Fra i miei amici facebook, c’è Babbo Natale: ma sarà lui o un fake?

Fra i miei amici facebook, c’è Babbo Natale: ma sarà lui o un fake?

identitàovvero considerazioni sparse a uso e consumo di niubbi e utonti (detto con affetto, si intende, perché ognuno di noi, in fondo, è un niubbo/utonto, vista la velocità con cui la Rete si trasforma). 

La mia esperienza intensiva della Rete è cominciata, nel 2003, sotto pseudonimo (o nick). Resistentissima Floria: ancora oggi qualcuno pensa che sia il mio vero nome. In ogni caso, non sono riuscita a mantenere il mio anonimato a lungo. Dopo poco tempo, infatti, l’ingombrante Lorenza si è fatta strada a spallate: figurarsi se, narcisista com’è, poteva lasciare il palcoscenico, ancorché virtuale, a qualcun altro.

In ogni caso mi sono portata il nick dietro su diverse piattaforme (su twitter, per esempio, e non solo), come omaggio alle mie passate velleità di anonimato. Non su facebook, comunque, dove mi sono regolarmente iscritta con nome e cognome veri. Ho fatto bene, ho fatto male? In realtà si tratta di decidere in che modo vogliamo negoziare la nostra presenza in rete: e, soprattutto, della consapevolezza che abbiamo nel gestire la costruzione della nostra identità connessa.

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Basta compiti (e no alla conoscenza come penitenza)

Sono docente di liceo e in questi ultimi trent’anni ho prevalentemente insegnato al triennio. Do la lezione per casa? Sì, sempre assegnata: spesso modulandola e concordandola con i miei allievi. Ma negli ultimi tempi mi son resa conto di un fatto allarmante: molti ragazzi sembrano non essere più in grado di affrontare i compiti in autonomia. Perché? Mi sono convinta che il motivo non risiede nel fatto che nei gradi precedenti di scuola vengano loro assegnati pochi compiti. Forse, al contrario, gliene vengono assegnati troppi.

Ora, non ho la pretesa che il caso personale faccia statistica, ma  può essere utile che io racconti la mia storia. Figlia di maestra elementare, ho respirato scuola sin dalla nascita. Posso dirlo con certezza: mia madre, e molte sue colleghe (faccio riferimento ad un periodo di tempo che va, all’incirca, dagli anni Cinquanta ai Novanta), si guardavano bene da oberare i ragazzini di compiti casalinghi. L’ordine era: “Devi fare da solo, così io, insegnante, posso vedere dove sbagli, e correggerti”. Anzi, in certo modo, i genitori troppo apprensivi che si sostituivano ai figli (e all’insegnante),  non erano visti di buon occhio, e invitati a farsi da parte.

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A proposito dell’ultimo caso di cronaca che sta dividendo l’opinione pubblica della mia città, Piombino …

A proposito dell’ultimo caso di cronaca che sta dividendo l’opinione pubblica della mia città, Piombino …

latte_in_polvere… ovvero la cosiddetta “Retata dei Pediatri” che ha coinvolto anche un noto professionista piombinese.  Il caso sta suscitando reazioni vivacissime sul social network, non di rado al limite della violenza verbale. Evidentemente la gente si sente toccata nel profondo: si parla di bambini, si parla di maternità, si parla di fiducia tradita, si parla di salute. I commenti si sprecano. I toni si esasperano.

Sia detto subito: non parlerò del caso specifico se non nella parte introduttiva del post, visto che il mio ragionamento mira ad altro. Quindi, se vi aspettate l’ennesimo esternazione pro o contro i medici, pro o contro l’allattamento artificiale, pro o contro la stampa, smettete subito i leggere e andate altrove.

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Interstellar è un’americanata. Ma io mi sono commossa ( e qui vi spiego perché).

Va bene, è vero. Dal punto di vista dell’accuratezza scientifica, Interstellar fa acqua. Anche sulla verosimiglianza e sulla coerenza della sceneggiatura ci sarebbe da ridire ( Attivissimo  lo fa in modo ineccepibile). E come film di fantascienza, di “quel” tipo di fantascienza speculativa che ti mette davanti alle grandi domande, ovviamente 2001 Odissea nello Spazio resta insuperabile. Io non sono un’esperta di sci fi, ma tutto questo lo capisco benissimo.

Però.

Qualche anno fa, leggendo non so quale profezia apocalittica su quello che sarebbe potuto accadere fra quarant’anni o giù di lì, fui colta di botto da un pensiero terrificante. Naturalmente una lo sa che, quando i suoi figli saranno vecchi, lei sarà orami polvere alla polvere. Ma in quel preciso momento, e ancora non so per quale motivo, e senza preavviso, io sentii in tutta la sua spaventosa verità quella che avevo sempre considerato come una possibilità astratta, un evento così remoto da non meritare attenzione: avrei perso Annalivia e Francesco, e loro avrebbero perso me, e le nostre vite, ora così intrecciate, si sarebbero smarrite a vicenda, io sprofondata chissà dove e loro a combattere battaglie per le quali non li avrei potuti aiutare. Mi sembrò di essere risucchiata via come da un gorgo, in una sensazione di puro panico: incredula e terrorizzata.

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Il potere e i professori. La “Buona” Scuola di Renzi e quella di chi non ci crede.

Il potere e i professori. La “Buona” Scuola di Renzi e quella di chi non ci crede.

miur2Oggi chiude la megagalattica (?) consultazione renziana sulla scuola. Ho già espresso il dubbio, condiviso da molti, anche insospettabili (si veda, seguendo il link, l’interrogazione parlamentare presentata dalla responsabile scuola di Forza Italia), che si tratti di una grande manovra propagandistica nemmeno troppo riuscita: basta fare due conti, confrontare i numeri e fermarsi un attimo a ragionare superando l’effetto ipnotico dei roboanti slogan governativi.

