dire da autorevoli rappresentanti che Renzi aveva prevalso in quanto fiorentino: ma per favore!).

Quanto a me, mi auguro che Bersani faccia avvertire quel profumo di sinistra evocato da Nichi Vendola, il candidato che avevo votato al primo turno proprio in questa prospettiva. Detto questo, mi propongo di osservare con attenzione lo sviluppo di altre iniziative, come, ad esempio, quella del cosiddetto “Quarto Polo arancione”, il nuovo movimento “Cambiare si può“, che si pone dichiaratamente a sinistra del PD. Da qui alle elezioni politiche possono accadere molte cose. Chiunque vorrà il mio voto, quello che conta davvero, dovrà guadagnarselo: non c’è nulla di scontato.

Oppure Vendola. Le parole di una giovane

Queste sono le parole con le quali una mia giovane concittadina, Simona,  ha introdotto l’intervento di Nichi Vendola a Piombino. Le posto stasera, vigilia di primarie. Sono semplici, chiare, senza fronzoli, senza effetti speciali, senza retorica: la testimonianza sincera di chi ha deciso di sostenere la candidatura di Nichi Vendola sulla base di un convincimento davvero sentito e di un’autentica esperienza di vita. Brava Simona. 

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I Fantastici Cinque, il giorno dopo

Dopo la tempesta di sghignazzate che ha commentato la bizzarra strategia comunicativa scelta dal PD per pubblicizzare l’evento, abbiamo avuto anche noi il nostro bravo confronto all’americana. Naturalmente via facebook e twitter i commenti in diretta si sono moltiplicati: per esempio, io e un gruppetto di amici assolutamente trasversale (renziani, vendoliani, bersaniani, e pure un supporter di Gozi rimasto senza fissa dimora) ci siamo dedicati ad un furioso “liveblogging” a ruota libera su facebook (in realtà abbiamo perfezionato il metodo a partire da X Factor, quello di Morgan, Elio & C., il che la dice lunga).

Ammettiamolo, ci siamo divertiti, ma non era una cosa seria. Nel nostro gruppetto abbiamo concluso, mi pare, che i migliori, ognuno a suo modo, siano stati Renzi e Vendola. Bersani senza infamia e senza lode. Puppato discontinua e non sempre convincente. Tabacci non pervenuto. Ovviamente nessuno di noi si è spostato di un millimetro dalle posizioni originarie: per qualcuno Vendola è sempre troppo poetico, per qualcun altro Renzi è comunque troppo furbo, etc etc. E ho l’impressione che gli indecisi e gli scettici siano rimasti indecisi e scettici. I sondaggi post evento promossi dai vari giornali suggeriscono valutazioni diverse, a volte proprie opposte, sui risultati del confronto. Lasciamo stare le opinioni dei giornalisti in studio: ne avremmo fatto volentieri a meno, e comunque anche loro non sono usciti dal consueto gioco delle parti. Chissà, forse ha ragione Alessandro Gilioli: ieri non abbiamo sentito nulla che già non sapessimo, non abbiamo sentito nulla di quello che volevamo sapere.

In altri termini: i candidati hanno recitato ognuno il proprio personaggio, come da copione: Vendola l’idealista, Renzi l’americano, Bersani il padre di famiglia, Tabacci il democristiano, Puppato l’outsider un po’ inesperta. Ma certo sono mancati il guizzo, l’elemento di sfida, l’imprevisto che accende la fantasia, la frase che “buca lo schermo”. Devo ammettere che, alla fine, le parole che mi sono piaciute di più sono state quelle postate da Vendola sulla sua pagina Facebook: “Mamma quanto ho sudato. Grazie a tutti“. Forse non lo rendono più carismatico,  ma almeno promuovono un elemento di identificazione molto umana fra il leader e il suo “popolo”. Tuttavia a ben vedere anche questo fa parte della specifica retorica vendoliana, quindi niente di nuovo sotto il sole.

Francamente credo che l’unica cosa da fare, seppure non decisiva, al di là dei comizi, degli show, dei dibattiti televisivi, sia leggere con attenzione e confrontare i programmi scritti dei candidati: un confronto che io e Luisa di Laicità e Diritti, tanto per dire, ci proponiamo di fare, a proposito di diritti, sul blog che abbiamo creato per questa finalità: Diritti in gioco.

Su Internet ognuno di noi, se vuole, può gridare “Il Re è nudo!”. Ricordiamolo sempre e agiamo di conseguenza.