Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

E così ho finito, almeno per il momento. Il 19 dicembre ho conseguito il mio dottorato in Sociologia e Storia della Modernità presso l’Università di Pisa , con una tesi dal titolo «La marginalizzazione dei saperi umanistici nel sistema di istruzione. Percezione sociale e strategie di resistenza». In commissione il mio relatore, Vincenzo Mele, affiancato dai commissari Alfonso Maurizio Iacono (Università di Pisa) e Mariano Longo (Università del Salento). Discussione ricca di spunti e di ulteriori suggestioni: per me non un punto di arrivo ma una nuova partenza, per approfondire ulteriormente la questione (che per me, in quanto docente di Lettere nei Licei, è evidentemente cruciale). Di seguito la traccia che mi ha aiutato a presentare il mio lavoro alla commissione e la presentazione.

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Facebook non è il nemico: studenti, professori e l’ipocrisia digitale.

Facebook non è il nemico: studenti, professori e l’ipocrisia digitale.

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Accanto all’ingenuità digitale, l’altro atteggiamento che davvero irrita è l’ipocrisia digitale: quella di chi … «signora mia, che tempi!» e giù, bordate di critiche contro la Rete sentina di ogni male, luogo malfamato da non frequentare,  popolato di bulli, malintenzionati, imbroglioni, pedofili, sciacalli, narcisisti, imbonitori etc etc. E il peggio del peggio, naturalmente, gli oscuri bassifondi dove è pericolosissimo avventurarsi, il cui accesso dovrebbe essere proibito a giovani e giovanissimi, sono i social network, Facebook in primo luogo.

Tutto questo, ovviamente, ribadito, ripetuto e proclamato dai profili social di queste anime candide, a dispetto della contraddizione evidente.

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La cultura non vale un c****: ovvero la rivincita degli idraulici.

Mi si scusi il francesismo del titolo, appena attenuato dall’uso degli asterischi. Vi ricordate la vecchia frase di Tremonti “con la cultura non si mangia?” Le polemiche furono molte ma, se esaminiamo la realtà dei fatti, Tremonti aveva ragione. La svalutazione sistematica del lavoro intellettuale, in un contesto che monetizza tutto, conduce a questa amara conclusione: anche se ci sciacquiamo la bocca con l’idea meravigliosa di vivere nella “società della conoscenza“, in realtà, almeno in Italia, il sapere conta poco e, soprattutto, raramente ti consente di vivere dignitosamente (al massimo puoi sopravvivere), se non hai alle spalle beni di famiglia consistenti e sicuri.

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Luci e ombre nell’insegnamento delle discipline umanistiche – chi ha partecipato

Cominciamo a condividere i primi risultati relativi al questionario “Luci e ombre nell’insegnamento delle discipline umanistiche”. In questa breve presentazione le questioni alla base della mia ricerca e le caratteristiche dei docenti che hanno partecipato a questa prima fase dell’indagine.

Abbiamo davvero bisogno dell’umanesimo?

La pubblicazione nel 2010 del saggio di Martha C.Nussbaum Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica ha suscitato reazioni significative nel nostro Paese, almeno fra gli addetti ai lavori (ma non solo): si veda, ad esempio, il vivace dibattito che si sviluppò, a suo tempo, sulle colonne del Sole 24h (interventi di Claudio Giunta, Annalisa Andreoni, Andrea Pagnini e altri). Alcuni rimproveravano alla studiosa statunitense il velleitarismo nostalgico implicitamente presente nella sua proposta di recupero di una tradizione umanistica da tempo tralasciata in nome del profitto. In particolare in Italia, più che le cultura umanistica, sembrano in sofferenza proprio le discipline tecniche e scientifiche, la cui diffusa conoscenza sarebbe al contrario indispensabile per una reale modernizzazione del Paese: insomma, l’Italia sarebbe addirittura frenata dalla sua gloriosa tradizione umanistica ( o forse solo dalla retorica che ne è derivata), produrrebbe troppi laureati in lettere (o in filosofia, storia …), di fatto in larga misura superflui e non adattabili alle vere esigenze  del mercato del lavoro e del tessuto produttivo.

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Luci e ombre nell’insegnamento delle materie umanistiche. Primo questionario

Come forse qualcuno dei miei lettori saprà, sono un’insegnante di italiano e latino nei Licei, attualmente impegnata in un dottorato di ricerca in Sociologia e Storia della Modernità presso l’Università di Pisa. La mia indagine ha per oggetto il ruolo attuale dell’insegnamento delle materie umanistiche nel nostro Paese, sulla base di una contestualizzazione storica della problematica e con l’ambizione di delineare un quadro possibile delle prospettive future.

Dal punto di vista sociologico, il tema mi è sembrato interessante perché di fatto coinvolge il mutamento radicale e per certi aspetti irreversibile dei paradigmi educativi e culturali alla base della (post)moderna società di massa,  una società “liquida” (per citare la fortunata metafora di Baumann), multiculturale, tecnologica, caratterizzata da evidenti disequilibri socio-economici e da trasformazioni rapidissime e incontrollabili.

Che cosa insegnare? Perché insegnarlo? Soprattutto, quello che si insegna mantiene ancora oggi un senso intellegibile (nella duplice accezione di “significato” e di “direzione”)? Sono queste le domande che i docenti, in particolare i docenti di discipline che appartengono al novero delle materie umanistiche, si pongono sempre più spesso.

Il primo questionario che propongo si rivolge agli insegnanti di discipline umanistico-storiche (italiano, latino, storia, filosofia … ). Vorrei indagare il loro vissuto, la loro motivazione, le strategie che adottano nella loro quotidiana azione didattica, la percezione che hanno del loro ruolo nel contesto attuale della scuola italiana. Seguiranno altri questionari rivolti ai colleghi di altre discipline e agli studenti. Mi piacerebbe in seguito discutere pubblicamente i risultati.

Naturalmente la partecipazione è assolutamente anonima e i dati raccolti saranno utilizzati solo ed esclusivamente per fini di ricerca. Sarà possibile rispondere al questionario a partire da oggi fino al 15 marzo.

Mi date una mano? Di seguito il link per accedere al questionario on line

https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dEFPUTNia1FfWXVrSlREOXd6MUJIRUE6MQ#gid=0

Nota tecnica: il link si apre perfettamente con Chrome. Se ci fossero problemi con altri browser, provate a  copiarlo e incollarlo nella barra degli indirizzi. Pare che ci siano problemi con i tablet: meglio usare un computer.