Da Dante alle primarie (passando per Vaclav Havel e il potere dei senza potere)

Concludendo il canto VI del Purgatorio (quello della celebre invettiva “Ahi serva Italia di dolore ostello,/ nave senza nocchier in gran temepesta, /non donna di province ma bordello!”), Dante si rivolge con aspro sarcasmo alla sua Firenze, accusando i suoi concittadini di pressapochismo e faciloneria politica:

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca 
per non venir sanza consiglio a l’arco; 
ma il popol tuo l’ha in sommo de la bocca. 
      Molti rifiutan lo comune incarco; 
ma il popol tuo solicito risponde 
sanza chiamare, e grida: «I’ mi sobbarco!». 

Da brava professoressa, in questa vigilia di primarie, dopo aver assistito al balletto delle candidature, alla sceneggiata delle regole e delle deroghe, alla tormentata scelta dei nomi blindati, alle proteste indignate degli esclusi, ai rifiuti e alle entusiastiche professioni di impegno dei prescelti, più di una volta mi sono tornate in mente queste antiche parole: soprattutto quando ho visto confondersi nelle candidature buona volontà (il cui confine con il velleitarismo talvolta è impercettibile) e smania di apparire, desiderio di servizio e ambizione personale … insomma le intenzioni di molta gente che ha la giustizia sempre al sommo della bocca, tanto per riprendere Dante, e che non esita a scagliare le proprie frecce senza consiglio, ovvero senza adeguata cura e ponderazione.

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Io e i miei libri

Di làQuesto quadretto, che mi sono affrettata ad appendere, è il dono natalizio e assolutamente delizioso di un caro amico di vecchissima data che, evidentemente, mi conosce bene. Il disegno scelto dal mio amico è di Guido Scarabottolo. 

Spesso, nel corso della mia vita, mi sono trovata davanti al mio personale muro del pianto. Ogni volta, con pazienza, mi sono arrampicata su una pila di libri per vedere se, per caso, mi riuscisse guardare dall’altra parte, e magari scavalcare per andare a fare un giro di là. Ed è accaduto che la pila crollasse, e mi ritrovassi, mio malgrado, con il culo per terra. Allora, dopo aver ripreso fiato, ricominciavo a tirar su la fragile scala di pagine, e tentavo ancora: del resto, che altro avrei potuto fare? Non conoscevo, non conosco altro mezzo. Ogni volta, e non senza fatica, non senza pagare comunque un prezzo, ho riconquistato un piccolo frammento di felicità: o, più semplicemente, visto che “felicità” è forse una parola troppo grande, di serenità. Ho così vissuto vite che non erano la mia, e ricordato qualcosa di fondamentale che, come tutti, mi capitava di dimenticare: ovvero che, oltre la trappola dei nostri piccoli egoismi e delle nostre meschine paure ed ambizioni, ci sono mondi infiniti da sfidare ed esplorare. E’ arrivata, a un certo punto, la Rete, e allora ho potuto condividere il mio angulus appartato con tanti altri, vicini e lontani, simili a me o diversi, tutti comunque spinti dal desiderio di andare oltre quel muro, di non lasciarsi fermare in primo luogo da quelle barriere che ci costruiamo per difenderci ma che poi, alla fine, ci imprigionano.

Io sono quella figurina che chiude gli occhi davanti al muro e vuole arrendersi. Ma sono anche quel signore che sale sulla torre di libri,  sotto il braccio l’ultimo che ha letto, e guarda di là. E poi magari volerà via, su ali fatte di parole.

Per tutti quelli che capiteranno qui, perché anche loro ricordino che è sempre possibile spiccare il volo.

 

La spocchia del Web

… ovvero mi si è alzato Klout, ma il mio idraulico non lo sa.

