Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

E così ho finito, almeno per il momento. Il 19 dicembre ho conseguito il mio dottorato in Sociologia e Storia della Modernità presso l’Università di Pisa , con una tesi dal titolo «La marginalizzazione dei saperi umanistici nel sistema di istruzione. Percezione sociale e strategie di resistenza». In commissione il mio relatore, Vincenzo Mele, affiancato dai commissari Alfonso Maurizio Iacono (Università di Pisa) e Mariano Longo (Università del Salento). Discussione ricca di spunti e di ulteriori suggestioni: per me non un punto di arrivo ma una nuova partenza, per approfondire ulteriormente la questione (che per me, in quanto docente di Lettere nei Licei, è evidentemente cruciale). Di seguito la traccia che mi ha aiutato a presentare il mio lavoro alla commissione e la presentazione.

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Scuola e democrazia

Scuola e democrazia

Nè voglio sia riputata presunzione, se uno uomo di basso ed infimo stato ardisce discorrere e regolare i governi de’ Principi; perché  così come coloro che disegnano i paesi, si pongono bassi nel piano a considerare la natura de’ monti e de’ luoghi alti, e per considerare quella de’ bassi si pongono alti sopra i monti; similmente, a cognoscer bene la natura de’ popoli bisogna esser Principe, ed a cognoscer bene quella de’ Principi conviene essere popolare.

Sono parole di Machiavelli, tratte dalla dedica del suo capolavoro, il Principe, a Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino. Certo. si trattava di una professione di umiltà imbevuta di retorica: Machiavelli era caduto in disgrazia ma la sua esperienza delle vicende politiche e diplomatiche contemporanee, dato il ruolo ufficiale che aveva rivestito a Firenze,  era stata in larga misura diretta, e non certo quella di di un «uomo di basso ed infimo stato». Eppure le sue affermazioni contengono un’ elementare verità: se è vero che il potere ha ogni strumento per conoscere e manipolare la natura dei popoli,  gli effetti del potere sono ben noti soprattutto a chi li subisce. Ma quando il potere è miope e il popolo è accecato dalla rabbia e dall’ignoranza, i risultati non sono mai buoni.

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#JeSuisCharlie senza ripensamenti

#JeSuisCharlie senza ripensamenti

je_suis_charlieNon sono una provocatrice, sono educata e rispettosa e, anche se vivo in terra toscana, dove le bestemmie (pardòn,  i mòccoli, come li chiamiamo qui) segnalano non tanto la miscredenza quanto una certa simpatica intimità con il buon Dio, visto come uno di famiglia che si può, se è il caso, amichevolmente insultare, non apprezzo affatto la blasfemìa verbale.

Dirò di più: ho amici che si vantano di essere impenitenti mangiapreti, e non perdono occasione, specialmente su facebook e affini (dove, si sa, la tentazione di scrivere senza pensare è quasi irresistibile, forse perché si sa, o si spera, di non pagare pegno) per sbeffeggiare  fedi e fedeli di qualunque credo e natura e sbandierare il loro laicismo estremo. Non mi accodo mai alle loro esternazioni goliardiche e non le approvo, nonostante il mio dubbioso e inquieto agnosticismo. O forse proprio a causa sua.

E, tutto sommato, il genere Charlie Hebdo non mi è mai piaciuto più di tanto.

Ma

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L’altra vita di Floria. Operazione recupero. #1

Premessa. 

La Rete conserva ma, al tempo stesso, nasconde. Quando Splinder chiuse le trasmissioni, recuperai i miei post (otto anni di scrittura, mica noccioline) e, con qualche sforzo e patema tecnico, li trasferii su piattaforma wordpress.com. Se aprite la scheda “L’altra vita di Floria”, trovate l’archivio, un po’ disastrato, per intero. Solo che, di fatto, quel blog (che si chiama “Approssimazioni”, visto che il nome storico, “Contaminazioni”, è toccato a questo dove sto scrivendo) è invisibile, non aggiornato, congelato all’ultimo post scritto nell’ormai remoto 2011. Mi pare giusto dare il via ad un’operazione di recupero e riciclo dei contenuti ancora appetibili, visto che nell’operazione di blogging ho speso un bel pezzo di vita online.  Cominciamo da … (rullo di tamburi)

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Consapevolezza digitale, una questione politica.

Consapevolezza digitale, una questione politica.

Credo fermamente che una delle questioni politiche cruciali, nel nostro tempo, sia l’esigenza di una sempre più diffusa consapevolezza digitale.  La consapevolezza digitale è qualcosa di affine alla competenza digitale, una delle competenza chiave per l’apprendimento permanente raccomandate dagli organismi Europei, ma non è ad essa esattamente sovrapponibile. Ha a che fare con lo spirito critico, con la capacità di reperire informazioni, con le abilità comunicative ma, in un certo senso, va oltre. Si intreccia con quella che danah boyd chiama alfabetizzazione algoritmica di base

Un algoritmo non è un incantesimo, e i risultati, più o meno filtrati, delle nostre ricerche su Google non sono frutto di magia. Bisognerebbe  interrogarci su  come funzionano certi meccanismi. Ora che più o meno tutti siamo stati fagocitati dai social network, per esempio Facebook e/o Twitter,  ma non solo, dovremmo cominciare a chiederci: perché siamo in Rete? che cosa condividiamo, esattamente? quando andiamo a caccia di informazioni su Google, che cosa troviamo, davvero? In altre parole: fino a che punto la nostra libertà (di essere, di conoscere, di interagire con chi ci pare) è manipolata per scopi che, per lo più,  ci sfuggono? 

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I tormenti del professore di lettere

So che a qualcuno sembrerà strano. Un atteggiamento arretrato e nostalgico. Ma io sono diventata insegnante perché, guarda guarda, credevo (credo) che valesse la pena trasmettere il mio amore per la letteratura. Soprattutto per la letteratura apparentemente più inattuale. Quella che sembra più inutile. Archeologia letteraria. Se ammetto che mi piacciono i Sepolcri di Foscolo e che vorrei non venissero dimenticati, mi devo vergognare? Se dichiaro pubblicamente che giudico i Promessi Sposi (sì, il vituperato e protodemocristiano Manzoni, proprio lui) un grandissimo romanzo, sarò costretta a inginocchiarmi sui ceci? Se credo ancora che bisognerebbe perdere un po’ di tempo a leggere persino Parini? E Alfieri? Che penitenza mi tocca per aver scritto e pubblicato un indegno commento alla Satira V di Orazio? Del mio amore per Leopardi che devo farne?

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