L’anti-recensione di un romanzo anti-biografico. Andate tutti affanculo di The Zen Circus con Marco Amerighi

L’anti-recensione di un romanzo anti-biografico. Andate tutti affanculo di The Zen Circus con Marco Amerighi

Se questo romanzo è, come dichiarato ufficialmente, un’anti-biografia, allora merita, di necessità, un’anti-recensione. Quindi, gli incauti lettori che eventualmente si imbattessero in questo post non troveranno gli ingredienti soliti di una recensione: considerazioni dotte sullo stile, osservazioni pensose sulla coerenza della trama o sulla costruzione dei personaggi, elucubrazioni più o meno documentate sul contesto (storico, sociale, musicale) della vicenda, intelligenti inferenze sul significato riposto del testo o sulla verosimiglianza della narrazione.

Troveranno, piuttosto, il tentativo di condividere un’emozione e una serie di domande che una lettrice qualunque si è fatta man mano che divorava, assai velocemente in verità, le pagine di questo strampalato, commovente, urticante e provocatorio racconto «on the road» degli inizi di una band, The Zen Circus, fra le più significative e interessanti nel panorama musicale italiano.

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Spoon River in Maremma

Spoon River in Maremma

romanzo sacha naspiniSembra, in apparenza, una narrazione realistica quella che Sacha Naspini  cesella nel suo «Le case del malcontento», impreziosita dall’uso sapiente del vernacolo locale, dal disegno accurato di quei dettagli paesani che fanno tanto colore locale: modi di dire, imprecazioni, il netto e diretto volgare toscano che tanto diverte quelli che toscani non sono e, allo stesso tempo, solletica e inorgoglisce la gente del posto quando se lo trova sbattuto sulla pagina con tutti i crismi della letteratura.

Al contrario, si tratta di una lingua sfacciata e cinica,  aspra e rabbiosa, sboccata e impietosa, che si nutre di disincanto e irride ogni residua bontà, ogni possibile gentilezza della vita: il realismo sfuma in una magia cattiva, un incanto ostile che inquieta e paralizza non solo i personaggi, smarriti nei loro soliloqui, ma anche i lettori che si avventurino per le strade tortuose dell’immaginario borgo maremmano.

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Viva la Storia!

Viva la Storia!
Clio Musa della Storia Artemisia Gentileschi

Clio, Musa della Storia

Il «nuovo» Esame di Stato non mi piace affatto, ma la levata di scudi che inferisce dalla scomparsa della specifica traccia di Storia nella prima prova addirittura la cancellazione tout court dello studio della Storia dal curriculum di studio, mi pare una grande sciocchezza.

In genere solo un ragazzo su cento svolgeva il tema di storia (vedere i dati presentati in questo dossier di Repubblica dello scorso anno): e da questo dato cosa dovremmo concludere? Che già prima la storia non si studiava o si studiava male? Il che può essere, se valutiamo la situazione attuale del dibattito pubblico (cercate di cogliere l’ironia, per favore).

Inoltre, nella simulazione ministeriale che abbiamo  svolto lo scorso 19 febbraio, la storia era largamente presente nella forma dell‘argomentazione guidata. Imparare ad argomentare in modo documentato mi pare fondamentale, anche e soprattutto in relazione allo studio della storia. Studio che, in ogni caso, non è stato abolito. Almeno per ora.

Le motivazioni della scarsa consapevolezza storica dell’italiano medio sono altre e hanno origini lontane. Quindi, di che cosa stiamo parlando esattamente? E, soprattutto, di che cosa parlano fior di intellettuali che sembrano ignorare del tutto quel che avviene nelle aule scolastiche? Difendiamo lo studio della storia, ma non attaccandoci al pretesto del tema di storia che già ai miei tempi quasi nessuno svolgeva.

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Individutopia. Un romanzo ambientato in una distopia neoliberale

Individutopia

Individutopia di Joss Sheldon

Ricordate la famosa frase di Margaret Thatcher «La società non esiste, esistono soltanto gli individui»? Vero emblema di un’epoca, punto di svolta verso una condizione dalla quale non riusciamo ad uscire, a tal punto si è incistata nelle coscienze. Ognuno per sé, ognuno in competizione con gli altri per raggiungere la vetta, sgomitando per arrivare primo, in nome della cosiddetta «meritocrazia». Se qualcuno non ce la fa, peggio per lui: l’individuo «imprenditore di se stesso» è impegnato in una quotidiana battaglia per emergere dalla massa, per conquistarsi il suo posticino al sole. Della fine che fanno gli altri, i perdenti, i tanti che arrancano, che gli importa? Cazzi loro. Se non ce la fanno, la colpa è soltanto loro: della loro lentezza, della loro mediocrità, della loro mancanza di fede. Bisogna crederci, bisogna andare avanti avanti avanti.

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Noi, The Zen Circus, la musica che ti salva la vita e note sparse di varia umanità

Noi, The Zen Circus, la musica che ti salva la vita e note sparse di varia umanità
Appino_The_Zen_Circus

Andrea Appino alla Feltrinelli Red di Firenze

Di musica ne ho ascoltata tanta, e la musica ha tracciato i confini del mio mondo. Non sono mai diventata un’esperta, questo no, e non mi si chiedano citazioni, rimandi, date, aneddoti, influenze, definizioni. Ma la musica, ascoltata disordinatamente, compulsivamente, è stata sempre il mio specchio, la mia medicina, il mio sfogo, la mia salvezza. 

Perché sì, la musica mi ha salvato la vita più di una volta: se sono qui, nonostante tutto, con il mio bagaglio di memorie, ansie, malinconie, ma sempre in piedi e con qualche speranza dura a morire, gran parte del merito va a tutta la musica che mi sono sparata nelle orecchie sin da quando ero una triste ragazzetta imbranata con la fama della secchiona.

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