La questione del giorno è: ha vinto le primarie chi ha comunicato di meno attraverso gli strumenti del web, perché? Le analisi si sprecano ma. a parte l’opinione argomentata degli specialisti in comunicazione (vedi una sintesi qui), a me interessa osservare il tono generale dei commenti, prima durante e dopo il voto,  dei semplici utenti e fan dell’uno e dell’altro schieramento: almeno di quelli che si trovano nella mia cerchia di contatti.

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Tredici domande scomode al Ministro Profumo

Stasera, alle ore 21, il Ministro Profumo sarà ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Il gruppo Facebook “Docenti incazzati“, vista la tendenza dell’ineffabile Fazio a non porre mai domande troppo scomode all’ospite di turno, ha pensato di aiutare il simpatico conduttore, elaborando una lisa di tredici domande (basate su dati di realtà) da sottoporre all’attenzione del Ministro: magari la trasmissione potrebbe giovarsene, risultando, chissà, più frizzante del solito. Fazio accoglierà la nostra provocazione? Il Ministro risponderà o continuerà sulla linea inaugurata dal serafico Monti, spacciando per risposte “tecniche” argomentazioni squisitamente ideologiche e propagandistiche? Seguiremo con grande attenzione l’appuntamento di stasera e verificheremo.

Di seguito il testo base (integrabile a piacimento) delle email che sono state inviate numerose all’indirizzo del programma.

Gentile Fabio Fazio, un gruppo di facebook che raccoglie quasi 2000 docenti italiani (http://www.facebook.com/groups/docentincazzati/), in prosecuzione dello scambio epistolare avviato con la sua trasmissione a seguito della puntata di domenica 25 novembre (presente il Primo ministro Mario Monti), le chiede di sottoporre al Ministro F. Profumo la seguente “lista” (genere da lei molto frequentato):
1. Ministro Profumo, con proposte come quella -contenuta in maniera irrituale nella legge di stabilità varata dall’esecutivo- di aumentare di 6 ore a parità di salario il lavoro in aula dei docenti della secondaria (com’è noto, materia di contrattazione e non riservata alla legge), non pensa di aver contribuito alla scarsa considerazione sociale della classe docente e quindi di aver danneggiato il ruolo dell’istruzione pubblica?

2. Non crede che con questo precedente in futuro altre leggi possano imporre aumenti di ore di lavoro settimanali anche ad altre categorie, trasformando di fatto i contratti collettivi in carta straccia?

3. Ministro Profumo, lo sa che ogni eventuale futuro innalzamento delle ore di lezione frontale produrrebbe un aumento insostenibile di ore di lavoro non frontale (destinate a correzione dei compiti, preparazione delle lezioni, programmazione, colloqui con i genitori, riunioni collegiali, esami di fine anno) dato che a ogni ora di lezione frontale corrisponde una certa quota di lavoro che i docenti svolgono al di fuori dell’aula scolastica?

4. Ministro Profumo, Lei, ministro dell’istruzione di questo Paese, come si è sentito quando il premier in questa stessa sede ha definito indistintamente i docenti, di cui conosce bene le condizioni di lavoro, “conservatori”, “corporativisti” e “strumentalizzatori” degli studenti in protesta? 

5. Ministro Profumo, Obama ritiene forte l’America non per il suo esercito, ma per la sua scuola: il ‘governo dei professori’, in Italia, condivide quest’idea? E, se è così, perché non ha invertito la tendenza degli ultimi governi, tagliando le spese militari e lasciando invariato lo stanziamento per l’istruzione pubblica?

6. Ministro Profumo, nella lettera che ha inviato ai docenti e agli studenti prima dello sciopero del 24 novembre Lei ha detto di non aver mai condiviso l’impianto del Ddl 953 (ex Aprea), allora perché non si è mai pronunciato contro il disegno di legge nelle sedi competenti? 

