Link su Pierre Bourdieu. Qualcosa da leggere e rileggere

  • Delfini e Pierini. Da Bourdieu alla scuola di Barbiana – “Soltanto per un fenomeno di inerzia culturale – scrive Bourdieu nell’incipit del suo già citato saggio sulle diseguaglianze di fronte alla scuola – si può continuare a considerare la scuola un canale di mobilità sociale, secondo l’ideologia della ‘scuola liberatrice’, quando invece tutto tende a dimostrare che è uno dei più efficaci fattori di conservazione sociale, in quanto dà una veste di legittimità alle disuguaglianze sociali e ratifica il bagaglio culturale ereditario, il dono sociale considerato come dono naturale”.
  • Caffè Europa – Attualita’ : intervista a Pierre Bourdieu – “Allora, per esempio, perché la violenza pedagogica, con la quale abbiamo iniziato, è particolarmente perversa? La violenza pedagogica consiste nell’imporre dei saperi, delle conoscenze che si pensano universali; l’esempio più tipico è quello della matematica. Ma tutte le culture si pretendono universali. Ogni professore che insegna filosofia oppure letteratura in Francia, in Italia, negli Stati Uniti, ecc., ha l’impressione di dare l’occasione ai suoi ascoltatori di avere accesso all’universale. Di fatto, penso che questa violenza attraverso l’universale sia particolarmente perversa e che sia importante dire alla gente che questo preteso universale ha in realtà una genealogia, ha avuto una genesi, cosa che non gli toglie nulla della sua importanza: solo cosÏ possiamo guardare ad esso da una posizione libera. Persino la matematica non è caduta dal cielo, dentro la nostra coscienza: essa è il prodotto di una storia, il prodotto della storia di un universo particolare”.
  • Pierre Bourdieu e La Misère du monde – Infine, il petit malaise, che per Bourdieu diviene fondamentale. È il malaise di coloro che hanno paura di non farcela. Un malaise che determina «une fatigue de vivre» e che porta alla perdita di prospettiva, alla paura della catastrofe imminente, a una disperazione violenta e alla diffidenza verso gli Altri e il diverso. Si tratta dell’insoddisfazione determinata da una relazione fallimentare tra l’Io e la società in cui è impossibile ricostruire il senso della propria esistenza in accordo alle vicissitudini del mondo esterno. L’illusione biografica si spezza e ricomporre un equilibrio tra la dimensione soggettiva e quella collettiva diventa difficile. Per dirla con le parole dello stesso Bourdieu, si assiste alla corrosione dell’habitus[4]. Per il sociologo francese non è dunque la disoccupazione la causa profonda di questa miseria ma i piccoli sogni traditi: non la precarietà del giovane insegnante ma la sensazione dell’inutilità del proprio lavoro.
  • ::: LeMondeDiplomatique il manifesto ::: – “Possiamo attenderci che l’inaudito cumulo delle sofferenze prodotte da un regime politico ed economico del genere dia origine un giorno a un movimento capace di fermare la corsa verso l’abisso? Di fatto, ci troviamo davanti a uno straordinario paradosso: mentre ogni tentativo di frapporre ostacoli sulla via della realizzazione del nuovo ordine, quello dell’individuo solo ma libero, è tacciato oggi di rigidezza e arcaismo, e ogni intervento diretto e consapevole (almeno quando provenga dallo stato) è screditato in partenza e quindi respinto a vantaggio di un meccanismo puro e anonimo come il mercato (del quale si dimentica che è anche il luogo di esercizio degli interessi), in realtà è solo grazie alla permanenza, o alla sopravvivenza, delle istituzioni e degli agenti del vecchio ordine in via di smantellamento, di tutto il lavoro d’ogni categoria di operatori sociali, di tutte le solidarietà sociale, familiare o d’altro tipo che l’ordine sociale non precipita nel caos”. (Pierre Bourdieu)

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