La matricola attempata (il Peter Pan dell’accademia).

La matricola attempata (il Peter Pan dell’accademia).

scuola di AteneNonostante il richiamo a Peter Pan, non parlerò degli studenti fuori corso, eterni giullari che non si decidono ad entrare nella vita adulta, ma di me stessa, che nella vita adulta sono entrata d un pezzo: le motivazioni di una matricola attempata, una signora di mezza età che ha deciso di tornare all’Università. Per la terza volta.

Dopo lunga e ponderata riflessione, ho deciso di iscrivermi nuovamente all’Università, sebbene si tratti di un azzardo, per un sacco di ragioni: per esempio il fatto che insegni e che, per insegnare, da un lato debba continuare a studiare quel che mi serve a scuola, dall’altro non possa, evidentemente, frequentare le lezioni pisane. Parto, umilmente, dal gradino più basso: laurea triennale in Filosofia. Insomma, dopo essere stata, in tempi recenti, una dottoranda attempata, ora, come se mi fossi trasformata in una specie di Benjamin Button accademico, mi trasformo  addirittura in una matricola attempata.

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Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

E così ho finito, almeno per il momento. Il 19 dicembre ho conseguito il mio dottorato in Sociologia e Storia della Modernità presso l’Università di Pisa , con una tesi dal titolo «La marginalizzazione dei saperi umanistici nel sistema di istruzione. Percezione sociale e strategie di resistenza». In commissione il mio relatore, Vincenzo Mele, affiancato dai commissari Alfonso Maurizio Iacono (Università di Pisa) e Mariano Longo (Università del Salento). Discussione ricca di spunti e di ulteriori suggestioni: per me non un punto di arrivo ma una nuova partenza, per approfondire ulteriormente la questione (che per me, in quanto docente di Lettere nei Licei, è evidentemente cruciale). Di seguito la traccia che mi ha aiutato a presentare il mio lavoro alla commissione e la presentazione.

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La collezionista di titoli … frustrata

La collezionista di titoli … frustrata

carta-del-docente-581x250Dice: ma che te ne fai di una seconda laurea? ne hai già una, sei in procinto di conseguire un dottorato, sei docente di ruolo da trent’anni, ben radicata nella tua scuola, quindi, a meno che tu non ti imbarchi in qualche impresa criminale, è impossibile che ti mandino via … e allora?

Beh, voglio levarmi uno sfizio e chiudere un conto aperto dall’epoca dei miei giovanili studi universitari, quando la seconda laurea era in programma, ma poi sfumò per improvvise e irrisolvibili difficoltà familiari ed economiche.

E siccome il MIUR mi omaggia di 500 euro che posso spendere in formazione, ho pensato bene che, una volta chiuso il dottorato, avrei potuto usare quei soldini per coltivare il mio antico amore per la filosofia (antica, per di più). Di computer, del resto, ne ho cinque (più quelli dei figli), di libri qualche migliaio, al cinema ci andrei lo stesso, a prescindere dai 500 euro, dal punto di vista della didattica innovativa e digitale IO, come animatore, dovrei fare formazione agli altri … insomma, per le mie esigenze di classicista, ancorché “digitale”, un bell’approfondimento strutturato nell’ambito della filosofia greca risulterebbe essere la classica spruzzata di cacio sui maccheroni.  Continue reading

Oilproject, parecchi dubbi e poche certezze. Ma io non sono un “media guru”.

Grazie all’evento World Wide Rome, la piattaforma OilProject, pomposamente denominata “la più grande scuola online in Italia”, ha di fatto ricevuto la sua consacrazione ufficiale. Per vostra comodità, ecco una breve rassegna stampa:

OilProject, quando i corsi diventano playlist (Il Sole 24h, 11 ottobre)

Oilproject presenta i suoi nuovi corsi gratuiti online (La Stampa, 11 ottobre)

Oilproject nuova forma, nuova sostanza (Punto Informatico, 11 ottobre)

“Liberi di imparare, liberi di insegnare”, ecco la nuova piattaforma online delle conoscenze  (Linkiesta, 11 ottobre)

Senza contare l’autorevole e ripetuto endorsement di Riccardo Luna, qui e, in precedenza, qui.

E’ vero che in origine OilProject doveva essere qualcosa di diverso, come si arguisce da questo articolo di Italian Valley (2011), probabilmente molto più ambizioso e innovativo di quanto non appaia allo stato attuale (se non erro, il video più recente della sezione Attualità è della primavera del 2011 ma forse c’è qualcosa di più “fresco” sul canale youtube): ma tant’è.

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La meravigliosa cultura dei quiz

Leggo questo gustoso articolo di Francesco Merlo sull’insensatezza dei quiz che vengono proposti durante l’esame di teoria per il conseguimento della patente di guida.

Quando mi sono trovata a definire la natura dei test Invalsi che vengono imposti a scuola, o delle recenti prove per l’accesso al TFA (Tirocinio Formativo Attivo), destinato a formare e abilitare i nuovi (o seminuovi) docenti, o, ancora, dei test di cultura generale per l’iscrizione alle Facoltà a numero chiuso, più di una volta, tanto per il gusto di fare una battuta, l’ho paragonata a quella dei test per la patente. 

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Bookmarks for marzo 29th. La crisi dell’Università

These are my links for marzo 29th

  • Universita’: rettore Sant’Anna, inaccettabili dottorandi senza borsa – “Occorre fare chiarezza sulla questione dottorandi senza borsa, sono posizioni che apparentemente offrono una opportunita’ ma che in realta’ impongono un lavoro senza compenso e senza speranza per tre anni della vita di una persona, non si deve lavorare gratis all’università” (Maria Chiara Carrozza, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa).
    Io sono una dottoranda non più giovane che sa da dove viene e dove è destinata a tornare (la scuola) ma di storture, in questo sistema, ne vedo molte. La scarsa attenzione destinata alla ricerca e alla formazione universitaria è senza dubbio sintomo di una miopia grave che non favorirà certo il rilancio del paese.
  • RICERCA: DA MINISTRO PROFUMO DECISIONE CONTRO IL MERITO E A FAVORE DEI BARONI – Le scelte contraddittorie di chi solo a parole garantisce merito e competizione.
  • All’università il precariato è strutturale la ricerca senza borsa e senza futuro – Repubblica.it – Scarsa o nulla attenzione alla ricerca: un modo chiaro di depotenziare l’Università, di renderla mediocre, non competitiva a livello internazionale. E di deprimere ulteriormente il merito e le prospettive dei giovani.
  • Università: la riforma che dimentica il sud | iMille – Davvero questo Governo pensa al futuro (se il futuro passa anche dal miglioramento del sistema formativo pubblico, dagli incentivi alla ricerca, dalla valorizzazione del merito indipendentemente da criteri di altro genere)?