La mamma di Baltimora, il blocco nero, il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto

Ok, abbiamo visto tutti il video di Toya Graham, la madre “santificata” da moltissimi (eh, si sa, la mamma è sempre la mamma) perché ha preso a mazzate il figlio in diretta tv. Non voleva che diventasse un altro Freddie Gray, il ragazzo morto per mano della polizia (sei agenti incriminati). Comprensibile il suo gesto, comprensibile anche l’ammirazione superficiale di tanti. Ma bisognerebbe avere il quadro completo della situazione.

Intanto dovremmo chiederci chi fosse questo Freddie Gray e per quale motivo è morto (si chiama “tortura del furgone”, per chi non lo sapesse: si vede che la fantasia dei boia non conosce freni). Che poi  la sua morte è stata la ragione dei disordini. Ma dubito che i tanti commentatori nostrani lo sappiano.

Continue reading

It’s only rock ’n’ roll (but I like it) – Rolling Stones, Circo Massimo, 22 giugno 2014

It’s only rock ’n’ roll (but I like it) – Rolling Stones, Circo Massimo, 22 giugno 2014

Keith Richards«Cosa pensi delle critiche sui Rolling Stones troppo vecchi per il rock ’n’ roll? Ti fanno incazzare? Ti urtano?

La gente vuole denigrarti perché è calva, grassa e non riesce a muovere un passo, merda.  È pura invidia fisica, pensare che non dovremmo trovarci qui. “Come osano sfidare la logica?” Se non ritenessi che tutto funziona, sarei io il primo a dire: “Scòrdatelo”. Ma noi combattiamo i pregiudizi della gente sull’essenza del rock ’n’r oll. Si pensa che sia una cosa adatta ai venti-venticinquenni, come se tu fossi un tennista che smette dopo tre operazioni all’anca. Noi suoniamo rock ’n’ roll perché è quello che ci ha sempre gasato. A Muddy Waters e Howlin’ Wolf  l’idea del pensionamento sarebbe suonata ridicola. Vai sempre avanti. Perché no?»  (dall’intervista di David Fricke a Keith Richards, Rolling Stone, 17 ottobre 2002)

 

Continue reading

“Salò” di Pier Paolo Pasolini, una provocazione sempre attuale.

 

[Una settimana fa, ho partecipato all’iniziativa “Si parla tanto di poesia – 3° edizione” presso la Libreria Coop. L’incontro, organizzato da Marco Formaioni,  si è diviso in due parti: la prima verteva sulla poesia di Giorgio Caproni (a cura del professor Davide Puccini), la seconda, indegnamente curata dalla sottoscritta,  sulla poetica di  “Salò” di Pier Paolo Pasolini.  Questo, per chi interessa,  è il testo del mio intervento su Pasolini]

 

Che cosa ci disturba, davvero, in un film così estremo come “Salò”? Avanzo un’ipotesi: quello che ci infastidisce e ci disgusta non è tanto la rappresentazione esplicita della perversione, ma il fatto che sia stato un “intellettuale”, qualunque cosa  questa definizione voglia dire per noi (e abbia voluto dire per Pasolini: non è detto che i due significati coincidano), ad assumerla e a recuperarla come metafora dell’oggi nel recinto della cultura: e con questo gesto violando appunto  la scontata (e impotente) sacralità assegnata  alla cultura dal perbenismo indifferente del senso comune.

Continue reading

Bruce Springsteen, 10 giugno 2012: non “un” concerto, “il” concerto”

Eccola lì, la “prof”, sotto il diluvio, bagnata come un pulcino, i capelli zuppi, i vestiti grondanti, a ballare come un’invasata, braccia verso il cielo e sguardo fisso su quel palco lontano. E lui, vestito di nero, la chitarra a tracolla, là, su e giù di corsa fra la sua band e il suo pubblico, la voce potente che ti trascina e ti ferisce dritto al cuore, inesauribile come se non conoscesse stanchezza, o la fatica dell’età, o le noie e gli acciacchi di noialtri, poveri mortali:  il “nostro” Bruce, il Boss, sacerdote officiante un rito straordinario che la pioggia violenta in qualche modo ha consacrato.

