I Fantastici 5 e il mio stipendio da 2 euro e 31

Volevo scrivere un post seriosissimo sulle cosiddette “famiglie vedovili” come la mia, ovvero famiglie duramente provate da un lutto e per di più tartassate da un regime fiscale assolutamente iniquo: stamattina, controllando preventivamente l’ammontare del mio futuro stipendio di novembre, ho scoperto che, grazie al saldo Irpef, riscuoterò la bellezza di euro 2,31. L’argomento è grave, ma di questi tempi, così duri per tutti, a chi potranno mai interessare le difficoltà economiche delle vedove e la loro situazione paradossale? Me lo chiedevo, un po’ esitante.

Poi, mentre stavo cercando un po’ di materiale, mi sono imbattuta prima nella home page del sito del PD, a proposito del confronto fra i candidati alle primarie del centrosinistra, confronto che si terrà stasera su Sky.

Poi mi sono fatta un giro fra le varie (e prevedibili) parodie.

Infine sono inciampata nell’ineffabile Twit di PDnetwork.

E a questo punto mi sono incazzata davvero.

Avete un po’ scherzato? Ma dove avete la testa? Avete  davvero perso completamente la percezione  dell’abisso che esiste fra questa goliardia da mediocri photoshoppisti e i problemi reali che la gente deve affrontare? E vi pare che 60.000 visite di gente che vi sta  perculeggiando ovunque per la Rete siano un successo?

Bene, mi sto preparando a seguire il fatale confronto fra i nostri caserecci supereroi. Si dovrebbe discutere del futuro dell’Italia. Forse.

O ci ritroveremo a vedere un cartone animato?

Si accettano scommesse. Io punto due euro e trentuno sulla seconda.

Programmi scolastici


Le primarie del centrosinistra tendono, ahimè, a focalizzarsi sulle persone dei candidati, il loro carisma, la loro capacità di comunicare, di far leva su singole caratteristiche per suscitare simpatia e identificazione. Naturalmente la politica è fatta anche di questo, ma non solo di questo: e l’esperienza degli ultimi quindici anni dovrebbe averci insegnato qualcosa.

Per esempio a valutare le intenzioni programmatiche. Che un candidato tenga fede alle sue promesse è un altro discorso, ma almeno, quando si arriverà alla prova dei fatti, potremo dire: “ci stai provando, bravo” oppure “ci hai preso in giro, sei un cialtrone”. Quel che non è lecito dire è: “Uh, mi stavi tanto simpatico, ti ho votato, ma mica lo sapevo che le tue intenzioni vere erano queste …”

Naturalmente, occorre che i programmi (presumibilmente articolati e focalizzati su esigenze concrete) ci siano, e non appaiano semplicemente  una collezione di pie intenzioni. Comunque, già il fatto di porsi alcuni problemi chiave sulla base di fatti reali  e di una  consapevole e informata discussione preliminare rappresenta, per quanto mi riguarda,  un elemento positivo.

Prendiamo la scuola, per esempio. Le ultime vicende relative alla ventilata ipotesi di aumento del carico orario a ventiquattro ore dimostrano che i docenti, per quanto sistematicamente umiliati e bistrattati, se si arrabbiano davvero rappresentano una minaccia potente. E comunque, ogni ipotesi di riforma della scuola deve passare attraverso il loro effettivo coinvolgimento, altrimenti è destinata ad arenarsi o, peggio, ad essere controproducente, tanto più che le contraddizioni del sistema scolastico sono tante e metterci mano è ormai impresa titanica.

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Questioni primarie

Ho riflettuto a lungo su che cosa fare. Primo nodo da sciogliere: votare o no, alle primarie del centrosinistra? Secondo nodo: chi votare? Alla fine, credo di aver preso la mia decisione. Voterò. Voterò Vendola.

La polarizzazione mediatica dello scontro sull’alternativa Renzi vs Bersani mi disturba non poco (per esempio, non è bello il burqua informativo imposto a Laura Puppato, le cui chance sono drasticamente ridotte dal silenzio assordante che circonda la sua proposta). Comunque la situazione è questa: la partita sembra giocarsi fra il giovane rampante e il politico di lungo corso, quindi per forza di cose articolerò il mio ragionamento a partire da questo dato.

A parte il giudizio sulla persona, che mi pare assai opportunista, non condivido sul piano politico la proposta di Renzi, eccettuato l’ovvio accento sulla necessità del rinnovamento: anche se mi pare sia già partita la gattopardesca corsa a cambiare casacca, nella speranza che un’ipotetica vittoria del “rottamatore” per antonomasia garantisca comunque il mantenimento del proprio posticino al sole.  Bersani è persona stimabile, ma si trascina dietro, a livello sia locale sia nazionale, l’ipoteca gravosa di un’oligarchia che ha delle precise responsabilità rispetto alla situazione difficile che stiamo vivendo e che non di rado ha promosso scelte politiche in perfetta continuità con il centrodestra. Il Partito Democratico non ha mai risolto davvero i suoi problemi di identità: nel tentativo di tener dentro tutto e tutti, si è condannato alla paralisi. La politica è l’arte della mediazione ma su basi di chiarezza: per sapere dove stiamo andando, bisognerebbe sapere chi siamo. Almeno averne un’idea.

E allora, sì a Vendola. Nella speranza che una sua positiva affermazione possa condizionare da sinistra la futura politica del fronte progressista; sui temi chiave del lavoro, dell’economia, dell’educazione, dei diritti. Perché, lo confesso, ho questa vecchia convinzione di sapore novecentesco: che la distinzione fra destra e sinistra abbia ancora un senso, tanto più oggi, quando l’invasamento durato decenni per politiche economiche di stampo neoliberista, invece di garantirci un luminoso futuro di benessere diffuso, ci ha portato dritti in braccio alla crisi che stiamo vivendo.