La lentezza di cui abbiamo bisogno

La lentezza di cui abbiamo bisogno
slow sharing

Leggere, riflettere, condividere

Pratico i social network da molti anni, con fortune alterne. Posso dire di averli sperimentati più o meno tutti. Il primo amore fu Twitter, poi sono stata fagocitata da Facebook e dall’universo comunicativo costruito da Zuckenberg (Instagram + Whatsapp). Non ho disdegnato l’uso di Telegram, Discord e ho fatto una breve incursione anche su TikTok (per concludere che non era un luogo adatto a me). Il mio Pinterest langue da un po’, così come Linkedin. Tumblr è congelato, sta lì, non mi ricordo nemmeno la password, va avanti per aggiornamenti automatici, ma non escludo di recuperarlo. Ovviamente ho i miei canali Youtube. Mi sono avventurata anche in luoghi poco e male frequentati (per lo più tentativi abortiti di alternative ai social globali).

La domanda che mi faccio, a questo punto, è semplice: perché? Parliamo spesso di overload informativo, meno nota (spesso liquidata come banale narcisismo) è la bulimia comunicativa che ci affligge. Questa smania di esserci, che sto sperimentando anche adesso, di condividere le proprie «illuminate» opinioni con il resto del mondo: che cosa ci (mi) spinge, davvero?

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Viva la Storia!

Viva la Storia!
Clio Musa della Storia Artemisia Gentileschi

Clio, Musa della Storia

Il «nuovo» Esame di Stato non mi piace affatto, ma la levata di scudi che inferisce dalla scomparsa della specifica traccia di Storia nella prima prova addirittura la cancellazione tout court dello studio della Storia dal curriculum di studio, mi pare una grande sciocchezza.

In genere solo un ragazzo su cento svolgeva il tema di storia (vedere i dati presentati in questo dossier di Repubblica dello scorso anno): e da questo dato cosa dovremmo concludere? Che già prima la storia non si studiava o si studiava male? Il che può essere, se valutiamo la situazione attuale del dibattito pubblico (cercate di cogliere l’ironia, per favore).

Inoltre, nella simulazione ministeriale che abbiamo  svolto lo scorso 19 febbraio, la storia era largamente presente nella forma dell‘argomentazione guidata. Imparare ad argomentare in modo documentato mi pare fondamentale, anche e soprattutto in relazione allo studio della storia. Studio che, in ogni caso, non è stato abolito. Almeno per ora.

Le motivazioni della scarsa consapevolezza storica dell’italiano medio sono altre e hanno origini lontane. Quindi, di che cosa stiamo parlando esattamente? E, soprattutto, di che cosa parlano fior di intellettuali che sembrano ignorare del tutto quel che avviene nelle aule scolastiche? Difendiamo lo studio della storia, ma non attaccandoci al pretesto del tema di storia che già ai miei tempi quasi nessuno svolgeva.

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Bacheca aperta, porta aperta

Bacheca aperta, porta aperta

aprire la bacheca, far scoppiare la bollaLa mia bacheca Facebook, il mio profilo Instagram, il mio account Twitter restano ostinatamente aperti: e con questo post spiego perché. 

Da molti anni, ormai, mantengo aperta la mia bacheca di facebook (mi riferisco a facebook, perché altrove, anche se esiste, la mia presenza è molto più appannata), in modo che quanto scrivo e condivido sia visibile al mondo tutto e non solo ai miei contatti. Va detto che il numero dei miei «amici» su facebook è abbastanza alto: al momento 3250 più 121 followers che hanno la possibilità di leggere i miei post pubblici, ovvero tutti. Siamo ben lontani dal cosiddetto «numero di Dunbar», ovvero il numero massimo delle relazioni sociali stabili che un essere umano è in grado di sostenere (ne parlavo in un altro post, un po’ di tempo fa): quindi mi rendo conto che le cifre sopra sbandierate sono sicuramente più virtuali che reali, se mi si consente di usare questa parola notoriamente fuorviante.

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Leggibilità (a proposito di scrittura facile e difficile)

Leggibilità (a proposito di scrittura facile e difficile)
granciporro

immagine di un granciporro

Niente da fare. La mia scrittura è «difficile». E il plugin che, quando pubblico un post, verifica la mia capacità di ottimizzazione SEO, ogni volta mi segnala impietosamente che il livello di leggibilità del mio stile è parecchio carente. Questo pezzo, vi avverto, non farà eccezione: anzi ricercherò scientemente (sic!) un livello di leggibilità assai basso. Alla faccia del plugin.

Qualche giorno fa, mi sono imbattuta in questo post sulla Rivista di Babbel (la piattaforma online per lo studio delle lingue straniere): Bellissime parole italiane dimenticate. Per inciso vorrei notare che il contenuto dell’articolo circola da tempo in Rete, in altri luoghi e forum. E da lì ha preso nuova vita, approdando in altre pagine, nonché, immagino, in innumerevoli bacheche facebook. Insomma il trionfo del copia-incolla.

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Complicato, complesso, complotto

Complicato, complesso, complotto

maledire-oscurita-lao-tseIl mondo è complesso e non di rado complicato. Così complicato  che molti , non riuscendo ad accettare l’imprevedibile caos che lo governa, ricorrono spesso a teorie complottistiche, o comunque fantasiose, di vario tipo e natura: immaginazioni di questo tipo almeno danno senso, e un senso facile, comprensibile, a ciò che non si capisce. 

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Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

Il mio «PhD» … (non più «candidate», finalmente!)

E così ho finito, almeno per il momento. Il 19 dicembre ho conseguito il mio dottorato in Sociologia e Storia della Modernità presso l’Università di Pisa , con una tesi dal titolo «La marginalizzazione dei saperi umanistici nel sistema di istruzione. Percezione sociale e strategie di resistenza». In commissione il mio relatore, Vincenzo Mele, affiancato dai commissari Alfonso Maurizio Iacono (Università di Pisa) e Mariano Longo (Università del Salento). Discussione ricca di spunti e di ulteriori suggestioni: per me non un punto di arrivo ma una nuova partenza, per approfondire ulteriormente la questione (che per me, in quanto docente di Lettere nei Licei, è evidentemente cruciale). Di seguito la traccia che mi ha aiutato a presentare il mio lavoro alla commissione e la presentazione.

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