Premesso questo, invito tutti a leggere l’ottimo resoconto di Marina Boscaino su quanto è accaduto ieri di fronte al MIUR.

Alle 3 del pomeriggio docenti – Cobas e Autoconvocati – si sono ritrovati insieme agli studenti davanti alMiur. Oggi, 15 novembre, è il giorno della chiusura della “consultazione” sul Piano Scuola di Renzi-Giannini. Gli Autoconvocati hanno portato con sé delibere e mozioni, per poterle presentare, in delegazione, al ministro o ad un funzionario. L’autenticità della volontà di “ascolto” del Governo è stata subito chiara: 4 file di guardie di Finanza e Carabinieri, in tenuta antisommossa – caschi e scudi, 2 camionette ad ingombrare le rampe di accesso, elicotteri che sorvolavano l’area – hanno impedito l’ingresso al Miur: facendo cordone e pressandoci verso le scale. Impassibili molti, più disorientati quelli cui abbiamo chiesto: ma ce l’hai un figlio a scuola? Nessuno di noi ha spinto, nessuno ha pressato. Siamo stati ricacciati, come pericolosi sovversivi, verso le scale: chiedevamo solo di essere ascoltati, di presentare i nostri documenti. Un trattamento al quale tutte le forze sociali che vogliano democraticamente partecipare al processo decisionale, esprimendo liberamente la propria opinione, devono evidentemente adattarsi. Ma oggi è stata particolarmente dura: perché si è concretizzata (attraverso la blindatura e una inequivocabile maniera di dire “no” al dialogo) l’idea di tutto ciò che stiamo dilapidando assieme alle nostre energie: democrazia, principi, senso oltre le parole. Questo l’”ascolto” del governo Renzi.

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Le immagini (reperite su facebook e ringrazio chi le ha volute condividere in Rete) testimoniano il paradosso più di molte parole. Da una parte docenti, che hanno raccolto ed elaborato materiale per una proposta alternativa a quella del governo, presentata da tempo in Parlamento secondo le regole del confronto del democratico (la LIP, Legge di Iniziativa Popolare: se non sapete che cos’è, com’è nata e come si è sviluppata, vi invito a visitarne il sito); dall’altra l’apparato del potere, cupamente schierato a difesa di una consultazione farlocca, pensata per interessi biecamente propagandistici, così da giustificare un’iniziativa di riforma (o di controriforma, l’ennesima) in realtà indiscutibile e prepotentemente imposta per ragioni che con la scuola, la cultura, il merito, l’innnovazione e bla bla bla, non hanno niente a che fare. Questo è Renzi, questo è il rinnovatore: in realtà espressione di una logica di manipolazione del consenso che più retriva non si può (“vi incanto a parole e, se non ci cascate, passo alle vie di fatto e vi meno  – o minaccio di menarvi“).

In queste reazioni sopra le righe del renzismo (che si appaiano alla tracotanza di molti adepti “dal basso” del nuovo verbo, capaci solo di condividere le parole d’ordine del capo contro chiunque faccia sentire la propria critica),  a parte una certa difficoltà a mantenere nervi saldi e comunicazione efficace (Renzi ha potuto fregiarsi del titolo di “grande comunicatore” solo perché siamo in Italia e tendiamo ad accontentarci), si coglie il malcelato timore che lo scontro sociale possa inasprirsi e incattivirsi. La situazione è quella che è, la crisi morde duro, la minaccia di impoverimento individuale e collettivo fa paura. Per parafrasare lo slogan della Leopolda, “il futuro è solo l’inizio”, certo, ma nessuno, nemmeno Renzi, sa dire esattamente di che cosa: quando lo iato fra promesse mirabolanti e un’immiserita realtà precaria  è troppo profondo, la tentazione della rivolta si fa fortissima. Le chiacchiere, com’è noto, non sono commestibili. E allora è facile, per chi non riesca a giustificare altrimenti la propria posizione di potere, quando le promesse e le lusinghe non sono più sufficienti, ricorrere alla forza per soffocare ogni voce discordante.

Fosse anche la voce inerme di qualche professore  che non sopporta di essere preso in giro per l’ennesima volta.

 

 

 

Questione di numeri (e di metodo) – qualche dubbio sulla megaconsultazione renziana a proposito di scuola.

Gli studenti italiani sono in totale 7.881.632. I docenti 721.590. 50 milioni, più o meno, gli Italiani con diritto di voto.

Secondo la newsletter de “La Buona Scuola”, «oltre un milione di persone hanno già avuto accesso al sito, oltre centomila hanno partecipato online. Il mondo della scuola è già stato particolarmente attivo, in particolare attraverso gli oltre 1.200 dibattiti sul territorio promossi da docenti, dirigenti scolastici, studenti, genitori, personale della scuola, associazioni, cittadini». Visti i numeri  riportati ad inizio di post, centomila persone attive sul sito a partire dal 3 settembre fino ad oggi non mi sembrano granché (come il milione di accessi: io ho effettuato diversi accessi, per completare il questionario, ma sono una persona sola, per esempio). Per quanto riguarda i dibattiti, ovviamente andrebbe verificata la partecipazione caso per caso (un dibattito con dieci persone presenti è diverso da uno che può vantare qualche centinaio di spettatori): quindi non mi esprimo, ma i dubbi sono molti. Qualcuno dirà: è un inizio, la volontà di coinvolgere e discutere, un punto di svolta. Non sono poi così sicura che sia davvero così.

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