Bookmarks for luglio 28th from 22:40 to 22:40

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Social reading: cosa ne pensate?

Abbasso i secchioni, viva gli sportivi (scuola e sport, matrimonio difficile)

Il muro vincente è il mio!

Visto che ho avuto una carriera scolastica  brillante e sono alla fine diventata prof di lettere, considerato inoltre che sono cieca come una talpa, che non brillo per agilità, che non frequento palestre e faccio vita piuttosto sedentaria. senza contare la pessima abitudine di leggere molto, in genere di notte, fumando più del consentito, si potrebbe credere che sono l’esito cinquantenne di un’adolescente secchiona, piuttosto antipatica, complessata, saccente e priva di senso dell’umorismo, con pochi amici e scarsissima vita sociale. Il che, in effetti, è stato vero per un certo periodo della mia vita: d’altra parte si parlava un tempo di “età ingrata” e, credetemi, l’arco di esistenza che va dagli undici ai diciotto e oltre può essere davvero ingratissimo, oggi come allora.

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Di follower, bot, guru e amenità varie

Ho passato un bel pomeriggio stravaccata in posizione strategica davanti al ventilatore leggendo Walter Benjamin. Nei giorni scorsi mi sono dedicata a Max Weber e Jean François Lyotard. Roba leggera, come potete arguire, proprio adatta a queste torride giornate estive. Ma che ci volete fare? Dico e ripeto che bisogna studiare e allora, per coerenza, studio, misurando ad ogni pagina letta l’abisso insondabile della mia ignoranza. Con un certo sconforto, devo ammetterlo.

Nel frattempo, ad ogni angolo della Rete, mi imbatto in folle di sapienti che sembrano, come si dice qui, “nati imparati”. E che, essendo esperti, per vocazione e definizione, non temono di condividere con noialtri poveri mortali la loro indiscussa competenza su qualsiasi tema o argomento. Sparando post a raffica, aggiornamenti di status, link di ogni tipo e natura: tutto molto “social” in verità.  Incapace di reggere il loro ritmo, fra le pagine di Weber e le indispensabili incombenze domestiche, ho ridotto l’attività del blog ai minimi storici, non sentendomi degna di esprimere opinioni sui temi caldi che agitano la variegata platea dei blogger nostrani e dei frequentatori compulsivi dei social network.

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Dylan reloaded

 

Dopo aver letto, fra le altre cose, quest’articolo imbarazzante su Dylan ed essermi comunque consolata grazie all’ottimo Paolo Vites, ho recuperato, aggiornandolo, un mio vecchio pezzo del 2008, già pubblicato su Maggie’s farm, intitolato “Dylan il bastardo”.

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: io sto dalla parte di Dylan, senza se e senza ma. E questo, nonostante la consapevolezza che Dylan non sia più quello di una volta, che le sue scelte, sia musicali che di business (e che business! quello commercialmente più triviale, dalla pubblicità dei reggiseni alla vendita in confezione deluxe di materiale vecchio di anni), possano essere addirittura sconfortanti, che la sua presenza (o dovremmo dire “assenza”?) scenica e la sua voce gracchiante nei concerti siano talvolta imbarazzanti, che la sua arroganza nei confronti dei fan sia sicuramente urtante (ammettiamolo: ci vuole una buona dose di masochismo per continuare a venerarlo come fanno alcuni, quasi fosse una sorta di dio della musica, di ispirato redentore, di vittima sacrificale sull’altare della nostra mediocrità).

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