Demagogia scolastica: dobbiamo credere a Babbo Natale?

Il 15 dicembre, pare, saranno presentati ufficialmente i risultati della megaconsultazione renziana sulla scuola. Nell’attesa il Ministro Giannini ha annunciato che nella nuova e buona scuola che verrà, diminuiranno i compiti a casa: il che, intendiamoci, sarebbe un bene, per i motivi che spiegavo nel mio post «Basta compiti! E no alla conoscenza come penitenza».  Solo che un’affermazione del genere, buttata lì come per caso, con il sorriso sulle labbra e la voce impostata da signora toscana della buona società, puzza di demagogia lontano un miglio. Per ragioni simili e simmetriche a quelle che spingevano la Gelmini all’elogio del grembiulino e della severità delle valutazioni. Il premier Renzi, intanto, favoleggia di «una carica dei mille» che dedichino «tempo» alla riforma, per allargare il consenso intorno al progetto: non male come mossa propagandistica per nascondere il sostanziale flop di partecipazione e coinvolgimento nelle iniziative promosse online (come, fra le righe,  nota il sovversivo Corriere della Sera).

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L’altra vita di Floria. Operazione recupero #2

L’altra vita di Floria. Operazione recupero #2

cielo2Prosegue l’operazione recupero. Il post che segue fu pubblicato sul vecchio blog splinderiano nel dicembre del 2008.  Si tratta di una riflessione su quello che significa davvero la parola “condividere”. In Rete condividiamo link, foto, canzoni, video.  Ma spesso ci piace anche fissare uno stato d’animo, un sentimento, un emozione. È quello che feci in quel lontano dicembre. È quello che, talvolta, mi piace fare ancora oggi.  Non trovo più la foto che avevo pubblicato. Ne carico un’altra, scattata più di recente. E se allora stavo ascoltando Bruce Springsteen, ora, in sottofondo, ho i Pink Floyd, “Wish you were here”(va da sé che accanto a me c’era qualcuno che ora non c’è più, almeno non materialmente).  Insomma, sto condividendo, una volta in più, quel momento lontano e le parole con le quali tentai di cristallizzarlo in un post,  ma anche il ricordo che ne ho, e quello che provo, mentre ricordo. Quante cose, in un post soltanto.

Che cosa si condivide quando condividiamo. 

Questo è lo scorcio di Piombino che amo di più. Ho scattato la foto questa mattina, così, con il cellulare, presa da una sorta di ispirato entusiasmo, in sottofondo la musica di Bruce Springsteen. Quando sono uscita di casa, avevo un umore abbastanza cupo, ma poi, come si fa? Avessi avuto la sfortuna di abitare, che so, a Milano (non me ne vogliano gli amici milanesi), mi sarei tenuta il mio nervosismo e chissà, alle prese con il traffico, la confusione, la folla, mi sarei sentita pure peggio. E se ci fosse stata la nebbia? ah, meteoropatica come sono, meglio non pensarci. Ma io sto sul mare, signori miei, sono figlia e sorella di marinai, e quando vedo il mare, questo mare, anche se piove o tira vento, sento che il mio animo … respira.

Lo so che basta dare un’occhiata dall’altra parte della città e il paesaggio non è più così elegiaco. Ma chi se ne frega: io qui ci sono cresciuta, fra queste colline immaginavo le mie impossibili avventure infantili, mi arrampicavo fra le rocce intorno alla casamatta del Falcone, e quando cominciarono i miei risibili deliri poetici mi inventai come soprannome “la ragazza delle ginestre”, abbastanza disinteressata, come tutte le adolescenti, all’impressione di ridicolo che certe estasi paraletterarie potevano suggerire.

Ecco, stamattina mi sono chiesta se, visto che da un pezzo in qua “floria1405”, ovvero il mio alter ego digitale, si disperde allegramente nei tanti social network della Rete, quei luoghi virtuali dove la gente “condivide” (ma poi che cosa condividiamo davvero?), fosse possibile condividere, sia pure in differita, quel particolare momento, quell’immagine, quella musica, i ricordi che mi si affollavano in testa e anche il fatto che, grazie al cielo, il mio malumore si fosse dissolto e mi sentissi, magari per poco,  piena di umana comprensione e di grata serenità. Con un pensiero accorato rivolto a tutti coloro che, in quel medesimo istante, stavano litigando per il parcheggio in qualche soffocante  e sovraffollata città, senza nemmeno il mare a portata di mano..