Continue reading

Il volto invisibile dello show

Non mi pare che la lettera aperta  scritta dagli amici di Matteo Armellini a Laura Pausini lo scorso 15 marzo abbia avuto la giusta rilevanza mediatica, Ricordo che Matteo Armellini è il tecnico di 32 anni morto il 5 marzo durante l’allestimento del palco per il concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria.  Il tour della Pausini è ripreso il 18 marzo da Firenze: nonostante l’esplicita richiesta della famiglia di lasciare il dolore per Matteo in una dimensione esclusivamente privata, pare che l’usuale (in queste occasioni) minuto di silenzio a inizio concerto ci sia stato ugualmente. O forse no: l’ufficio stampa della Pausini lo smentisce. E’ curiosa questa discrepanza di testimonianze che tradisce da parte della Pausini e del suo staff un certo imbarazzo. Comunque sia andata (si dice che una voce fuori campo abbia invitato ad un minuto di silenzio e che la Pausini abbia aggiunto, qualunque cosa volesse dire: “Il nostro silenzio parla per noi”), nella lettera degli amici di Matteo ci sono alcuni passi che meritano di essere messi in evidenza.

“Al di là degli aspetti penali, che competono alla magistratura, ciò che non emerge di questa tragedia è il grave problema che riguarda il lavoro. Lo show business, per massimizzare il profitto a ogni costo, impone ritmi frenetici e condizioni di lavoro aberranti a una categoria già di per sé frazionata e debole, il tutto per garantire sempre allo spettacolo di andare avanti.

Lei (Laura Pausini, nota della blogger) scrive nella sua lettera che si sente impotente, che non può fare niente per cambiare le cose; allo stesso tempo, Jovanotti invita a una riflessione su come migliorare il livello di sicurezza, senza che però alle parole seguano dei fatti concreti.

Noi al contrario riteniamo che Lei, come tutte le Star dello spettacolo, abbiate il potere e il dovere morale di cambiare qualcosa, per far sì che tutto quello che è accaduto non si ripeta. Gli artisti sono gli unici che possono permettersi di dire no.

Questo sarebbe un aiuto concreto e una dimostrazione di sostegno per quella che Lei chiama “famiglia in tour”, ed eliminerebbe il dubbio che da questa tragedia derivi solo pubblicità per il suo personaggio.

E’ il rispetto del silenzio che chiediamo”.

Nel blog creato appositamente per Matteo, il primo post, datato 7 marzo 2012 e intitolato “The Show must go off”, è degli Operai dello Spettacolo di Roma, e contiene parole estremamente dure esplicitamente rivolte agli artisti:

“Noi operai non facciamo parte della loro famiglia, come dicono nelle loro ipocrite ed infami dichiarazioni: le paghe non sono adeguate alle mansioni svolte, arrivano dopo mesi, i turni superano ampiamente le dodici ore, c’è una pianificazione scellerata degli eventi che risparmia sulla sicurezza dei lavoratori e del pubblico.
Non esistiamo come categoria di lavoratori perciò non abbiamo nessun diritto. Vogliamo la dignità e il rispetto che ci spettano”.

Anche il comunicato stampa della madre di Matteo è estremamente chiaro: L’unica forma di omaggio che posso accettare e che rispetta la volontà di Matteo è impegnarsi nel concreto affinché ciò che è accaduto a lui non avvenga mai più in futuro.

Al di là di alcuni siti alternativi, mi pare che nessun organo di informazione a larga diffusione si sia preoccupato di approfondire questi temi (nel caso specifico, si è solo scritto che per rispettare la volontà della famiglia, non ci sarebbe stata nessuna forma di ricordo pubblico di Matteo – poi, come ho detto, se ci sia stata o no, rimane un singolare mistero: ma nessuno, almeno nell’ambito dell’informazione mainstream,  ha spiegato da che cosa era motivato l’atteggiamento della famiglia e degli amici): dietro agli show che tanto amiamo, non ci sono soltanto il talento e la passione dei nostri artisti preferiti, ma un business durissimo sottoposto a scarsi controlli. Su questo aspetto, il peccato di omissione (da parte degli artisti, del giornalismo specializzato, del giornalismo tout court) è evidente.  Su questo aspetto, noialtri, pubblico di fan affezionati e commossi, dovremmo adeguatamente riflettere, ogni volta che compriamo il biglietto per uno spettacolo live: se solo fossimo messi in condizione di farlo. 

Una notizia, o un commento, che non vengono adeguatamente diffusi e rilanciati, diventano più che inefficaci: è come se facessero riferimento a fatti mai accaduti. Può la Rete equilibrare almeno in parte la situazione?