Ritrovare la voce

Ritrovare la voce

paroleSi può raccontare davvero la propria storia in questo contenitore? Potrei inanellare una serie di belle frasi ad effetto per narrare come e perché sono diventata quello che sono. Sono sempre stata brava con le parole, sin da quando, ben prima di mettere piede in un’aula scolastica, ho imparato a leggere e a scrivere. E questo talento è stato il mio guaio.

“Ma come scrive bene, questa bimba”. Ma che grande dono, ma che frasi poetiche, ma che profondità di pensiero. Però nessuno leggeva davvero quello che andavo scribacchiando. Attorno a me un trionfo di lodi, di complimenti e di esclamazioni stupite. Ma nelle mie poesie infantili (credo di aver scritto le prime intorno ai sei anni) c’erano i segni di un malessere che nessuno coglieva: perché, forse, lo raccontavo troppo bene. Prevedibilmente, sono sempre stata la prima della classe e naturalmente destinata al liceo classico. Mia madre mi sognava scrittrice. Scrittrice e medico, per l’esattezza. E invece.

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L’altra vita di Floria. Operazione recupero #2

L’altra vita di Floria. Operazione recupero #2

cielo2Prosegue l’operazione recupero. Il post che segue fu pubblicato sul vecchio blog splinderiano nel dicembre del 2008.  Si tratta di una riflessione su quello che significa davvero la parola “condividere”. In Rete condividiamo link, foto, canzoni, video.  Ma spesso ci piace anche fissare uno stato d’animo, un sentimento, un emozione. È quello che feci in quel lontano dicembre. È quello che, talvolta, mi piace fare ancora oggi.  Non trovo più la foto che avevo pubblicato. Ne carico un’altra, scattata più di recente. E se allora stavo ascoltando Bruce Springsteen, ora, in sottofondo, ho i Pink Floyd, “Wish you were here”(va da sé che accanto a me c’era qualcuno che ora non c’è più, almeno non materialmente).  Insomma, sto condividendo, una volta in più, quel momento lontano e le parole con le quali tentai di cristallizzarlo in un post,  ma anche il ricordo che ne ho, e quello che provo, mentre ricordo. Quante cose, in un post soltanto.

Che cosa si condivide quando condividiamo. 

Questo è lo scorcio di Piombino che amo di più. Ho scattato la foto questa mattina, così, con il cellulare, presa da una sorta di ispirato entusiasmo, in sottofondo la musica di Bruce Springsteen. Quando sono uscita di casa, avevo un umore abbastanza cupo, ma poi, come si fa? Avessi avuto la sfortuna di abitare, che so, a Milano (non me ne vogliano gli amici milanesi), mi sarei tenuta il mio nervosismo e chissà, alle prese con il traffico, la confusione, la folla, mi sarei sentita pure peggio. E se ci fosse stata la nebbia? ah, meteoropatica come sono, meglio non pensarci. Ma io sto sul mare, signori miei, sono figlia e sorella di marinai, e quando vedo il mare, questo mare, anche se piove o tira vento, sento che il mio animo … respira.

Lo so che basta dare un’occhiata dall’altra parte della città e il paesaggio non è più così elegiaco. Ma chi se ne frega: io qui ci sono cresciuta, fra queste colline immaginavo le mie impossibili avventure infantili, mi arrampicavo fra le rocce intorno alla casamatta del Falcone, e quando cominciarono i miei risibili deliri poetici mi inventai come soprannome “la ragazza delle ginestre”, abbastanza disinteressata, come tutte le adolescenti, all’impressione di ridicolo che certe estasi paraletterarie potevano suggerire.

Ecco, stamattina mi sono chiesta se, visto che da un pezzo in qua “floria1405”, ovvero il mio alter ego digitale, si disperde allegramente nei tanti social network della Rete, quei luoghi virtuali dove la gente “condivide” (ma poi che cosa condividiamo davvero?), fosse possibile condividere, sia pure in differita, quel particolare momento, quell’immagine, quella musica, i ricordi che mi si affollavano in testa e anche il fatto che, grazie al cielo, il mio malumore si fosse dissolto e mi sentissi, magari per poco,  piena di umana comprensione e di grata serenità. Con un pensiero accorato rivolto a tutti coloro che, in quel medesimo istante, stavano litigando per il parcheggio in qualche soffocante  e sovraffollata città, senza nemmeno il mare a portata di mano..

Beh, almeno proviamoci.

 

L’altra vita di Floria. Operazione recupero. #1

Premessa. 

La Rete conserva ma, al tempo stesso, nasconde. Quando Splinder chiuse le trasmissioni, recuperai i miei post (otto anni di scrittura, mica noccioline) e, con qualche sforzo e patema tecnico, li trasferii su piattaforma wordpress.com. Se aprite la scheda “L’altra vita di Floria”, trovate l’archivio, un po’ disastrato, per intero. Solo che, di fatto, quel blog (che si chiama “Approssimazioni”, visto che il nome storico, “Contaminazioni”, è toccato a questo dove sto scrivendo) è invisibile, non aggiornato, congelato all’ultimo post scritto nell’ormai remoto 2011. Mi pare giusto dare il via ad un’operazione di recupero e riciclo dei contenuti ancora appetibili, visto che nell’operazione di blogging ho speso un bel pezzo di vita online.  Cominciamo da … (rullo di tamburi)

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