Beh, almeno proviamoci.

 

Facebook non è il nemico: studenti, professori e l’ipocrisia digitale.

Facebook non è il nemico: studenti, professori e l’ipocrisia digitale.

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Accanto all’ingenuità digitale, l’altro atteggiamento che davvero irrita è l’ipocrisia digitale: quella di chi … «signora mia, che tempi!» e giù, bordate di critiche contro la Rete sentina di ogni male, luogo malfamato da non frequentare,  popolato di bulli, malintenzionati, imbroglioni, pedofili, sciacalli, narcisisti, imbonitori etc etc. E il peggio del peggio, naturalmente, gli oscuri bassifondi dove è pericolosissimo avventurarsi, il cui accesso dovrebbe essere proibito a giovani e giovanissimi, sono i social network, Facebook in primo luogo.

Tutto questo, ovviamente, ribadito, ripetuto e proclamato dai profili social di queste anime candide, a dispetto della contraddizione evidente.

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L’altra vita di Floria. Operazione recupero. #1

Premessa. 

La Rete conserva ma, al tempo stesso, nasconde. Quando Splinder chiuse le trasmissioni, recuperai i miei post (otto anni di scrittura, mica noccioline) e, con qualche sforzo e patema tecnico, li trasferii su piattaforma wordpress.com. Se aprite la scheda “L’altra vita di Floria”, trovate l’archivio, un po’ disastrato, per intero. Solo che, di fatto, quel blog (che si chiama “Approssimazioni”, visto che il nome storico, “Contaminazioni”, è toccato a questo dove sto scrivendo) è invisibile, non aggiornato, congelato all’ultimo post scritto nell’ormai remoto 2011. Mi pare giusto dare il via ad un’operazione di recupero e riciclo dei contenuti ancora appetibili, visto che nell’operazione di blogging ho speso un bel pezzo di vita online.  Cominciamo da … (rullo di tamburi)

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Ma quanti amici hai, davvero? Su Facebook, il numero di Dunbar e le illusioni del narcisismo in Rete.

Vanitosa! Narcisista! Presuntuosa! Una persona qualsiasi che sventola come un trofeo l’inquietante numero (ad oggi) di 2906 “amici” su Facebook. Vergogna! Che cosa me ne farò, di tutti questi contatti, non lo so davvero. Già da tempo mi sono accorta che le mie interazioni si limitano ad un gruppo ristretto di persone: ci diamo ragione l’uno con l’altro, ci scambiamo reciproci like, condividiamo le nostre robette, commentiamo con faccine e amenità varie le nostre foto e i nostri aggiornamenti più o meno seriosi, più o meno spiritosi.

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Consapevolezza digitale, una questione politica.

Consapevolezza digitale, una questione politica.

Credo fermamente che una delle questioni politiche cruciali, nel nostro tempo, sia l’esigenza di una sempre più diffusa consapevolezza digitale.  La consapevolezza digitale è qualcosa di affine alla competenza digitale, una delle competenza chiave per l’apprendimento permanente raccomandate dagli organismi Europei, ma non è ad essa esattamente sovrapponibile. Ha a che fare con lo spirito critico, con la capacità di reperire informazioni, con le abilità comunicative ma, in un certo senso, va oltre. Si intreccia con quella che danah boyd chiama alfabetizzazione algoritmica di base

Un algoritmo non è un incantesimo, e i risultati, più o meno filtrati, delle nostre ricerche su Google non sono frutto di magia. Bisognerebbe  interrogarci su  come funzionano certi meccanismi. Ora che più o meno tutti siamo stati fagocitati dai social network, per esempio Facebook e/o Twitter,  ma non solo, dovremmo cominciare a chiederci: perché siamo in Rete? che cosa condividiamo, esattamente? quando andiamo a caccia di informazioni su Google, che cosa troviamo, davvero? In altre parole: fino a che punto la nostra libertà (di essere, di conoscere, di interagire con chi ci pare) è manipolata per scopi che, per lo più,  ci sfuggono? 

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