7. Ministro Profumo, si fa un gran parlare di digitalizzazione, di tablet, di LIM, ma lei sa che le scuole ‘reali’ – in cui alcuni nuovi strumenti sono arrivati in maniera insufficiente, non omogenea né pianificata e senza specifica formazione – stanno assistendo ad un processo di ‘dematerializzazione’ che nulla ha a che vedere con l’informatica, visto che mancano ‘materie prime’ come la carta per le fotocopie (che, quindi, molti docenti devono gestire a proprie spese) e sussidi didattici indispensabili?

8. Ministro Profumo, è consapevole del fatto che (almeno nella fascia dell’obbligo) gli insegnanti – spesso senza alcun aiuto né economico né strutturale – stanno affrontando da anni e da soli il difficile compito di alfabetizzare ragazzi stranieri (il cui numero supera quasi sempre il tetto fissato dalla legge) provenienti da tutti i continenti e che sono in aumento esponenziale gli alunni con disabilità nonché DSA (certificato e non certificato), per cui la programmazione didattica e di conseguenza il lavoro in classe è via via più complesso (mentre dal 2008 gli interventi di Riordino dei cicli hanno eliminato le compresenze)?

9. Ministro Profumo, Lei ritiene davvero di migliorare il servizio scolastico agli studenti, offrendo con il nuovo Concorso (fondato su quiz di dubbia aderenza alle reali esigenze didattiche ) la possibilità di entrare in ruolo a persone che non hanno mai insegnato anziché a precari super qualificati con molti anni di esperienza?

10. Ministro Profumo, quanto costerà il Concorso e quanti docenti realmente otterranno una cattedra, considerata la progressiva contrazione degli organici in vista dell’aumento dell’orario di insegnamento e della riduzione del corso di studi da lei prospettati? 

11. Ministro Profumo, Lei è a conoscenza del fatto che le graduatorie sono stracolme di docenti specializzati nell’insegnamento e che la maggior parte di essi hanno meno di 35 anni?

12. Ministro Profumo, è forse ancora allo studio il progetto di ridurre a 4 gli anni curriculari delle superiori, che comporterebbe un’ulteriore, grave falcidia delle cattedre e un impoverimento insostenibile per l’offerta formativa della scuola secondaria di secondo grado?

13. Ministro Profumo, Lei, oltre ad essere Ministro dell’Istruzione, è stato anche rettore del Politecnico di Torino e presidente del CNR: è abituato, quindi, a lavorare con le eccellenze nel mondo dell’istruzione. Quelle eccellenze si sono nella maggior parte formate a partire dalla scuola pubblica. Le è mai capitato di fare un’esperienza di insegnamento in una classe di un istituto superiore di una qualsiasi periferia di questo nostro bel Paese? Ha idea di quanti sono gli alunni in un’aula? Di quali sono le strutture reali? E’ a conoscenza del fatto che con l’aumento degli allievi per classe dovuto ai tagli e con la presenza giornaliera di studenti in sovrannumero perché, in caso di assenze del personale docente, vengono ‘smistati’ per mancanza di supplenti (ciò succede anche ai bambini delle primarie), quasi nessuna scuola pubblica può rispettare le norme di sicurezza, né garantire effettivamente il diritto allo studio, specialmente ai ragazzi con difficoltà?

Gentile Fazio, 
gli elenchi, come gli esami, non finiscono mai: il tempo, però, anche ‘quello che fa’, è una risorsa finita, quindi ci fermiamo qui. Scelga pure lei le domande da sottoporre al ministro, se lo ritiene, se, come sappiamo, il tempo è poco. Sono tutte vitali per la nostra professione e per il futuro della scuola pubblica statale. Speriamo fiduciosi che la sua risposta non lasci ‘il tempo che trova’ e che nella prossima occasione di un dibattito sulla scuola voglia ospitare nella trasmissione anche un insegnante.

2000 proff forse inca…lzanti, certo inca…lzati
http://www.facebook.com/groups/docentincazzati/

spedire a raitre.chetempochefa@rai.it